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Elezioni per il rinnovo del Rettore all’Università della Calabria: le posizioni della FLC CGIL

Il documento politico-sindacale sull’Università che vogliamo.

04/03/2019
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Le posizioni della Federazione lavoratori della Conoscenza CGIL sulle elezioni per il rinnovo del Rettore all’Università della Calabria

Le prossime elezioni del Rettore rappresentano un momento significativo per la vita dell’Ateneo, un’occasione per rilanciare un dibattito democratico tra le diverse componenti e per riaffermare la presenza dei lavoratori e del sindacato nel governo della nostra Università. La Federazione della Conoscenza e la Confederazione intendono proporre le proprie valutazioni in maniera trasparente e in totale autonomia rispetto ad ogni logica di schieramento, nella convinzione che la tutela dei diritti di chi vive e opera nell’università vada coniugata con un ruolo attivo del sindacato nel dibattito sulle prospettive di sviluppo, sulla definizione della sua stessa fisionomia e della sua proposta culturale, nonché sulle scelte relative alla gestione delle risorse.

Difendere il carattere pubblico dell’Università

Le elezioni vengono a collocarsi in un momento in cui l’universalità dei diritti è fortemente in pericolo. Se fosse varata la riforma sull’autonomia regionale differenziata, richiesta delle regioni: Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, verrebbe meno il ruolo dello Stato come garante dell’unità nazionale e dei diritti fondamentali. La conseguente diversificazione territoriale dell’esigibilità di alcuni diritti fondamentali, compresi quelli relativi all’istruzione, comporterebbe inevitabilmente lo sviluppo di profonde diseguaglianze e divergenze sociali, in aggiunta a quelle già esistenti, in aperta violazione dei principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione, a partire da un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale.

Per quanto riguarda la distribuzione del personale, dal 2012 vige nell’università un meccanismo per cui è possibile che il turnover di un ateneo possa essere attribuito ad un altro ateneo in base ad un complicato algoritmo basato su parametri di bilancio, e ciò ha determinato, in un contesto di forte contrazione del personale delle università, un significativo spostamento di risorse (i cosiddetti punti organico) dagli atenei del centro-sud verso gli atenei del nord. Riprendendo una semplificazione basata sull’analisi della distribuzione di P.O. del solo 2018, si può affermare che l’effetto determinato è equivalente al trasferimento in un anno di 280 ricercatori dagli atenei del sud a quelli del nord. Una redistribuzione a vantaggio degli avvantaggiati, pur nel quadro di una forte diminuzione di personale nel suo complesso. In un contesto di investimenti decrescenti, questa ripartizione asimmetrica di risorse finanziarie e umane fra le sedi universitarie e le grandi circoscrizioni territoriali ha ovviamente aumentato gli squilibri nel sistema, così che intere aree geografiche del Paese, prevalentemente quelle del sud, hanno visto fortemente indebolire i propri insediamenti universitari e ridursi l’offerta formativa e le attività di ricerca.

Come intende il nuovo Rettore contrastare, anche all’interno della Conferenza dei Rettori, la logica della diversificazione, delle autonomie rafforzate e delle eccellenze, per garantire invece qualità della didattica, sviluppo della ricerca e diritto allo studio in tutte le sedi e le aree del Paese?

Partecipazione, trasparenza ed efficienza

Lo Statuto dell’Università della Calabria prevede una struttura di governo fortemente gerarchizzata: potenzia in maniera rilevante le prerogative del Rettore e svuota quelle del Senato Accademico cui, oltre all’adozione dei regolamenti (tranne quello di amministrazione contabilità), vengono affidati solo generici compiti di indirizzo in materia di didattica e di ricerca, senza nessun potere di controllo. Le funzioni di programmazione strategica vengono invece affidate al Consiglio di Amministrazione, non più elettivo, e che presenta rilevanti poteri anche in materia di organici e di selezione dei docenti.

Il Consiglio di Amministrazione, quale organo deliberativo-politico dell’Università, è il luogo in cui deve operare una reale attività di inclusione e trasparenza, dove le decisioni riguardanti scelte determinanti per il futuro di ciascuno, siano condivise da tutte le anime presenti nell’Ateneo. Il riconoscimento del ruolo e dell’importanza di ogni soggetto, che concorre con il proprio impegno alla crescita e allo sviluppo dell’Università, è presupposto imprescindibile per ogni credibile progetto di futuro.

La nostra idea è una gestione partecipata dell’Università che dia centralità agli studenti e pari dignità e rappresentatività a Docenti, Ricercatori, Personale Tecnico Amministrativo e di Biblioteca e Collaboratori Esperti Linguistici/Lettori.

E prima ancora della trasparenza (e come elemento precursore indispensabile di essa) riteniamo irrinunciabile che venga restituita dignità ad ogni lavoratore. Dignità del proprio ruolo e dell’attività ad esso collegata. Chiediamo che, nell’ambito delle elezioni del Rettore, non vi siano diversi “pesi” per diversi voti, diverse dignità per diversi lavori, diverso valore per le persone, ma che il principio del suffragio universale trovi spazio anche nel nostro Ateneo, come segno e carattere di civiltà e rispetto di ognuno.

Università e territorio

La nostra idea è quella di una Università viva e trasparente, fortemente legata al territorio in termini anche di valori umani e civili. L’apertura dell’Università al mondo esterno richiede relazioni governate in modo certo e trasparente. Ciò vuol dire definire regole efficaci per la gestione del conto terzi, dei consorzi, delle società partecipate, delle convenzioni, definire un ruolo per l’Università della Calabria nel sistema cittadino e regionale dell’innovazione, discutere il profilo dell’offerta didattica. È necessario che le risorse derivanti da queste relazioni siano reinvestite per la riqualificazione dei servizi, per sostenere la ricerca e valorizzare l’impegno di tutti i lavoratori che a vario titolo garantiscono il funzionamento dell’Ateneo.

La crescita di nuove fonti di finanziamento per gli Atenei richiedono anche una nuova responsabilità sociale dell’Università e una nuova capacità di interloquire con i bisogni e le strategie del territorio. Al tempo stesso, riteniamo necessario conservare l’autonomia dal quadro politico, economico, finanziario, avendo sempre come fine ultimo quello istituzionale.

L’impegno sul trasferimento tecnologico non può essere ristretto alla discussione e alla partecipazione dell’Ateneo: la ricerca scientifica anche nel nostro territorio dovrà potersi sviluppare in direzioni, contesti, ambiti scientifico-disciplinari che prescindano da ciò che, spesso subendo l’imposizione della politica e del mondo economico, l’Ateneo ha comunque l’obbligo di valutare.

La terza missione in generale - dal trasferimento tecnologico (tutela della proprietà intellettuale e creazione d’impresa) alla formazione continua, dalle consulenze ai poli museali, dalle attività artistico-culturali al public engagement, dalla ricerca applicata ai sistemi bibliotecari, dall’orientamento/placement alla gestione dell’incubatore, dalle attività sportive a quelle per la salute pubblica e l’ambiente -  è ormai la sfida che l’Università deve affrontare in modo innovativo, accanto ai tradizionali ambiti della didattica e della ricerca, per dialogare, confrontarsi e collaborare con il tessuto sociale, civile, culturale e imprenditoriale del territorio. La sfida per l’Ateneo è favorire la crescita, l’innovazione e lo sviluppo del territorio.

Risulta, quindi, ineludibile la messa in atto di una efficace strategia di trasferimento tecnologico volta a favorire la valorizzazione e la protezione dei risultati della ricerca in ogni settore della conoscenza e la nascita di start up, spin-off universitari e non. In questo contesto, va incentivata l’attenzione all’ambito europeo sia per progetti di ricerca sia per i servizi che coinvolgono gli enti territoriali e le imprese e, soprattutto, va resa più efficace la modalità di interazione con la comunità.

Crediamo che questa sfida sia alla portata dell’Università della Calabria se sceglierà di esercitare, senza infingimenti, una discontinuità nell’indirizzo politico e gestionale che ha caratterizzato la sua storia recente.

Università aperta e di tutti

Anche in riferimento all’offerta didattica e all’accesso degli studenti si giocano due ipotesi di futuro per l’Ateneo. La Federazione della Conoscenza sceglie l’obiettivo di un’ulteriore crescita del nostro Ateneo sia in termini di offerta formativa che di espansione dell’utenza studentesca. La CGIL si esprime con convinzione contro il ricorso all’aumento delle tasse quale unico strumento per sopperire alle sempre più scarse risorse trasferite dallo stato. I morsi della crisi impongono di puntare sull’alta formazione e sulla ricerca, indispensabile lievito per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese. Perché le università sono preziosi presidi di civiltà e cultura su tutto il territorio.

