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“La Buona Scuola” di Renzi: più azienda, meno autonomia e meno libertà

Il ddl del Governo non stabilizza tutti gli aventi diritto, crea competizione e gerarchizza le relazioni fra docenti e fra dirigente e personale, ignora gli ATA, cancella di fatto il contratto. Il nostro primo commento.

13/03/2015
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Da quel che abbiamo ascoltato nella Conferenza stampa del Presidente del Consiglio apprendiamo che la scuola italiana sembrerebbe destinata a perdere la sua storica funzione di “autonomia della Repubblica”.

Il nostro commento | il testo non ufficiale del DDL

La libertà di insegnamento è messa in questione con un operazione divisiva fra i docenti: scelti dal dirigente a svolgere determinate funzioni, valutati dallo stesso con poteri di attribuire i riconoscimenti economici, chiamati su progetto con incarichi triennali.

Ma la scuola non è un’azienda, e il modello Marchionne, che tanto piace al Presidente del Consiglio, nella scuola non può funzionare. Perché la libertà di insegnamento non si può mettere a mercato e non può essere sottoposta a premialità.

Il personale ATA, poi, non esiste.

Per evitare danni irreparabili al nostro sistema di istruzione tale disegno va rigettato.

Come va rivisto il proposito di discriminare fra gli aventi diritto alla stabilizzazione del personale precario: ogni immissione in ruolo è la benvenuta ma ogni diritto maturato va rispettato.

Tutto ciò viene fatto all’insegna di un’operazione inaccettabilmente mercantile che pensa di comprare diritti (alla stabilità, al salario, alla libertà di insegnamento) con qualche manciata di denaro per pochi.

L’oscillazione del Governo fra anzianità e merito e l’approdo finale di questo disegno di legge, che viene varato dopo tanti rinvii, tradisce il vuoto su di una questione fondamentale: quale idea di scuola ha questo Governo? Non è quella di una scuola della Repubblica.

Perché non basta dare 500 euro in più all’anno per spese culturali, non è sufficiente conservare l’anzianità dopo averne decretato la fine, non basta parlare di organico funzionale, se a fronte di ciò la funzione docente viene colpita gerarchizzandola, sottoponendola a premialità discrezionale e a chiamata “mercantile” da albi di fatto reputazionali.

E poi il contratto. Il Governo non ignora l’esistenza dei sindacati: essi vengono beffardemente chiamati “solo” a snellire la normativa.

La scuola non ci sta. Unitariamente, accanto al calendario di lotte già programmato, valuteremo quali ulteriori e forti iniziative occorrerà mettere in campo.

Questo nostro primo commento si basa sulle dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa del 12 marzo 2015 a Palazzo Chigi e dalla lettura di un testo del DDL diffuso in rete. Ci riserviamo un’analisi più puntuale al momento della presentazione del testo ufficiale alle Camere.

Il nostro commento

Assunzione di 100.701 docenti

  • da Gae esclusa la scuola dell’infanzia. Per l’infanzia si prevedono circa 23.000 assunzioni ma ci vorrà più tempo;
  • tutti i vincitori del concorso 2012 (no idonei);
  • nessuna assunzione da graduatoria di istituto.

I nuovi concorsi partono nel 2016, per consentire per un altro anno la chiamata dei supplenti su materie come la matematica. I nuovi concorsi non riguarderanno i docenti dell’infanzia perché se ne debbono assumere 23.000 per cui non ci saranno nuove disponibilità.

I tanti precari che oggi stanno lavorando, alcuni anche da anni, rischiano di non lavorare più. Viene disattesa la sentenza della Corte Europea perché rimarrebbero fuori tutti i precari già abilitati con almeno 3 anni di servizio non inseriti nelle Gae ma nelle graduatorie d’istituto.
Per la FLC CGIL tutti coloro che rientrano nei requisiti riconosciuti dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea debbono essere assunti, e devono essere assunti tutti gli iscritti nelle GAE, come recita la legge 296 del 2007. Il concorso va rimandato fino alla stabilizzazione dei tutti i precari che ne hanno, ad oggi, maturato il diritto.
Grave il rinvio dell’estensione e generalizzazione della scuola dell’infanzia visto che in questo grado di istruzione per il prossimo anno non verrà autorizzato neanche un posto in più rispetto allo scorso anno.

