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INAPP: nonostante la condanna per comportamento antisindacale, l'Ente continua nell'errore

Perseverare è diabolico. La FLC CGIL chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto.

23/03/2018
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Dimentico del ruolo di Amministratore pubblico che gli ordinamenti dello Stato gli conferiscono, il duo di vertice dell'INAPP continua nella sua solita modalità autoreferenziale di gestione della cosa pubblica con un’arroganza senza limiti. Invece di rispettare una sentenza di condanna piena per condotta antisindacale, come dovrebbe essere naturale per un pubblico amministratore, il vertice INAPP prosegue nella sua condotta in aperta violazione delle norme contrattuali e di legge che la stessa sentenza richiama.

Dopo la condanna da parte del giudice del lavoro ci saremmo aspettati una convocazione immediata delle organizzazioni sindacali per "rimuovere gli effetti della condotta antisindacale relativa all’omessa informazione preventiva in merito al piano di fabbisogno del personale 2017-2019", consentendo alle stesse almeno di esprimersi sulla proposta formulata dall’amministrazione in relazione all’atto interno ai sensi della circolare 3/17 del Ministro della funzione Pubblica. Invece si è scelto di proseguire su una strada solitaria, che accresce il disagio e la conflittualità interni.

C’è materia di discussione e di azione per tutte le organizzazioni sindacali se un’amministrazione si può permettere di strapazzare le relazioni sindacali e le sentenze, senza colpo ferire.

La condotta antisindacale del vertice INAPP sanzionata con riferimento al piano di fabbisogno 2017-2019 in realtà è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi in cui l’amministrazione si è mostrata sorda ad ogni richiesta di confronto avanzata dalle organizzazioni sindacali. E questo atteggiamento ha impedito  alle organizzazioni sindacali di avanzare proposte per ampliare il numero degli stabilizzati sin dal 2018.

La condotta del vertice INAPP, dunque, non viola soltanto le prerogative dei sindacati ma determina anche un danno per tutti lavoratori sia quelli precari, che sono rimasti fuori dal processo di stabilizzazione per il 2018, sia per gli altri. Ci si chiede, infatti, come si possano garantire gli altri diritti dei lavoratori se non si ristabiliscono le corrette e necessarie relazioni sindacali all’interno dell’INAPP. Il riferimento è, per esempio, alla ripartizione dei fondi del salario accessorio (oltretutto non è dato sapere se le attuali stabilizzazioni avranno o meno un impatto su tali risorse) e a tanti altri istituti previsti dal CCNL.

Ed è proprio per evitare che la condotta del vertice INAPP continui a danneggiare i lavoratori che la FLC CGIL chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto, in vista della definizione di un piano di fabbisogno 2018-2020 verificando la possibilità di utilizzare le risorse istituzionali disponibili nel bilancio di istituto – i risparmi sui 3 mln per l’anno 2018 e le risorse che si potrebbero liberare con l’annullamento  dell’impegno di spesa per gli assegnisti di ricerca – al fine di ampliare la platea di lavoratori precari stabilizzati già a fine 2018. L’obiettivo evidentemente non è solo quello di promuovere la doverosa stabilizzazione di tutti i lavoratori attualmente ancora precari, ma anche di riavviare il confronto su tutti gli istituti contrattuali sui quali fino ad ora – nonostante le ripetute richieste delle organizzazioni sindacali – non è stato possibile procedere.

Vista la decisione dell’istituto di fare opposizione alla sentenza del 12 marzo 2018, che fa seguito al rifiuto di conciliazione proposta dal giudice, la FLC CGIL non può, evidentemente, rinunciare alla tutela delle prerogative sindacali a difesa di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro appartenenza sindacale. Dovrebbe essere ormai chiaro che l’Inapp non può essere considerato un porto franco nel quale sia possibile riscrivere la normativa vigente a seconda delle convenienze.

Pertanto, la FLC CGIL metterà in campo tutte le azioni utili a garantire il rispetto delle disposizioni normative e contrattuali e ad assicurare l’applicazione della sentenza che ordina al vertice Inapp di rimuovere gli effetti della propria condotta antisindacale.

Ricordiamo al vertice che indipendentemente dalla decisione di opporsi alla decisione del giudice, la sentenza è comunque esecutiva in tutte le sue parti, compresi i provvedimenti sanzionatori, come la pubblicazione della sentenza stessa sul sito dell’INAPP, non “ nascosta”  su quello dell’ISFOL e sul “Il Messaggero“.

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