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La metà delle scuole dell’Emilia Romagna sono senza un governo stabile

La denuncia della FLC CGIL Emilia Romagna: “Basta annunci, si passi alle soluzioni concrete. L’autonomia differenziata non è una risposta, alimenta divisioni e diseguaglianze nel Paese”.

05/07/2019
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A cura della FLC CGIL Emilia Romagna

Siamo alle porte di un nuovo anno scolastico e i problemi della scuola in Emilia Romagna sono sempre gli stessi che ormai, da molto tempo, denunciamo: insufficienza degli organici -mai recuperata negli anni- in rapporto al progressivo e costante aumento degli studenti, scuole senza personale stabile per l’inadeguatezza dei meccanismi di reclutamento del personale, scuole senza Dirigente Scolastico e Direttore dei servizi generali amministrativi, carenza di docenti specializzati sul sostegno anche a fronte di un aumento delle certificazioni, classi con elevato numero di alunni soprattutto alle superiori… e via di questo passo.

Se non arriveranno risposte adeguate dal MIUR, le scuole dell’Emilia Romagna rischieranno il collasso. E’ notizia di queste ore che il TAR ha annullato il concorso per Dirigenti Scolastici in corso, i cui esiti avrebbero consentito la copertura di molte scuole della regione. Siamo molto preoccupati di questa sentenza e restiamo in attesa degli esiti del Consiglio di Stato, al quale il Ministero si è appellato.

Alcuni dati: le scuole in Emilia Romagna sono 523 e ben 214 di queste, cioè il 41%, non hanno il Dirigente Scolastico titolare.
Queste scuole sono a “reggenza”, vale a dire che sono affidate dall’Amministrazione ad un Dirigente Scolastico, che, oltre a seguire la propria scuola, deve dirigere una o più scuole.
Questa situazione, che ha assunto i contorni della normalità, sta causando un enorme aggravio di lavoro e di responsabilità, oltre che una inevitabile difficoltà di funzionamento delle scuole interessate.
A questa realtà si aggiunge il fatto che mancano all’appello 258 Direttori dei Servizi Generali Amministrativi, altra figura apicale della scuola, pari al 49,5% delle scuole della regione.
Nel corso degli anni questo personale, in assenza di concorso e di interventi puntuali dell’amministrazione scolastica, è stato sostituito da personale amministrativo facente funzione che ad oggi ancora non trova una adeguata soluzione e stabilità.
Anche le procedure concorsuali riferite ai docenti, vanno rapidamente concluse per permettere la stabilizzazione e la continuità didattica a partire dal 1° settembre prossimo.

In una parola, la metà delle scuole dell’Emilia Romagna sono senza un governo stabile e le scelte messe in atto dal MIUR, seppure vanno nella direzione giusta, sono insufficienti a coprire le carenze croniche, quando non adeguate ad affrontare le complessità ordinarie e straordinarie a cui la scuola è sottoposta, come, per esempio, quelle relative alla carenza degli organici e del personale, alle graduatorie e alle modalità di utilizzo inadeguate a rispondere alle esigenze di funzionamento della didattica a garanzia del diritto allo studio degli studenti.

L’accordo del 24 aprile scorso, tra le OOSS, il premier Conte e il Ministro Bussetti, per la parte che riguarda la stabilità del personale precario, deve essere esigibile in tempi rapidi: tuttavia, i posti messi a disposizione dal MIUR sono insufficienti a coprire i posti vacanti.
Il rischio, come lo scorso anno, di coprire quei posti con migliaia di supplenti è molto concreto.

Serve passare dalle parole ai fatti o sarà la realtà a travolgere il sistema scolastico!

Le politiche di reclutamento inefficaci scontano colpevoli ritardi che si ripercuotono nella gestione della fase di emergenza nella quale ci troviamo e mai come quest’anno l’avvio dell’anno scolastico si prefigura caotico e complesso a causa anche dei molti pensionamenti ordinari o relativi alla quota 100. Per questo servono misure straordinarie e tempi certi di risoluzione dei problemi. Sollecitiamo gli attori istituzionali a prendere posizione per sostenere la scuola pubblica e garantire un avvio regolare dell’anno scolastico all’insegna del rispetto del diritto allo studio degli studenti e della dignità del personale scolastico, troppo spesso calpestata.

La risposta, sia chiaro, non è l’autonomia differenziata; al contrario, con questo percorso, si alimentano divisioni e diseguglianze nel Paese, senza affrontare i problemi veri della scuola a causa delle continue incertezze legate al taglio delle risorse, alla mancanza di investimenti e ad una adeguata programmazione e valorizzazione del personale.

La scuola ha bisogno di certezze, di stabilità, di continuità didattica, di risorse professionali adeguate e non può essere oggetto di scorribande politiche della politica di turno o di quartiere.