Testo CCNL Istruzione e Ricerca

Home » Rassegna stampa » Nazionale » «Sos clima, ora tocca ai politici»

«Sos clima, ora tocca ai politici»

Sciopero mondiale, un milione di studenti nelle piazze Milano, maturandi in corteo anche senza l’ok dei prof E Greta rilancia: a settembre una settimana di proteste

25/05/2019
Decrease text sizeIncrease text size
Corriere della sera

Sara Bettoni

«Ci dobbiamo rendere conto che è necessario salvare il mondo. E la politica se ne deve fare carico». È il ritornello del secondo sciopero globale contro il cambiamento climatico, dopo quello del 15 marzo. L’appuntamento di ieri ha richiamato — secondo gli organizzatori — un milione di persone in oltre 1.600 città del mondo. A Milano il movimento Fridays for future, nato lo scorso autunno sull’esempio dell’attivista 16enne Greta Thunberg, parla di trentamila presenze al corteo (erano centomila due mesi fa). In buona parte studenti, dalle elementari fino all’università. «Ne abbiamo parlato con la maestra — racconta Guglielmo, 11 anni e mezzo, nella folla con i compagni di classe e gli insegnanti —, dobbiamo sforzarci di non usare la plastica e di non far alzare la temperatura del pianeta».

Edoardo Re di anni ne ha 21, è iscritto a Scienze dell’educazione e si muove sempre in bici. «Assurdo usare l’auto per fare pochi metri, solo inquinamento». Perché di nuovo in piazza, dove era già sceso il 15 marzo? «La gente deve essere consapevole del problema, dobbiamo far capire gli effetti dei nostri comportamenti sull’ambiente». Accanto a lui Silvia Gazzola e Laura Zinovei sono più dirette: «C’è un pianeta da salvare». Non sempre le scuole accompagnano gli studenti a questa consapevolezza. «Ho la maturità, i prof mi hanno suggerito di non manifestare per non perdere tempo» ammette Asia Pollicoro. Mentre nella classe di Ecaterina Arama i docenti «hanno spostato l’interrogazione per permetterci di venire al corteo. È una questione importante».

Se alla prima «chiamata per il clima» l’obiettivo era evidenziare il problema, ora a Milano, Roma e in tante altre città si è passati alla fase due. «Ci focalizziamo sull’emergenza climatica — spiegano i portavoce di Fridays for future — ovvero sul bisogno di riconoscere esplicitamente la gravità della situazione e di intraprendere azioni concrete». A due giorni dalle elezioni europee, chiedono che la politica prenda posizione. Da Vancouver a Milano, Londra e l’intero Regno Unito, diverse istituzioni hanno già dichiarato l’emergenza climatica. Ora gli attivisti attendono i fatti.

In piazza si rimarca l’importanza anche dei piccoli gesti. «Sono mamma di tre figli, vegana, attenta agli sprechi in casa — spiega Giulia, 40 anni —. Non impongo nulla ai miei bambini, ma spero che maturino scelte sul mio esempio». Tra i meno giovani anche Vittorio Agnoletto, 61 anni, già europarlamentare e volto del movimento no global: «Nelle parole di questi ragazzi ritrovo ciò che dicevamo noi nel 2000». Lo sciopero ha mosso diecimila persone a Roma, al motto di «Non c’è più tempo», mentre a Firenze in tremila si sono seduti a terra nel viale vicino alla stazione Leopolda, interrompendo il traffico. «Se ci rubate il futuro noi blocchiamo la città» lo slogan. A Napoli, un gruppo ha fatto irruzione negli uffici Enel. In migliaia a scioperare in Europa, da Berlino a Lisbona e nel resto del mondo, fino all’Australia. È Greta Thunberg, in una lettera al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, ad annunciare il prossimo global strike il 20 settembre, inizio di «una settimana d’azione per il clima».