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CREA: l’Ente di ricerca in ostaggio dei consiglieri di amministrazione di minoranza

Prosegue lo stallo del CREA, privo di presidente, direttore generale e dirigenti di Uffici strategici come il Servizio Bilancio e il Servizio Gare e Contratti. L’Ente è entrato in una consolidata fase di immobilismo gestionale. I consiglieri di amministrazione non rassegnano le dimissioni. Il Ministro non provvede

29/03/2019
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Il CREA, principale ente pubblico di ricerca in materia agricola, organo di collegamento tra l'Italia e l'UE per le indagini RICA e REA sulle aziende agricole, non ha ancora superato la grave crisi istituzionale conseguente alle misure cautelari nei confronti del presidente e del vertice di gestione, adottate dalla magistratura con decorrenza dallo scorso 5 marzo 2019.

La gestione dell’Ente è, allo stato attuale, limitata alle attività indispensabili e urgenti. In questo contesto di concreta ed evidente stasi istituzionale, le dimissioni volontarie dei rimanenti consiglieri produrrebbero lo scioglimento del consiglio di amministrazione, che non ha potuto «garantire l’assolvimento delle proprie funzioni indispensabili e non abbia provveduto, su richiesta del Ministero vigilante, a rimuovere le disfunzioni rilevate» (art. 3, comma 3, sub.1, Statuto).

Peraltro, la fonte di legittimazione della nomina ministeriale dei consiglieri è radicalmente diversa (art. 5 Statuto): tre componenti del consiglio di amministrazione sono individuati con atto del Ministro; uno è «designato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome» (Marco Remaschi) ed uno è «scelto su base elettiva dai e tra i ricercatori e tecnologi di ruolo dell’Ente» (Domenico Perrone).

La previsione statutaria, quindi, assegna l’individuazione della maggioranza dei componenti alla scelta discrezionale e politica del Ministro, allo scopo legittimo di garantire la continuità di indirizzo con l’azione di Governo. Ne consegue che l’impossibilità di svolgere l’incarico o la cessazione dall’incarico della maggioranza dei componenti di nomina ministeriale pone il consiglio di amministrazione (in quanto organo collegiale rappresentativo di differenti interessi pubblici) in una condizione di insostenibile delegittimazione funzionale.

Per conseguenza, è opportuno e necessario che i consiglieri di amministrazione, indipendentemente dalla rispettiva fonte di legittimazione, prendano atto che una ulteriore prosecuzione di una situazione di “blocco” istituzionale, rappresenta un danno irrecuperabile per l’Ente, per le sue attività e per il Personale.

Qualora il Ministro non provveda sollecitamente ad assumere l’iniziativa politica, a tutela dell’Ente, è previsto un presidio sindacale davanti al Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo (MIPAAFT), giovedì 4 aprile 2019.

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