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Ecco l'emendamento alla delega sulla previdenza

Dopo la presentazione dell’emendamento da parte del Governo, la legge delega sulla previdenza ha definitavamente assunto il carattere di una vera e propria controriforma delle pensioni: inutile, dannosa, iniqua e fondata su evidenti falsità.

04/11/2003
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Dopo la presentazione dell’emendamento da parte del Governo, la legge delega sulla previdenza ha definitavamente assunto il carattere di una vera e propria controriforma delle pensioni: inutile, dannosa, iniqua e fondata su evidenti falsità.

Il testo dell’emendamento, che evidentemente risente dei compromessi raggiunti all’interno della maggioranza, è confuso, caotico, pieno di imprecisioni ed inesattezze e soprattutto è lontano dalla chiarezza e dal rigore che sono necessari per la scrittura di qualsiasi norma di legge. Si conferma, quindi, lo stile arrogante di questo governo che, come è già accaduto ad esempio sulla scuola, considera le leggi delega come contenitori generici da riempire a proprio arbitrio con i decreti attuativi.

Il Governo, inoltre, ha avuto la sfacciataggine di inserire nel testo sia le promesse fatte agli italiani, sia addirittura la sfida ai Sindacati a presentare proposte alternative (da individuare comunque in base agli obiettivi economici prefissati!) come se tali questioni potessero essere regolate da norme di legge!

Da notare che gli incentivi, sbandierati come una grande opportunità per i lavoratori e come strumento fondamentale per conseguire il prolungamento volontario del servizio attivo, nonostante le rassicurazione sparse a piene mani dal Governo, non si applicano ai pubblici dipendenti. Per essi si prevede soltanto la possibilità di una successiva eventuale applicazione “ in quanto compatibile” di tutta la delega previdenziale e degli incentivi, previo confronto con le parti sociali,le Regioni e gli enti locali, ”tenuto conto della specificità dei singoli settori e dell’interesse pubblico connesso all’organizzazione del lavoro e all’esigenza di efficienza dell’apparato amministrativo pubblico”. La prosa sibillina serve a nascondere il vero problema: se il governo estendesse ai pubblici dipendenti la possibilità di usufruire del “bonus”, il Tesoro si troverebbe a fare i conti con un buco di bilancio di dimensioni catastrofiche. Dovrebbe, infatti, metter mano al portafogli e versare sulle buste paga dei dipendenti che amministra la contribuzione altrimenti destinata all’INPDAP. Poiché l’accreditamento dei contributi all’INPDAP avviene su un conto presso il Tesoro, il versamento è sostanzialmente virtuale (l’esborso effettivo di quanto dovuto avviene al momento del pensionamento del lavoratore). In sostanza, un differimento di spesa che determina la disponibilità nel bilancio dello Stato di una consistente massa monetaria. Ossigeno di cui la finanza creativa del ministro Tremonti non potrebbe assolutamente fare a meno.

Il testo, quindi, è complessivamente pericoloso ed inaccettabile; in alcune parti è addirittura demenziale: diciamo che è l’esatta rappresentazione del pressappochismo, della faciloneria e dell’arroganza di questo Governo.

Pubblichiamo il testo del disegno di legge delega integrato con l’emendamento. Per facilitare la comprensione delle modifiche abbiamo utilizzato il carattere corsivo per le parti soppresse e il carattere grassetto per le parti che sono state aggiunte o riformulate. Per avere un testo "pulito" è sufficiente cancellare il corsivo e riportare il grassetto a normale.
Roma, 4 novembre 2003

S. 2058 – Delega al Governo in materia previdenziale,
misure di sostegno alla previdenza complementare e all’occupazione stabile
e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria