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La generalizzazione del tempo pieno e le misure in discussione in Parlamento

Ma è necessario ragionare sul progetto pedagogico del primo ciclo a partire dalla scuola dell’infanzia.

19/11/2018
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Si incomincia a discutere di ciò che serve veramente alla scuola pubblica per essere accogliente ed inclusiva. Ma si tratta solo di un primo passo avanti.

Infatti, tra gli emendamenti alla legge di bilancio, giunti in VII commissione, è stato approvato il dispositivo per cui “sono stabilite le modalità per la graduale generalizzazione del tempo pieno nella scuola primaria”. Sicuramente si tratta di un segnale di attenzione e ci auguriamo che lo scontro con la realtà, cioè l’incapacità di far prevalere il diritto all’istruzione piuttosto che i tagli del MEF non porti alla cancellazione del provvedimento nei prossimi passaggi parlamentari.

In sostanza l’emendamento prevede un incrementato d’organico pari a 2.000 posti aggiuntivi nella scuola primaria, che dovrebbe servire a generalizzare, sia pure gradualmente, il modello di tempo pieno.

La proposta ci sembra inadeguata rispetto al tentativo di dare concrete soluzioni a uno dei problemi centrali della scuola primaria italiana, soprattutto nel Mezzogiorno. Dai nostri calcoli, infatti, ne trarrebbe beneficio solo una parte residuale della scuola e non sappiamo come, dove, con quali risorse e con quali regole verrà reso concreto il tempo pieno.

Sarebbe stata decisiva la consultazione con le organizzazioni sindacali per rendersi conto del pericolo che si corre con un emendamento che potrebbe alimentare le disuguaglianze, piuttosto che sanarle.

Infatti al momento la scuola rischia di rallentare la sua funzione proprio dove sarebbero necessari interventi strutturali e di ampio respiro, tenuto conto che il nostro è un Paese che registra diverse velocità sul piano dei diritti.

Il rapporto Ocse dedicato all'Equità nell'istruzione dimostra che un'istruzione inclusiva - che per l’esperienza italiana è quella che coinvolge l’intera comunità educativa delle famiglie, delle istituzioni locali e dei servizi sociali e sanitari- potrebbe essere alla base di una crescita inclusiva, cioè di uno sviluppo del Paese che cammini alla stessa velocità in ogni parte del suo territorio.

La scuola primaria italiana da sempre è stata collocata ai primi posti di tutte le statistiche europee e mondiali per qualità metodologica e risultati di competenza.I tagli agli organici per la scuola primaria, con la conseguente riduzione oraria del tempo scuola stanno determinando, invece, un contesto metodologico e pedagogico meno adeguato alle esigenze dell'età delle bambine e dei bambini che frequentano questo segmento del sistema educativo, col rischio di un arretramento nella qualità dell'offerta formativa.

Al pari, la scuola statale sta perdendo per le famiglie il ruolo di contesto educativo di riferimento là dove l'orario di permanenza a scuola non corrisponde alle esigenze del lavoro sempre più variegate o ai bisogni di un disagio sociale che penalizza soprattutto le donne.

Il tempo pieno è assente soprattutto al Sud d'Italia dove i contesti critici sopravanzano quelli di altri territori.

E' necessario restituire alla scuola primaria i tempi distesi per l’apprendimento e la relazione a cominciare dalle regioni dove il tempo scuola è ridotto o completamente assente.

E’ stato evidenziato che si sono generati modelli diversi di scolarità, variamente distribuiti sul territorio nazionale, in relazione alla percentuale di alunni della scuola primaria che hanno la possibilità di frequentare a tempo pieno.

Se l’emendamento è il segno della volontà politica di invertire la tendenza degli ultimi anni, allora è necessario dimostrare che nel legislatore c’è innanzitutto la consapevolezza che gli interventi devono essere mirati per portare a soluzioni concrete.

La politica, che ha il compito di fare le scelte, ha il dovere di guardare al Paese con la volontà di unire e non di dividere. Ed è per questo che l’allocazione delle risorse deve rispondere ai guasti creati da scelte in cui le logiche del risparmio hanno aggravato le debolezze piuttosto che estendere ovunque i punti di forza del sistema Paese.