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Scuola, il preside di Genova: «I bambini inginocchiati? Ora vi spiego come è andata»

Il preside Renzo Ronconi dell’istituto Castelletto, finito nel mirino per la foto dei bambini che disegnavano sulla sedia il primo giorno di scuola. I banchi? «Sono in ritardo, ma oggi arrivano». La foto diffusa dall’insegnante? «Una leggerezza ma grave strumentalizzare»

16/09/2020
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Il Messaggero

VAlentina Santarpia

«Un’ingenuità, da parte dell’insegnante, far circolare quella foto: ma sbagliato e grave strumentalizzarla, strumentalizzando con essa soprattutto i bambini, in una giornata in cui avevamo riscontrato solo entusiasmo e nessuna criticità». Così scrive il preside Renzo Ronconi, dirigente dell’istituto Castelletto di Genova, da cui è partita ieri la foto «choc» dei bambini inginocchiati che disegnavano sulle sedie, pubblicata dal governatore Giovanni Toti e che ha scatenato migliaia di commenti feroci in rete.
Non è stata una giornata facile, ieri, preside?
«No, lo ammetto: ma sto ricevendo attestati di solidarietà da parte delle famiglie, il caso molto diverso da come è stato presentato».

La foto rappresentava un momento della lezione?
«È vero che questa foto rappresentava un momento di attività didattica, ma estrapolata dal suo contesto si presta ad interpretazioni. Effettivamente c’è stata una leggerezza che valuteremo e verificheremo».

Cosa stava succedendo quando è stata scattata?
«I bambini stavano disegnando, liberamente e con le modalità che erano consentire da una situazione difficile ma a cui gli insegnanti stavano facendo fronte. In una scuola di 900 alunni, mancano 400 banchi: li stiamo aspettando, mi hanno garantito che li consegneranno oggi pomeriggio. Abbiamo scelto di riaprire comunque la scuola nonostante una situazione difficile, anche per il personale ausiliario, con le minime condizioni di sicurezza. Lo abbiamo fatto per non lasciare i bambini a casa, ci sembrava un brutto segnale».

Quindi ci sono stati ritardi per la riapertura?
«Guardi, io sono un neo preside, appena assunto, fino all’anno scorso ero un insegnante di lettere: ma devo dire che ho trovato una scuola organizzata per tempo. Anche le forniture dei banchi erano state richieste in tempo utile, da parte di tutta la scuola c’è stato un grande impegno per garantire l’apertura e il servizio. Ma oggettivamente le aziende sono in ritardo per la consegna, perché si sono trovate con un carico eccezionale».

Perché i bambini non avevano niente su cui appoggiare i fogli?
«Se avessimo potuto utilizzare i vecchi banchi non avremmo ordinato i nuovi, semplicemente. L’aula era spoglia per presentarla sgombra e per consentire più velocemente il montaggio dei nuovi banchi».

Si possono tenere i bambini su una sedia per tante ore?
«No, certo che no. Ma abbiamo aperto con un orario ridotto: per i primi due giorni solo due ore. Ci siamo mantenuti prudenti per poter aprire in sicurezza, per due ore si potevano organizzare attività didattiche con un clima più ludico. I nostri non sono bambini sottoposti a barbarie, stavano disegnando in un clima di assoluta serenità e libertà. Mi fa un po’ male vedere che queste strumentalizzazioni guastano un bel momento, che è stato il primo giorno. Spero che a casa i genitori li abbiano protetti».

Chi ha diffuso la foto?
«Un insegnante, e l’ha mandata ai genitori, pensando di mostrare quello che stavano facendo in classe: su questa cosa dovrò effettuare opportuni approfondimenti, si tratta di un’azione discutibile. Non tutto quello che facciamo può essere condiviso e quello che gettiamo nella rete sfugge al nostro controllo: ma è un’azione ben più grave la strumentalizzazione».

Il governatore Toti, che ha postato la foto e denunciato il caso su Facebook, l'ha chiamata?
«No, non l’ ho sentito».

Crede che sia stata una ripartenza faticosa, quella di quest’anno?
«Sì, ma era una partenza necessaria, il Paese ne aveva bisogno, i ragazzi ne avevano bisogno. Si è scontrata con i problemi annosi della macchina burocratica della scuola, non imputabili né all’attuale ministro, né al predecessore, ma ad un problema strutturale, che da quando lavoro, quasi 20 anni, presenta queste criticità. Bisognerebbe pensare a riforme meno eclatanti, più oscure ma reali e concrete, per riorganizzare tutto l’apparato burocratico, in modo che il 1° settembre le scuole si possano dotare di tutto ciò che gli serve: nessuna squadra inizia il campionato giocando in otto».