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Ispra: precariato ed emergenza ambientale

Dov’è il Sistema Nazionale per le protezione dell’ambiente e perché mandare a casa i precari?

27/06/2017
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All’ISPRA non vengono garantiti i fondi necessari per svolgere i compiti assegnati dalla legge 132/16, “Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente” (SNPA). In questi giorni, mentre l’Italia è colpita dall’ennesima situazione di siccità e alluvioni per effetto del cambiamento climatico, l’amministrazione non si assume la responsabilità della proroga dei contratti in scadenza al 30 giugno, pur avendo la disponibilità di fondi di progetti. Si mandano a casa 90 precari che da anni lavorano all’ISPRA assicurando i servizi dell’Ente e che rappresentano le professionalità su cui si dovrà costruire il nuovo SNPA.

Se l’ISPRA, nonostante le norme intervenute a favore delle stabilizzazioni (come il D.lgs 218/2016 e l’art. 20 della riforma Madia del TUPI), non è in grado di mantenere i precari in servizio, significa che, nonostante i proclami, non si intendono creare le condizioni minime per garantire l’effettivo funzionamento del SNPA.

Il commissario, ex-presidente, De Bernardinis, con “un grande gesto eroico”, si è dimesso il giorno prima che scadesse il suo incarico! Tale atto evidentemente nella sua percezione, di grande coraggio è stato compiuto dal professore per stigmatizzare lo stato di abbandono deciso dal Ministero dell’Ambiente e dal ministro Galletti. Il presidente incaricato nelle prime dichiarazioni pubbliche si è limitato tutte le volte a denunciare le mancanze dell’ISPRA (con frasi come le seguenti: “abbiamo pochi ispettori”, “non abbiamo un centesimo”, “non siamo in grado di prorogare i contratti dei precari”, “ci avete fatto troppi ricorsi”,il contratto della ricerca è troppo oneroso ed è meglio che ne usciamo”, “siete dei privilegiati”, “non avete voglia di lavorare”, “il ministero è un cattivo sostenitore perché non ci dà i soldi e diamo un’immagine esterna di ente inefficiente”).

Tutto ciò risulta paradossale perché il dott. Laporta non è certo estraneo allo stato in cui versa l’ISPRA essendo stato Direttore Generale negli ultimi 8 anni, oltre ad averne trascorsi pure due da sub-commissario, e ciò lo rende come minimo corresponsabile della situazione attuale che oggi denuncia.  Invece di accusare il personale di non voler svolgere le attività di controllo ambientale spieghi perché non è stata portata a conclusione la procedura avviata nel 2008 per l’istituzione di un elenco di ispettori ambientali, con un’apposita Commissione nominata all’uopo per l’esame delle numerose candidature del personale qualificato.  

È il presidente incaricato che dovrà assicurare la funzionalità dell’Ente e garantirne la sua missione. Si concentri su questo.

Non si possono scaricare strumentalmente sui dipendenti dell’ISPRA le cause del disastro. Smentiamo la narrazione fatta veicolare ad arte sui media e respingiamo al mittente le affermazioni che i “ricercatori” non vorrebbero fare le ispezioni e falsità di questo tipo. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità:

  • Il Presidente si faccia promotore di una riflessione seria finalizzata al  rilancio dell’ISPRA;
  • Il Ministro assicuri la dotazione finanziaria necessaria al funzionamento dell’Ente e svolga, se necessario, le sue funzioni di vigilanza;
  • Il Parlamento, che ha istituito il SNPA, vigili, attraverso le Commissioni ambiente, affinché il Ministero metta in condizione l’Ente, dal punto di vista finanziario, di svolgere la propria missione.

Invece di pensare di uscire dalla ricerca, si proceda immediatamente alla proroga di tutti i contratti in scadenza, perché nessuno deve andare a casa!

Se così non sarà, sarà ripresa la mobilitazione e non si faranno sconti a nessuno!

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