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Legge di bilancio 2018: le principali novità per la ricerca

Scheda di lettura sulle principali novità: fondo per la stabilizzazione, risorse per precariato Crea e Inapp, cofinanziamento, proroghe per tutti i precari.

10/01/2018
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Il 23 dicembre scorso il Senato ha approvato in via definitiva la legge di bilancio 2018 che, rispetto al testo approvato in prima lettura, dopo gli emendamenti della camera, aggiunge ulteriori misure per il settore istruzione e ricerca, frutti dell’instancabile mobilitazione di questi mesi della FLC CGIL e delle altre sigle sindacali.

In una scheda di approfondimento vi proponiamo la descrizione analitica dei singoli provvedimenti che riguardano la ricerca.

Gli ultimi mesi e in particolare dall'avvio della discussione parlamentare sulla legge di bilancio, hanno visto emergere il tema della Ricerca e scalare posizioni nell’agenda pubblica del Paese. Questa inconsueta attenzione della politica e dei media al nostro mondo, lo si deve alla grande mobilitazione che i lavoratori del settore (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7), in particolare quelli del Cnr, hanno intrapreso nei mesi scorsi. Una straordinaria mobilitazione che ha prodotto risultati di grande rilievo rispetto alla situazione di partenza cioè al primo testo con cui la legge di bilancio ha fatto ingresso in Parlamento.

Passiamo infatti dai 300 posti per “giovani ricercatori” come unica manifestazione di interesse della politica verso il sistema della ricerca, alla costituzione di un fondo specifico per le stabilizzazioni estese per altro agli assegni di ricerca, elemento questo di enorme valore e ottenuto in verità già prima che ciò fosse ribadito dalla legge di bilancio. A questo dobbiamo aggiungere l'importante risultato ottenuto al Crea e all'Inapp di un finanziamento dedicato per la stabilizzazione dei precari di questi enti, e anche gli stanziamenti per progetti di ricerca dell’Istat, dell’Ingv, dell’Ogs e dell’Anton Dohrn. Ovviamente il finanziamento complessivamente stanziato, in particolare quello del fondo di stabilizzazione, resta insufficiente al raggiungimento dell'obiettivo di assumere tutti i precari e più in generale di rilanciare questo settore ancora in pesante affanno. La necessità politica di evitare che l’assenza di un finanziamento adeguato divenisse un boomerang durante la campagna elettorale ha prodotto due ulteriori elementi riguardo alla stabilizzazione dei precari. Viene disposto per gli Enti un vincolo di cofinanziamento pari al 50 percento delle risorse stanziate, vengono indirizzati i fondi premiali degli anni 2016 e 2017 all’obiettivo della stabilizzazione. Le proroghe ex lege durante il triennio della stabilizzazione vengono estese a tutti i precari non solo a quelli aventi i requisiti di stabilizzazione.

Il Parlamento aveva nelle mani la possibilità di fare, con poco, qualcosa di davvero significativo ma ancora una volta la politica in Italia mostra di non credere che la Ricerca sia un investimento per lo sviluppo del Paese. In ogni caso grazie alla generosità di questa mobilitazione, il tema della precarizzazione del lavoro di ricerca è divenuto nel dibattito pubblico la misura della crisi generata da anni di tagli al settore, mentre l'obiettivo della stabilizzazione ha assunto il ruolo di elemento strategico per tracciare la via di uscita da questa crisi. Dopo anni di sottrazione di risorse e di indirizzo degli investimenti in ricerca verso orizzonti molto lontani dal rafforzamento della rete pubblica della ricerca, dobbiamo ritenere questo un importante risultato da assumere e valorizzare in ogni modo per un rilancio dell’iniziativa di mobilitazione. Il tema delle risorse per i salari e per la valorizzazione professionale, oltre quello della inclusività, resta la chiave per disegnare un rinnovo del contratto nazionale di lavoro che sia all’altezza delle aspettative dei nostri settori.

La valutazione complessiva sulla manovra di fine anno resta ovviamente quella già espressa dalla Cgil, siamo lontani da una politica economica equa ed espansiva.

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