Organico funzionale di scuola, circa 50.000 posti in più

Per l’anno prossimo verrebbe attribuito in proporzione alle classi. In futuro invece sarà il dirigente a richiederlo in base alle esigenze di scuola (progetti, scuole aperte, ecc). Prevista la triennalità degli organici

L’attribuzione di posti in più nella primaria in proporzione al numero di classi va bene perché poi la scuola lo potrà utilizzare per le sue specifiche esigenze (ad es. incrementare il tempo pieno, per progetti di recupero e/o arricchimento, altro…). Più complesso farlo nella secondaria visto che le disponibilità, suddivise per singole discipline e classi di concorso, possono non coincidere con il reale fabbisogno di risorse aggiuntive per quella singola scuola.

Non si toccano gli scatti di anzianità

È un significativo risultato della mobilitazione del sindacato per il rispetto del criterio dell’esperienza ma anche a tutela dei salario dei lavoratori. Ma lo si vuole controbilanciare con premi e gerarchie che risultano inaccettabili.

200 milioni di euro in più per la premialità individuale dei docenti

È nelle mani dei dirigenti scolastici che si limiteranno a sentire gli organi collegiali. Queste risorse verranno attribuite alle scuole in proporzione all’organico.

Ben vengano risorse aggiuntive: esse sono un altro risultato positivo della lotta del sindacato. Ma si tratta di ben poca cosa: 200 milioni non sono neanche la metà di quelle tagliate al MOF, copriranno di fatto solo le esigenze di carattere organizzativo ma, soprattutto, riguarderanno pochissimi docenti.
Inaccettabile che la premialità venga messa nelle mani e nella discrezionalità dei dirigenti scolastici i quali si limiteranno solamente a “sentire il collegio docenti”. Questa materia va ricondotta alla contrattazione e regolata nel CCNL, ragione per cui occorre rinnovarlo in fretta per affrontare anche questa materia.

500 euro di bonus per ogni docente per sostenere spese “culturali”

È misura positiva, contenuta peraltro nella nostra piattaforma contrattuale. Lo considereremmo un anticipo di quel che si chiede in piattaforma.

Super poteri ai dirigenti scolastici

Valutazione dei docenti meritevoli e attribuzione del premio stipendiale, scelta dei docenti tramite albo territoriale. Questa regola vale per i nuovi assunti. Ma anche per chi è già in servizio cambiano le regole per la mobilità. Essi per spostarsi dovranno entrare nel nuovo meccanismo. Qualora più dirigenti scelgano lo stesso docente allora sarà quest’ultimo a scegliere la scuola dove andare.

Vengono affidati al dirigente scolastico poteri di scelta dei docenti da utilizzare nella propria scuola, di valutazione e riconoscimento del merito e di attribuzione di incrementi retributivi. L’esercizio di tali poteri non avverrà nel rispetto di regole contrattuali definite a livello nazionale o a livello di istituzione scolastica e il dirigente sarà valutato sui criteri che avrà utilizzato e sulle azioni che avrà messo in campo per migliorare i risultati attenuti dalla scuola.
Attribuire al dirigente tali poteri nei confronti del personale docente della scuola provocherà lo snaturamento delle funzioni del dirigente e dell’attuale profilo così come delineato dal vigente quadro normativo e contrattuale.
Inaccettabile che la valorizzazione dei docenti e l’attribuzione del beneficio economico connesso sia attribuita “solo” dal dirigente scolastico.
Inaccettabile l’attivazione dell’albo professionale territoriale “pubblico” dei docenti (non rileva il fatto che lo si limiti solo ai nuovi assunti), cosi come modificare unilateralmente le regole sulla mobilità sia territoriale che professionale (di competenza della contrattazione).
Inaccettabile che si pensi di poter legare la mobilità ad una sorta di “nulla osta o gradimento” da parte dei dirigente della scuola dove si vorrebbe andare. Che fine farà la mobilità interprovinciale?
Inaccettabile (ed anche inattuabile) la scelta dei docenti, sulla base del loro curricolo e dell’affinità con il progetto di scuola, da parte dei dirigenti scolastici del docente. Il docente, selezionato dallo stato con l’imparzialità di un concorso pubblico, si mette a mercato e si mette a disposizione dl miglior offerente. Si pongono le premesse per devastare la libertà della scienza e dell’arte e del suo libero insegnamento. A nostro parere si ravvisano evidenti elementi di incostituzionalità.

