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FLC CGIL e CGIL Campania sui rapporti tra Regione e Facoltà di Medicina

E’ necessaria maggiore trasparenza nei rapporti tra istituzioni a garanzia della qualità della ricerca.

06/07/2012
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A cura della FLC CGIL e CGIL Campania

Il recente dibattito di stampa scaturito dall’assegnazione da parte della Regione, ad un gruppo di ricerca della Facoltà di Medicina dell’Ateneo Federico II, di risorse per la realizzazione di un progetto finanziato dal ministero della Sanità e  relativo alla prevenzione dell’obesità in soggetti diabetici, ha evidenziato alcuni nodi cruciali del rapporto tra Regione ed Università.

La CGIL regionale della Campania e la FLC CGIL Campania valutano positivamente l’esistenza di una pluralità di canali di finanziamento in materia di ricerca ed in particolare di ricerca sanitaria; e ciò a maggior ragione in una stagione caratterizzata in generale da  tagli di finanziamento e da ristrettezze che creano enormi difficoltà a tutti gli apparati pubblici di ricerca e formazione ed alle strutture sanitarie. Ma, nello stesso tempo, si ritiene che l’impiego di queste risorse non debba dare origine a sprechi, a duplicazioni di interventi, ad erogazioni clientelari ed all’accentuazione della confusione nei ruoli e nelle responsabilità dei due soggetti istituzionali che hanno l’onere della strategia d’indirizzo e di programmazione del Policlinico Universitario, la Regione e l’Università.

E’ necessario a tal fine che  i rapporti tra tali soggetti si sviluppino all’interno di un quadro armonico e programmato di regole ed obiettivi condivisi, di meccanismi trasparenti   e di valutazioni rigorose sia della qualità dei progetti e della competenza delle strutture finanziate che   dei risultati conseguiti attraverso l’impiego di risorse pubbliche. I principi generali della collaborazione tra Regione ed Università sono stati identificati dal recente protocollo d’intesa. In particolare deve toccare alla Regione definire la programmazione sanitaria regionale, mentre tocca all’Università individuare al proprio interno le competenze in grado di coprire i diversi possibili ambiti di attività con cui essa stessa contribuisce all’attuazione di tale programmazione; infine, non può che essere della Regione la responsabilità in materia di monitoraggio e valutazione. L’individuazione da parte della Regione di soggetti attuatori di eventuali attività esterne a tale quadro, dovrà avere carattere di eccezionalità e,  comunque, essere coerente ad esso e prevedere procedure di evidenza pubblica.

Solo l’affermazione di una tale logica può rompere l’attuale circolo vizioso del mutuo sostegno tra Regione ed Università fondato sul mantenimento delle rispettive autoreferenzialità. Occorre a tal fine che la Regione non si rapporti al mondo delle competenze esercitando una discrezionalità arbitraria e poco trasparente, tesa a “conquistare”  aree di influenza. Nello stesso tempo l’Università non può pensare di fornire il suo contributo alla sanità regionale  privilegiando esclusivamente i propri equilibri accademici e tendendo a sottrarsi sostanzialmente agli indispensabili processi di valutazione dell’efficienza e dell’efficacia delle attività svolte.

In questo contesto sarebbe auspicabile che la Giunta Regionale procedesse rapidamente a espletare un censimento delle strutture universitarie e degli altri enti di ricerca campani che hanno ricevuto finanziamenti da parte della Regione negli ultimi tre anni,  rendendo pubblico un elenco delle strutture  coinvolte, i corrispondenti finanziamenti erogati nonché i progetti di ricerca e/o assistenza finanziati.

A valle della recente sottoscrizione dei protocolli d’intesa per la gestione dei Policlinici universitari e dell’insediamento dei nuovi Direttori Generali sono fondamentali i primi atti di attuazione di tali protocolli ed in particolare la definizione degli atti aziendali e la conseguente istituzione dei Dipartimenti assistenziali integrati (DAI), istituzione che va ad intrecciarsi con il processo di riforma statutaria degli Atenei e con la costituzione dei nuovi dipartimenti universitari. E’ auspicabile un fruttuoso raccordo tra i due processi e conseguentemente una reale interazione tra  Regione ed Università.