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Ai lavoratori dell’Istituto musicale Giulio Briccialdi di Terni non erogate tre mensilità e metà della tredicesima

Denuncia e appello della RSU dopo le informazioni ricevute dal Presidente Letizia Pellegrini.

10/02/2019
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"Ad oggi - scrive la RSU - tre mensilità e metà della tredicesima mancano a ciascuno dei lavoratori del Briccialdi, un “disallineamento” che crea difficoltà non più procrastinabili e che sembra inutile specificare. A fronte di questa gravissima situazione nessuna garanzia viene offerta.

Lo stato in cui versa l’iter della legge di statizzazione (ancora bloccati alcuni dei fondi del 2018 ma è notizia di ieri che finalmente il Ministro Tria ha firmato due decreti che stanziano le risorse e stabiliscono i criteri per la statizzazione delle Accademie di belle arti non statali e degli Istituti superiori di studi musicali non statali) crea conseguenze gravissime, che rischiano di avere conseguenze altrettanto gravi sulla stabilità del corpo docente, sulla didattica, sulla qualità che da sempre ha caratterizzato le attività del Briccialdi."

L’appello

È rivolto a tutte "le istituzioni, il MIUR ma anche quelle locali, che maggiormente risentono, oltretutto, dei benefici dell’attività del Briccialdi. Nessun ritardo può essere, in una situazione del genere, tollerato. Chiediamo la massima celerità nell’erogazione di trasferimenti già accordati, di quelli, pur in “dodicesimi” del Comune di Terni (e oggi in ritardo) e del contributo deliberato per il 2019 dalla Regione dell’Umbria. Il Briccialdi si rispetta rispettandone in primis i suoi lavoratori. Sollecitiamo atti di responsabilità istituzionale, che sono, peraltro, necessari, ora più che mai, ad accompagnare l’Istituto in quell’iter di statizzazione che appare tutt’altro che semplice e immediato, pur protetto da una legge e da uno stanziamento del MEF."

"Nei prossimi giorni - conclude la RSU - in assenza di risposte e di atti utili a modificare una siffatta situazione, valuteremo le azioni di mobilitazione necessarie, azioni che finora abbiamo evitato nel rispetto dell’utenza e per l’imbarazzo che questa situazione ci crea, correndo anche il rischio di indurre a una percezione falsata della realtà dei fatti".