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In Molise inizia un nuovo anno tra i rischi dell’autonomia differenziata e l’incognita dimensionamento

Un sistema regionalizzato dell’istruzione non solo accentuerebbe diseguaglianze tra le varie zone del Paese, ma rischia di metterne in crisi l’unità culturale e l’identità storico-politica.

08/01/2019
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A cura della FLC CGIL del Molise

Dopo la pausa determinata delle festività natalizie, circa 38 mila studenti molisani tornano oggi sui banchi di scuola. Gennaio però, è anche il mese delle scelte: con l’avvio delle iscrizioni, molti studenti molisani e le loro famiglie dovranno scegliere in quale scuola iniziare o proseguire il percorso formativo.

Ricordiamo che le domande di iscrizione per l’anno scolastico 2019/2020, per tutte le classi iniziali della scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado statali si presentano on line dalle ore 8.00 del 7 gennaio, alle ore 20.00 del 31 gennaio 2019. Le iscrizioni on line riguardano anche i corsi di istruzione e formazione dei Centri di Formazione professionale regionali, mentre per le scuole dell’infanzia la procedura è cartacea.

L’iscrizione ad una scuola è un momento importante che dovrebbe essere effettuata in maniera ponderata, in scuole accoglienti ed in sicurezza, con organici docenti ed ATA adeguati a garantire un’offerta formativa di qualità. Purtroppo, come più volte abbiamo ripetuto, tale diritto è stato indebolito dagli interventi pesantissimi degli ultimi 10 anni, dal riordino della Gelmini alla cosiddetta “Buona Scuola”. E il futuro non sembra roseo, anche per effetto di una legge di bilancio sbagliata, miope e recessiva, che invece di mettere al centro la conoscenza con gli investimenti promessi, continua a penalizzare i nostri settori.

L’intero sistema educativo nazionale, inoltre, a breve potrebbe affrontare una delle più insidiose sfide degli ultimi decenni che ne possono mettere in discussione l’architettura generale e il suo essere strumento insostituibile di riscatto sociale e di integrazione delle ragazze e dei ragazzi di questo Paese. Parliamo dell’autonomia differenziata, legata innanzitutto alla gestione del gettito fiscale prodotto da ciascun territorio e quindi figlia di una visione egoista e autoreferenziale della crisi che ha investito in questi anni l’Italia, rischia di abbattersi come un autentico terremoto sull’intero sistema di istruzione in generale e su quello molisano in particolare.

Un sistema regionalizzato dell’istruzione non solo accentuerebbe diseguaglianze tra le varie zone del Paese, ma rischia di metterne in crisi l’unità culturale e l’identità storico-politica. Sarebbe pertanto opportuno che la Regione Molise, le Istituzioni e i nostri rappresentanti parlamentari manifestassero in tutti i modi la propria contrarietà a tale scellerato progetto.

Ma a quale scuola si stanno iscrivendo gli studenti molisani?

Ricordiamo che la Giunta regionale nella seduta del 26 novembre 2018 ha approvato le proposte di dimensionamento della rete scolastica così come sono arrivate dalle due Province. La FLC CGIL ha espresso, in un dettagliato documento, numerose critiche su tale piano: tutta l’operazione sembra infatti una mera riorganizzazione numerica, che si riduce ad un atto amministrativo fatto senza una visione d’insieme, che mira ad accontentare qualche sindaco poco lungimirante e salvare qualche dirigenza scolastica.

La Giunta ha quindi trasmesso gli atti al Consiglio regionale per l’approvazione, che ad oggi non è ancora avvenuta. Appare evidente come decisioni che intervengano dopo l’inizio delle iscrizioni rischiano di portare molteplici problemi ed inficiare le scelte già effettuate dagli studenti e dalle loro famiglie.

Le modifiche apportate con il dimensionamento, inoltre, influiscono sull’attribuzione dei codici meccanografici, sugli organici delle scuole, sulle operazioni di mobilità e trasferimento del personale: interventi tardivi, pertanto, potrebbero generare confusione e contenziosi.

Avevamo richiesto, insieme alle altre OO.SS Confederali, di essere auditi dal Consiglio e dalla Giunta Regionale, per manifestare le nostre osservazioni e le criticità di tale piano. Ancora una volta la richiesta è rimasta inascoltata. Si è considerato pertanto inutile il confronto con le parti sociali, che rappresentano migliaia di lavoratori, ritenendo che il mondo della scuola abbia adeguato ascolto viste le continue interlocuzioni tra la Regione e l’Ufficio Scolastico Regionale (come dichiarato recentemente dal Presidente della Regione alla stampa).

Limitarsi a discutere con le articolazioni periferiche del MIUR, non può bastare, non è possibile affrontare le problematiche del mondo dell’istruzione regionale in questo modo.

Si tratta di tematiche complesse, che devono essere affrontate in un’ottica ampia, che partendo dall’offerta formativa territoriale da garantire agli studenti, deve porre attenzione al diritto allo studio, alla rete dei trasporti e all’edilizia scolastica. Sarebbe pertanto necessario un coinvolgimento delle parti sociali che non escluda nessuno, in primis i rappresentanti di quanti nei luoghi della conoscenza vivono, studiano e lavorano ogni giorno.

Continuare a procedere diversamente sarebbe sintomatico di una precisa volontà di “disintermediare”, accentrare le decisioni e procedere dando ascolto di volta in volta ad interessi di parte. Si tratterebbe di una scelta poco lungimirante, che non ha portato fortuna a quanti in passato l’hanno percorsa, e che contrasteremo in ogni modo.