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Sui certificati post malattia giungla di regole nelle Regioni

Chi non chiede l’ok del medico, chi sì ma dopo 10 giorni Il caos per le convalescenze «non Covid» degli studenti

17/09/2020
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Corriere della sera

Paolo Foschi


Roma «Se i nostri figli si assentano per malattia, ma non per il coronavirus, cosa devono fare per rientrare in classe?»: è una delle domande ricorrenti nelle chat dei genitori all’inizio dell’anno scolastico segnato da disagi, paure e grande incertezza. E la risposta, che peraltro cambia da regione a regione, non sempre è chiara, in un quadro reso confuso dall’inestricabile intreccio e sovrapposizione di normative locali, decreti governativi di emergenza, linee guida e interpretazioni di addetti ai lavori e esperti. La situazione rischia così di sfociare nel caos quando arriveranno i primi malanni stagionali che secondo le statistiche colpiscono fra il 20 e il 40% della popolazione scolastica. Il problema infatti non sarà solo distinguere le normali influenze dal temuto virus, ma anche applicare le procedure in maniera non burocratica, con l’obiettivo di ridurre al minimo il rischio di contagi, ma senza paralizzare le attività didattiche inutilmente.

Come si rientrerà dunque a scuola dopo una malattia no Covid? Il vecchio certificato dopo 5 giorni di assenza, su cui sono cresciute intere generazioni a partire dal lontano 1967, era stato abolito negli ultimi anni in quasi metà delle Regioni, ma è stato poi reintrodotto per decreto in tutto il Paese durante la fase più critica dell’emergenza a marzo. Adesso si va avanti in ordine sparso, ma le indicazioni che arrivano dai centralini dedicati, dagli uffici scolastici e dalle segreterie degli istituti contattati dal Corriere sono vaghe. «Dovrebbe... forse... in teoria...». In Veneto, Liguria e Piemonte, secondo le linee guida diffuse, è sufficiente l’autocertificazione dei genitori, che però presuppone il via libera del pediatra. Se la scuola sospetta comunque sintomi Covid, in assenza di tampone i dirigenti scolastici potrebbero sentirsi in diritto di rifiutare la riammissione. Alcune Regioni invece accettano il rientro senza certificato e senza autodichiarazione, puntando su «quella fiducia reciproca alla base del patto di corresponsabilità fra comunità educante e famiglia»: è questa la regola — salvo repentini ripensamenti — in Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Umbria e Marche. Nelle altre regioni è ancora in vigore il vecchio certificato dopo i 5 giorni di assenza (nel Lazio era stato abolito ma è stato ripristinato a scopo precauzionale), in Sicilia l’obbligo scatta dal decimo giorno.

«Se uno studente si assenta e la scuola non sa il perché, potrebbe avere anche il virus ma se nessun medico lo ha visitato saremmo di fronte a una riammissione non ottimale. Allora bisognerebbe reintrodurre un obbligo di certificazione, almeno sopra i tre giorni di malattia» è la posizione di Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione presidi. Ma così si rischia il sovraffollamento degli studi dei medici di base quando invece andrebbe evitato l’afflusso di pazienti. Il governo, secondo quanto trapela, è tentato dall’idea di un intervento normativo per tutto il territorio nazionale, ma tutto è rimandato a dopo il week end elettorale.