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Torino, documento dei sindacati sul DL 112/08

Comunicato unitario della FLC Cgil, CISL Università e UIL PA-UR di Torino sulle misure relative all'università contenute nella manovra economica del Governo

25/07/2008
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Le iniziative di mobilitazione negli atenei

Pubblichiamo di seguito il documento unitario della FLC Cgil, CISL Università e UIL PA-UR di Torino sui provvedimenti riguardanti l'università contenuti nel Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008 in corso di approvazione al Senato.

Nei giorni scorsi anche il Senato Accademico dell'Università di Torino è intervenuto sulle misure relative all'università contenute nella manovra economica del Governo, esprimendo in un documento "profonda preoccupazione per un insieme di provvedimenti, la cui applicazione senza modifiche creerebbe gravi difficoltà all'intero sistema universitario italiano".

Roma, 25 luglio 2008
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FLC Cgil - CISL Università - UIL PA-UR
Il DL 112. Un decreto da respingere

La scelta del Governo di promuovere con il decreto legge 112 la trasformazione delle Università da ente pubblico a ente di diritto privato apre la strada ad una privatizzazione del sistema universitario, bloccando ogni prospettiva di seria e rigorosa riforma.

Il provvedimento contenuto nel decreto legge 112 è il risultato di una scelta autoritaria che ha sollevato critiche e preoccupazione non solo da parte dell'ateneo torinese e di numerose sue facoltà, ma anche da parte della CRUI, del CUN e di atenei altre città italiane.

Le conseguenze di questo provvedimento hanno ricadute specifiche sulla condizione di lavoro, sulla qualità dell'offerta formativa e sul sistema universitario pubblico.

1. Il sistema dei concorsi viene bloccato per due anni, a seguito del quale viene definito nella percentuale del 20% il limite di turn over, per gli anni 2009-2011, e riguardante il personale docente e quello tecnico amministrativo. Questo provvedimento minaccia fortemente le possibilità per i precari della ricerca di vedere riconosciuti diritti contrattuali fondamentali.

2.Registra una forte diminuzione delle retribuzioni (tecnici amministrativi, ricercatori, docenti), ulteriormente aggravate per il personale tecnico amministrativo dalla limitazione dei fondi del salario accessorio.

3.Tagli consistenti al finanziamento pubblico dell'Università; il taglio dei finanziamenti ha ripercussioni sulla possibilità per gli atenei di mantenere uno standard di qualità comparabile con quelli che ritroviamo negli atenei europei. Inoltre, qualora si dovesse verificare il passaggio dell'università a fondazione verrebbero a mutare i vincoli riguardanti l'esercizio del diritto allo studio, con un aumento delle tasse universitarie (infatti le fondazioni private non devono rispettare il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento Ordinario dell'Università).

4.Viene previsto nel prossimo triennio un taglio di 500 milioni di euro dal fondo di finanziamento ordinario; un taglio che mette in seria crisi il mantenimento degli attuali standard di ricerca e didattica, considerato che questo va ad aggravare una situazione già compromessa dal taglio del 40% sui progetti di ricerca di interesse nazionale.

5. Impedisce non solo un ricambio generazionale nell'Università ma determina un rallentamento di ipotesi di riforma che vadano nella direzione di una valorizzazione delle professionalità e di una crescente qualità scientifica e didattica.

Come sta già avvenendo in altri atenei, è opportuno aprire una discussione che coinvolga il personale tecnico-amministrativo e docente in modo da sollecitare l'attenzione intorno ad un provvedimento che rischia di indebolire il sistema universitario e con esso le possibilità di sviluppo del territorio e del suo sistema economico. È necessario che questa discussione solleciti una presa di posizione delle istituzioni locali e che trovi eco nella opinione pubblica.

La riforma dell'Università deve avvenire attraverso il concorso di quanti operano in essa, a partire dalle professionalità che esprimono.

Per questa ragione nel mese di settembre saranno promosse iniziative e discussioni nelle quali le organizzazioni sindacali chiederanno ai lavoratori una disponibilità alla mobilitazione, per arrestare una deriva che ridisegna il sistema universitario secondo una prospettiva che minaccia i diritti dei lavoratori delle università e limita le possibilità di sviluppo della conoscenza e della ricerca.