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Sicurezza, mancano i permessi le scuole rischiano la chiusura

quasi tutte le scuole italiane, dal 1 gennaio, sono finite fuori norma, tranne quelle che, a prescindere dalle scadenze, hanno messo in sicurezza gli edifici

13/03/2018
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Il Messaggero

Scuole di ogni genere e grado off limits. Edifici irregolari da Aosta ad Agrigento. Tutti, o quasi. È il paradosso nel quale si trovano gli istituti del Paese, dagli asili nido alle elementari, fino alle medie e ai licei. Fuori norma per il mancato adeguamento dei locali alle normative antincendio, oltre che antisismiche. I termini, già scaduti nel dicembre del 2016, erano stati allungati ancora una volta con il decreto Milleproroghe ed erano slittati fino al dicembre del 2017: ancora un anno, sia per completare i lavori, sia per presentare tutte le certificazioni. Ma nel trambusto pre-elettorale la faccenda è stata dimenticata, con il risultato che quasi tutte le scuole italiane, dal 1 gennaio, sono finite fuori norma, tranne quelle che, a prescindere dalle scadenze, hanno messo in sicurezza gli edifici. Più del 50 per cento degli istituti è ancora fuorilegge. I sigilli della magistratura potrebbero arrivare anche oggi.
LE SANZIONIMentre i dirigenti scolastici e gli enti locali proprietari degli immobili (i Comuni per le scuole dell'infanzia, le primarie e le medie, e le ex Province per gli istituti superiori) rischiano sanzioni. La questione riguarda, ovviamente, anche le scuole private. Un decreto interministeriale (siglato tra Viminale e Miur), che contiene le linee guida per porre rimedio alla singolare situazione, sarebbe già pronto, ma non prevede sanzioni. E il ministero dell'Interno sta cercando una soluzione insieme all'Anci. Ma se non arriverà un'altra proroga ope legis i portoni delle scuole potrebbero anche rimanere chiusi. L'associazione nazionale dirigenti scolastici si era già rivolta al ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli, ma non è arrivata una risposta.
MILLEPROROGHELe regole erano state scritte nel 1992, ma erano sempre state coperte da proroghe. A maggio 2016, era arrivata la decisione di intervenire davvero con un decreto, anche perché il 60 per cento delle scuole italiane risultava non a norma. Così, era stato messo a punto il piano per «l'adeguamento alle norme di prevenzione e protezione dagli incendi» per i 42 mila edifici scolastici italiani. Si sarebbe dovuto chiudere tutto entro il 31 dicembre del 2016, ma non si è fatto in tempo. E il decreto legge Milleproroghe aveva sanato la situazione fino alla fine del 2017. Il rischio concreto era che, altrimenti, alcune scuole non potessero riaprire dopo le vacanze di Natale del 2016. Secondo la struttura di missione sull'edilizia scolastica presso la presidenza del Consiglio dei ministri, nell'aprile del 2016 il 54 per cento degli edifici era sprovvisto di Cpi, il Certificato prevenzione incendi.
L'ADEGUAMENTOIl piano, che ha l'obiettivo di «tutelare l'incolumità» di insegnanti e studenti, distingue le scuole in relazione alle presenze effettive, contemporanee e prevedibili tra alunni, personale docente e non docente. Si va da un tipo zero, che ospita fino a cento persone, a un tipo 5, che prevede più di 1.200 utenti. E fa anche una distinzione sull'anno di costruzione degli istituti. Contiene poi misure standard che riguardano la larghezza e la lunghezza delle vie d'uscita dei singoli piani: ce ne dovrebbero essere almeno due e collocate «in punti ragionevolmente contrapposti». Nel documento si legge anche che tutte le aule didattiche dovrebbero essere «servite da una porta ogni cinquanta persone presenti».
I governi Renzi e Gentiloni hanno destinato alla messa in sicurezza delle scuole circa 10 miliardi di euro, 5,2 già assegnati agli enti locali. Ma non è bastato. Solo considerando la città di Roma, si contano oltre mille le scuole non in regola. 
Valentina Errante