Personale

Occorre definire linee strategiche e politiche di sviluppo per il personale trasparenti e codificate in coerenza con gli obiettivi di sviluppo dell’Università e di lungo periodo. La formazione deve diventare una scelta strategica per una riqualificazione professionale che riguarda un nuovo approccio socioculturale nell’ambito di una organizzazione che individua chiaramente obiettivi e traguardi. Deve essere altresì strumento per un arricchimento professionale al fine di perseguire iter professionali programmati, anche attraverso pianificati percorsi di mobilità interna. La valutazione deve rappresentare al tempo stesso un diritto del valutato ed un dovere del valutatore. L’Università della Calabria deve mettere al centro la persona con la sua dignità, le sue attitudini, le sue abilità, le sue aspirazioni. Tutte le azioni da intraprendere devono avere l’obiettivo comune di valorizzare le persone che vivono e operano al suo interno, a tutti i livelli.

In particolare, si rende necessario attuare linee strategiche in grado di garantire il sereno svolgimento di tutte le attività da parte del Personale, valorizzandone competenze e qualità. Il primo passo necessario è quello di individuare e descrivere chiaramente i processi della organizzazione universitaria, con l’obiettivo di identificare al meglio i compiti e le attribuzioni di tutti, le responsabilità. Si rende necessari una mappatura delle esigenze degli uffici e delle professionalità. Accanto alle problematiche connesse al riconoscimento ed all’accrescimento delle competenze, è necessario dare la giusta attenzione anche alle aspettative del personale relativamente al salario accessorio. Il potere d’acquisto dei salari è sceso notevolmente per la crisi economica e finanziaria più brutta degli ultimi cento anni, e solo nel duemila diciotto, dopo nove anni, è stato rinnovato il Contratto Collettivo Nazionale con un parziale recupero dell’inflazione del decennio scorso. Molte Università hanno messo in atto forme di welfare integrativo (Ticket Restaurant, etc.).

L’Università della Calabria risulta posizionata bene nelle classifiche delle Università italiane, soprattutto per la qualità dei servizi erogati, e ottiene il massimo del punteggio soprattutto grazie all’apporto del Personale Tecnico Amministrativo e di Biblioteca.

Relazioni sindacali

In questi anni, nell’Ateneo, un ruolo complessivo del sindacato non è stato riconosciuto dall’Amministrazione che, anzi, ha consapevolmente teso a marginalizzarlo, riconoscendolo come controparte esclusivamente per l’applicazione delle norme contrattuali. Le forze sociali non sono più chiamate a quel confronto su obiettivi strategici che è invece aspetto fondamentale in corrette relazioni sindacali e nella gestione democratica e trasparente di un’istituzione pubblica.

Si chiede un impegno chiaro a chi assumerà la carica di Rettore. Troppo spesso, le materie oggetto di diritto di informazione sono state dilazionate nel tempo e non di rado del tutto evase. Ma soprattutto è mancato quel confronto preventivo sulle grandi scelte e il coinvolgimento di tutte le parti nella costruzione e nel perseguimento di obiettivi comuni. In un contesto normativo diventato sempre più confuso e a volte contraddittorio, l’attuale Governance ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, causando una forte penalizzazione del Personale.

Chi sostiene che la logica della competizione, secondo cui la maggiore competizione nel mercato del lavoro ridurrebbe le disuguaglianze, le ha, invece, rafforzate. È probabile che chi, come Abravanel, sostiene quella tesi, pensi soltanto alle distanze tra i lavoratori “protetti” e gli altri. La concorrenza, per quanto di per sé desiderabile, non costituisce necessariamente una misura idonea a ridurre le disuguaglianze. Al contrario, essa potrebbe aggravarle.

Il Personale Tecnico Amministrativo e di Biblioteca e Collaboratori Esperti Linguistici/Lettori è stato emarginato da questo confronto e penalizzato nella ripartizione delle risorse. Chi lavora nella nostra università non è solo garanzia del suo funzionamento ma rappresenta un patrimonio di competenze, memoria, capacità di rappresentare interessi collettivi, necessario per un governo moderno di un sistema complesso.

Chi ricoprirà il ruolo di Rettore si impegni in prima persona anche nel confronto sindacale, come avviene negli altri Atenei.

Sicurezza e RLS

L’Ateneo è spesso vittima di atti vandalici e intimidatori negli ultimi tempi. Quali soluzioni adatte a contrastare questi fenomeni, senza aggiungere ulteriore tensione e ristabilendo un clima di distensione e di reciproca fiducia propone il candidato a Rettore?

L’Università, in quanto luogo plurale, aperto e condiviso tra una molteplicità di soggetti differenti e portatori di bisogni e punti di vista diversi, è inevitabilmente interessata da fenomeni di conflitti e un approccio muscolare non può rappresentare una soluzione positiva del problema. La mafia, o meglio le mafie, non si sconfiggono solo con le indagini e la repressione delle forze dello Stato, ma anche con la conoscenza e l’impegno civile, avvicinando i giovani ai grandi temi della politica, del diritto e della società. Anche ridare vita al counseling psicologico, per ascoltare il disagio e contrastare l’abbandono e la disgregazione, può essere una via. La video sorveglianza come misura complementare volta a migliorare la sicurezza interna agli edifici e presenza di studenti che devono fare del campus luogo di cultura inclusivo e di confronto.