Concorso dirigenti al capolinea

D’ora in poi il dirigente dell’USR sceglierà a sua discrezione super professori con incarico triennale per dirigere le scuole

Dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio sembrerebbe che la selezione dei dirigenti scolastici per concorso pubblico non esisterà più. La scelta dei dirigenti/presidi avverrà per scelta diretta del potere politico amministrativo. Si tratta di una modalità che la scuola italiana ha già conosciuto e che la farà tornare all’epoca in cui i presidi venivano nominati dal Ministro scegliendoli discrezionalmente fra i professori. In ogni caso desta sospetto il fatto che nel testo del  DDL che circola in rete non si faccia menzione dei concorsi da bandire per assumere i dirigenti scolastici.
La temporaneità dell’incarico e la possibilità del ritorno all’insegnamento sulla base della valutazione del Ministro o del Direttore Regionale ne condizionerà sia l’indipendenza culturale e professionale che la capacità di rappresentare l’autonomia della propria scuola. Perché anche per questa via si lede la libertà di insegnamento e l’autonomia della scuola, che si vedrà soggetta non alle leggi ma ai dirigenti di nomina politica e agli amministratori politici di turno

Buono scuola (secondo la moda: School bonus)

Un credito d’imposta per chi finanzia la scuola (manutenzione occupabilità ecc)

Nulla di strano che i privati finanzino le scuole. Discutibile che avvenga con il fine previsto nella progetto governativo: integrare le risorse statali posto che esse non saranno mai sufficienti. È un principio inaccettabile e anticostituzionale. Le risorse si accettano anche dai privati ma vanno centralizzate e distribuite in modo egualitario. O tutt’al più si possono accettare in funzione aggiuntiva solo dopo che su tutto il territorio nazionale sono soddisfatti i Livelli essenziali delle prestazioni (art. 117 della Costituzione) che oggi non sono determinati.

Detrazione del 19% fino a 400 euro di spese scolastiche (no per le secondarie) sia per le paritarie che per le statali

Non vediamo la ragione di una misura del genere per le scuole private. Frequentarle è una libera scelta del cittadino che deve avvenire senza oneri per lo Stato.

35 milioni in più per la retribuzione dei dirigenti

Un beneficio economico strappato con anni di lotte e di proteste da parte di tutti i sindacati rappresentativi della dirigenza viene annunciato come un riconoscimento per le nuove competenze attribuite ai dirigenti. Non è così, è una restituzione (e nemmeno l’intero ammontare perché il taglio è stato di oltre 50 milioni). E senza di questi soldi sottratti ogni anno, a partire dal 2012, i dirigenti scolastici attualmente in servizio continueranno a essere pagati meno dei loro colleghi andati in pensione negli anni passati. In realtà, dunque, si tratta di una parte dei soldi che il MIUR aveva promesso di restituire ai dirigenti dopo la mobilitazione unitaria dei sindacati dell’Area V dei mesi scorsi. I dirigenti scolastici della FLC CGIL non considerano i soldi promessi come un premio, ma come un atto dovuto e promesso.

