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CREA: operai agricoli, qualcuno ha detto “nessuno”. Breve promemoria sulla condizione di una categoria di lavoratori invisibili o forse semplicemente ignorati

Nessuna novità per il reclutamento degli operai agricoli nell’unico Ente pubblico di ricerca nazionale in agricoltura, nonostante l’indubbio ruolo che queste figure professionali svolgono per l’esecuzione delle attività sperimentali

15/07/2020
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Continua a restare incerto e senza proposte di soluzione il reclutamento degli operai agricoli nell’unico Ente pubblico di ricerca nazionale con competenze in agricoltura, provvisto di un patrimonio fondiario tra i più grandi in Italia, composto di edifici agricoli, campi sperimentali, stalle, serre, laboratori, cantine sperimentali, aree boschive, officine meccaniche necessari alla sperimentazione.

In piena fase di attuazione del fabbisogno del personale per tutte le figure professionali (ricercatori, tecnici, amministrativi), non è stata resa nota, e probabilmente nemmeno è stata individuata, alcuna programmazione del reclutamento degli operai agricoli, i quali dovrebbero provvedere alle attività indispensabili per l’esecuzione delle ricerche in campo, in zootecnia, nella floricoltura, alla conduzione e alle prove dei mezzi agricoli, alla preparazione dei lotti da sottoporre a campionamento.

E’ questa la situazione al Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), mentre si conferma l’incomprensibile inerzia del Ministero vigilante (MIPAAF) e della ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova.

Intanto, gli operai agricoli CREA continuano a prestare la propria attività con contratti temporanei di varia tipologia, in condizioni di precariato permanente, in un Ente pubblico di ricerca.

FLC CGIL ha più volte richiamato l’attenzione sulla questione degli operai agricoli, anche mediante la formulazione di proposte legislative (recentemente, gli emendamenti 94.9 e 224.51 in sede di conversione in legge del decreto 34/2020 "Rilancio", purtroppo non ammessi in Commissione Bilancio).

Si tratta di una responsabilità politica, non solo gestionale a livello di Ente, che deve essere assunta dalla ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali (MIPAAF), a tutela della ricerca pubblica in agricoltura e quindi delle aziende, dei cittadini, dei consumatori che ne sono i beneficiari ultimi.

Fino a prova contraria, per quanto riguarda gli operai agricoli CREA, qualcuno ha detto “nessuno”. O forse si è limitato a non dire nulla.

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