E’ necessario redigere un DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) per tutte le sedi dell’Ateneo e, nel caso questo documento fosse già esistente, valutare l’eventualità di un suo aggiornamento.

In molte parti dell’Ateneo non è ancora presente una Cultura della Sicurezza: per questo è necessario far rispettare l’obbligatorietà della formazione sulla sicurezza, sia quella di base che quella legata a rischi specifici legati alle attività quotidianamente svolte nel nostro posto di lavoro

Offerta didattica

L’attività di formazione è il centro dell’Università. La finalità istituzionale dell’Ateneo deve essere garantita attraverso un costante miglioramento ed implementazione dell’offerta, in linea con le esigenze degli studenti e del territorio, garantendo una didattica qualificata e servizi di supporto adeguati.

Si tratta di porre realmente al centro del progetto culturale lo studente verso cui vanno progettati ed erogati i servizi potenziando la qualità della didattica e dei servizi, passando anche attraverso una maggiore diversificazione sia dell’offerta formativa, sia delle metodologie didattiche, in un contesto di crescente diffusività delle tecnologie info-telematiche.  Migliorando l’offerta formativa, i percorsi d’orientamento e di tutoraggio; informatizzando adeguatamente i servizi e implementandone l’offerta; recuperando la dispersione e assicurando il diritto allo studio; favorendo l’accoglienza e garantendo risorse finanziarie e umane qualificate; attraendo nuove iscrizioni guardando all’internazionalizzazione e alla formazione permanente degli adulti e ai processi di riconoscimento

Centro residenziale e diritto allo studio

L’Università della Calabria doveva essere unica in Italia, diversa dalle altre, in quanto laboratorio di sperimentazione didattica, scientifica, sociale, culturale e civile, aperto a Studenti, Docenti e Personale Tecnico Amministrativo e di Biblioteca, Collaboratori Esperti Linguistici/Lettori. Luogo di attrazione e presenze a carattere regionale, nazionale ed internazionale, collegato e integrato con le vicine città di Rende e di Cosenza, ma lo spirito di modernità ed innovazione presente nel primo statuto, nel tempo, è andato in parte scemando. I tagli alla conoscenza e l’iniqua distribuzione dei fondi statali alle Regioni, la ripartizione dei fondi paradossalmente basata sulla ricchezza delle stesse, ma, soprattutto, politiche sbagliate hanno di fatto portato a una normalizzazione dell’Ateneo.

Pertanto riteniamo che vi sia la necessità di attivare strumenti per il sostegno degli studenti attraverso l’incremento delle borse di studio per potenziali iscritti capaci e non abbastanza  benestanti per affrontare la retta universitaria.

C’è bisogno di potenziare la quota degli alloggi  per studenti non residenti che potrebbero così affrontare meglio il costo della vita.

Le attività sociali, da un sessennio, ruotano solo ed esclusivamente intorno al TAU. Sono stati completamente abbandonati altri luoghi: l’aula Caldora, l’anfiteatro del Centro Residenziale, l’anfiteatro del Polifunzionale, e tutte le zone nelle immediate vicinanze degli alloggi.

Occorre potenziare le infrastrutture per ricreare una socialità all’interno del campus, che appare sempre più marginale nelle attuali politiche. Molti studenti abbandonano, altri non si iscrivono, altri emigrano. Esportiamo ormai intelligenze.

La posizione sull’ANVUR

La posizione da assumere in seno alla CRUI rispetto alle complesse relazioni con l’ANVUR e sulle modalità della VQR, o sull’accreditamento dei dottorati e non ultima la valutazione della didattica legata alle procedure AVA 2.0 che sono ormai sotto il giogo dell’ANVUR esautorando completamente il CUN che è invece un organo di rappresentanza che rende conto di tutte le componenti degli atenei.

Quale ruolo debba giocare il nostro Ateneo in questa partita è un significativo tassello del progetto di governante e di sviluppo del sistema universitario. Riteniamo che la posizione da assumere su questo punto sarà un segnale forte del posizionamento che il l nostro Ateneo vorrà evidenziare in merito alla politica universitaria del Paese.

Comitato degli iscritti FLC CGIL UNICAL
Segretario generale FLC CGIL Calabria
Segretario generale CGIL Calabria
Segretario Generale CGIL Camera del Lavoro Cosenza