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Oltre alla Anagrafe, all’edilizia scolastica mancano le dovute risorse!

Il piano esecutivo del Miur per la realizzazione di un’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica

27/10/2004
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La stampa nazionale ha dato molto risalto al piano esecutivo per la realizzazione di un’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica presentato dal Miur il 22 ottobre u.s. in attuazione di quanto disposto dall’articolo 7 della legge 11 gennaio 1996, n. 23. L’obiettivo è monitorare, conoscere e classificare l’immenso patrimonio rappresentato da oltre 40 mila edifici scolastici “per compiere scelte efficaci” ossia per procedere alla messa a norma degli stessi sulla base delle priorità e criteri scientificamente e oggettivamente individuati. L’operazione dovrebbe concludersi entro il 30 ottobre del 2005 e successivamente dovrebbero essere stanziate le risorse necessarie per la messa a norma dell’intero patrimonio edilizio ad uso scolastico.
Dopo anni di silenzio viene dato corso ad una specifica previsione contemplata nella legge n. 23/96. Si tratta quindi di un intervento che trova una prima concretezza solo a distanza di 8 anni dall’emanazione della legge e in presenza del vincolo legislativo della messa a norma degli edifici scolastici entro il termine del 31 dicembre 2004. Insomma si tratta di un adempimento decisamente in ritardo, in contraddizione con le scadenze, e in un quadro di assenza di un vero e proprio piano programmato di interventi tesi a far fronte all’emergenza edilizia scolastica. I tempi di realizzazione dell’Anagrafe non collimano, infatti, con i tempi previsti dal legislatore per la messa a norma degli edifici scolastici
Per capire meglio la questione dell’Anagrafe è opportuno ripercorrere a ritroso la problematica, la sua evoluzione legislativa e la storia degli interventi perché l’unica cosa certa - come testimoniano le varie statistiche e rilevazioni di fonte diversa – è che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza che ancora non viene trattata da parte del MIUR e del Governo come tale. A tal proposito da tempo CGIL-CISL e UIL hanno presentato una specifica piattaforma rivendicativa.
Come si ricorderà la legge quadro sull’edilizia scolastica, comunemente conosciuta come legge Masini, si muove su cinque direttrici fondamentali:
1) mette ordine su una materia delicata riconducendo a due soli soggetti, Comuni e Province, le competenze in materia di edilizia scolastica trasferendo a loro gli immobili e i relativi oneri; 2) definisce in modo dettagliato il ventaglio degli interventi posti a carico degli EE.LL.; 3) individua gli interventi da realizzare; 4) affida l’attività di programmazione, le procedure di attuazione e finanziamento degli interventi al Ministero dell’Istruzione per le sue competenze e alle Regioni per la loro predisposizione e attuazione.; 5) istituisce l’Osservatorio e l’Anagrafe per l’edilizia scolastica intesi come strumenti per la individuazione degli interventi.
Cosicché all’entrata in vigore della legge 23/96 vennero attivati, senza soluzione di continuità, i due trienni di programmazione 1996/1998 e 1999/2001 per un totale di 2.964 miliardi di vecchie lire. Mentre l’attuale triennio di programmazione 2003/2005 è stato avviato solo nel 2003 con lo stanziamento di due sole annualità rispettivamente di 112.600.641 euro per il 2003 e di 348.915.607 euro per il 2004. E’ saltato il 2002 che non ha visto stanziamenti, mentre nell’attuale proposta di legge finanziaria non sono previste risorse per il 2005 ossia per l’ultima annualità del terzo piano triennale, né nel DPEF è previsto un piano pluriennale di investimenti con l’individuazione di apposite risorse per far fronte al fabbisogno dei 42 mila circa edifici adibiti ad uso scolastico. Le uniche risorse sull’edilizia presenti in finanziaria sono le rate di ammortamento dei mutui, il che fa pensare che, qualora dovessero esserci degli stanziamenti il loro ammontare non supererà quello dell’anno precedente.
Vale la pena ricordare che i finanziamenti in questione per la realizzazione degli interventi di cui alla legge, attivati con appositi decreti ministeriali, sentita la Conferenza Stato/Regioni, sono erogati sotto forma di mutui accendibili presso la Cassa Deposito e Prestiti con totale ammortamento a carico dello Stato. La ripartizione delle risorse, in assenza di una Anagrafe dell’edilizia, è stata effettuata sulla base di indicatori stabiliti per decreto ministeriale.
Il quadro così descritto ci fa dire che: a) non vi sono nell’attuale proposta di finanziaria risorse aggiuntive per l’edilizia scolastica; b) dal punto di vista dei finanziamenti questo Governo non intende andare, nella migliore delle ipotesi, oltre l’ammontare degli anni passati; c) gli Enti Locali non saranno in grado al 31 dicembre 2004 a mettere a norma gli edifici scolastici; d) presumibilmente a fronte di gravi carenze strutturali degli edifici scolastici comuni e province saranno costrette, a partire dal 1gennaio 2005, a chiudere le scuole.
In occasione del convegno sopra ricordato, l’ANCI ha denunciato questo stato di cose soprattutto in previsione della scadenza ricordata e ha chiesto più risorse agli EE.LL. per adempiere a quanto previsto dalla legge, sottolineando che proprio a seguito dei tagli agli EE.LL. questi ultimi non hanno risorse aggiuntive da finalizzare alla messa norma degli edifici scolastici.
Appare, allora, fuori luogo l’enfasi con cui è stato annunciato l’avvio del piano esecutivo per la realizzazione dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica i cui tempi non collimano assolutamente con quelli imposti dal legislatore della 626/94. Certo una mappatura e un censimento dell’esistente sono necessari e auspicabili, però non è ipotizzabile, visto l’attuale scenario, aspettare la conclusione del progetto per poi stanziare eventuali risorse per la messa a norma degli edifici scolastici.
Coerenza avrebbe voluto che il MIUR e il Governo avessero inserito il progetto Anagrafe dentro un piano programmato di interventi e di risorse necessarie per far fronte all’emergenza edilizia scolastica.
L’assenza di detta previsione purtroppo ci fa dire che i problemi permangono con loro tutte le possibili conseguenze e che l’enfasi, con cui è stato annunciato il varo del progetto Anagrafe, non è altro il tentativo di aggirare e rimandare ad un futuro non meglio precisato la definitiva messa degli edifici scolastici.

Roma, 27 ottobre 2004