5 per mille destinato anche alle scuole

Il contribuente potrà scegliere direttamente la scuola.

L’idea di poter destinare il 5% per mille è una nostra proposta, ma da destinare “alla Scuola” nel suo insieme, non certo “alle singole scuole” che vengono scelte dai cittadini. Insomma, un conto è avere una fonte di finanziamento nazionale per tutto il comparto della scuola da ripartire poi alle singole scuole con criteri nazionali oggettivi. La proposta governativa accresce le disuguaglianza fra zone e scuole facoltose da un lato e zone e scuole in difficoltà dall’altro..

100 milioni di euro per l’alternanza scuola-lavoro e apprendistato

Il testo del disegno di legge non apporta sostanziali modifiche di carattere ordinamentale alla vigente normativa sull’alternanza scuola lavoro. Sono invece previste alcune specificazioni:

  • quantificazione del numero di ore (almeno 400 ore per tecnici e professionali, almeno 200 ore per i licei) da effettuare in alternanza nel secondo biennio e nell’ultimo anno. Peraltro non sembra che vi sia alcun obbligo per le scuole superiori di attivare comunque percorsi in alternanza
  • tra i soggetti presso i quali è possibile effettuare l’alternanza, vengono inseriti gli ordini professionali e gli enti che svolgono attività che afferiscono al patrimonio artistico culturale e ambientale
  • l’alternanza si può fare anche attraverso l’impresa formativa simulata
  • definizione della “Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza” (sentite le organizzazioni studentesche)
  • attivazione di corsi di formazione per gli studenti inseriti in percorsi di alternanza, in tema di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Si tratta di previsioni complessivamente condivisibili. Ma non ci sono assolutamente indicazioni sui requisiti né delle imprese né dei tutor aziendali e questo è irricevibile.
L’aspetto più rilevante è, tuttavia, la parte relativa all’apprendistato nell’ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale, che deve essere letto in combinazione con la bozza di decreto legislativo che modifica l’apprendistato nell’ambito delle norme applicative del Jobs Act.
In particolare viene riproposto l’apprendistato per i quindicenni che, come è noto, sono in obbligo di istruzione. Si tratta di una previsione per la FLC CGIL, inaccettabile.
Altrettanto grave è l’esclusione dall’applicazione della “Carta dei diritti” degli studenti in apprendistato, come, invece, previsto dal comma 2 dell’art. 8bis del Decreto Carrozza (Decreto Legge 104/13), che, non a caso, verrebbe abrogato.

Nuovi saperi (musica, arte, lingua, educazione motoria) come dal Piano sul “La Buona Scuola”

Non obbligatorie, mere indicazioni, non ordina mentali.

Materie che vanno in delega

Valutazione, riordino organi collegiali, disabilità, testo unico, innovazione, infanzia 0-6.

Testo unico per le materie contrattuali

I sindacati si “eserciteranno” al tavolo Aran per riordinare in unico testo tutte le materie contrattuali.

Inaccettabile e beffardo. I sindacati verrebbero chiamati ad “esercitarsi” al tavolo Aran non per rinnovare il contratto, ma solo per riordinare in unico testo tutte le materie contrattuali!

126 milioni in più per il funzionamento didattico e amministrativo

Bene tale finanziamento, perché si raddoppia quello attuale. È una nostra storica rivendicazione continuamente posta e riproposta nei tavoli ministeriali e nelle 32 azioni per una scuola giusta.

Fuori gli ATA dalla scuola di Renzi

Si riconferma quanto previsto nel Piano sulla Buona Scuola: nulla per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola!

Assenza totale di un piano di assunzioni e di un organico funzionale per il personale ATA. Questo, oltre alle misure già varate nella Legge di Stabilità 2015 (tagli, blocco supplenze e del turn over AA), comporterà che le scuole per il prossimo anno saranno in una situazione drammatica, sia sul piano del funzionamento, sia su quello della sicurezza.