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Estero. Ancora prove di privatizzazione dei corsi di lingua e cultura

Il partito della scuola fai-da-te ritorna alla carica.

29/06/2012
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Con la presentazione di uno specifico emendamento presentato al Senato sul DDL n. 67, i soliti noti non solo chiedono il ritiro del personale di ruolo della scuola impegnato nei corsi di lingua e cultura, ma anche un abbattimento dell’ISE del 15% e una rispalmatura delle risorse risparmiate in attività di altri capitoli di bilancio già finanziati. Ancora una volta e in maniera del tutto impropria si vuole far passare un’idea che poco ha a che vedere con il rinnovo dei Comites e del CGIE.

Sicuramente un pregio dobbiamo riconoscere al senatore Micheloni (PD): la perseveranza. Quello che non condividiamo - l’abbiamo detto in più di un’occasione - sono i contenuti delle sue richieste e le modalità con cui cerca di attuare il suo disegno, che tra l’altro non ci sembrano nemmeno in sintonia con la politica del suo partito in materia di istruzione e con gli stessi eletti all’estero nelle liste del Partito Democratico.

Questa volta al nostro senatore l’occasione l’ha fornita la discussione, in Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), sulla conversione del decreto legge del 30 maggio 2012, n. 67, recante “Disposizioni urgenti per il rinnovo dei Comitati e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero” presentato su iniziativa del presidente del Consiglio Monti e del Ministro degli affari esteri Giuliomaria Terzi di Sant’Agata.

Ebbene con la presentazione di uno specifico emendamento il senatore reinterviene ancora una volta su tale argomento reiterando la richiesta di privatizzazione i corsi di lingua e cultura e il ritiro del contingente statale che opera nei corsi di lingua e cultura alla fine dell’anno scolastico ovvero al 1 agosto 2013. (Per memoria del senatore l’anno scolastico finisce il 31 agosto!)

Non solo! Chiede ancora di ridurre del 15% l’assegno di sede al personale in missione all’estero e non solo quello della scuola, di cu all’art. 171 del DPR n. 18 del 5 gennaio 1967. (Sempre per memoria del senatore quel DPR è stato modificato e integrato da altri interventi legislativi!) E infine chiede che i risparmi così realizzati, pari a circa 91,5 milioni di euro come ipotizzati dal parlamentare, vengano riassegnati in aggiunta a quanto già previsto dal bilancio del MAE a) per il rinnovo dei Comites e del CGIE, b) per il funzionamento di Comites e CGIE; c) per sostenere finanziariamente gli enti gestori privati nei corsi di lingua e cultura italiana nel mondo; d) per la cooperazione alla sviluppo; e) per l’assistenza, diretta e indiretta, degli italiani residenti all’estero in condizioni di indigenza; f) la parte restante pari a 50,5 milioni di euro da rassegnare al fondo di ammortamento dei titoli di Stato.

Si tratta, come è facilmente intuibile, di una pericolosissima forzatura non solo politica ma anche procedurale. E’ abbastanza improprio – per usare un eufemismo - inserire dentro un decreto-legge ben preciso e limitato nell’intervento richieste di taglio e di riallocazione delle risorse attinenti materie e argomenti di altra natura che travalicano e stravolgono i contenuti della specifica iniziativa legislativa governativa e che semmai attengono ad altri percorsi legislativi. Non bisogna essere esperti di procedure parlamentari per capire che ci troviamo di fronte ad una iniziativa a dir poco discutibile.

Una scorciatoia, quindi, di bizantina memoria o da prima repubblica che non ha niente a che fare con la razionalizzazione della spesa pubblica. Lo spending review ha invece un suo specifico iter parlamentare e di coinvolgimento preventivo delle parti sociali, così come è ribadito dall’accordo sul lavoro pubblico recentemente sottoscritto dalle OO.SS. confederali con il Ministro della Funzione Pubblica. Non sarà per caso che con l’emendamento il nostro voglia precludere una discussione seria su quelle questioni che coinvolga appunto le parti sociali?

La FLC CGIL auspica che l’emendamento del senatore Micheloni non venga accolto sia per ragioni di merito ma anche di metodo. Sul merito perché non vogliamo che si privatizzi del tutto quel segmento della scuola italiana all’estero rappresentato dai corsi di lingua e cultura che in tutti questi anni ha rappresentato per l’intero sistema un momento alto di qualità ed efficacia. La privatizzazione totale benché di un segmento piccolo di dimensioni dell’istruzione può innescare un processo distorsivo e pericoloso per tutto il sistema scolastico. Inoltre qui si nega il diritto ai nostri concittadini che vivono all’estero, peraltro sancito dalla costituzione, di poter accedere ad una scuola pubblica al pari dei cittadini residenti in Italia.

Sul metodo riteniamo sbagliata l’iniziativa perché rinvia di fatto il problema legato alla lotta ai veri sprechi, che sono tanti, all’interno del bilancio MAE che chiedono decisamente vendetta da parte dei cittadini e che non sono certo imputabili al personale. Se si vuole effettivamente ampliare gli interventi a favore degli italiani all’estero in condizioni di indigenza – cosa che condividiamo – le risorse vanno individuate non nei tagli alla scuola ma altrove restringendo, ad esempio, il complesso dei privilegi che oggi gode la casta dei diplomatici in servizio all’estero che - come lo stesso Micheloni aveva denunciato nel 2010 - costa allo Stato lo 0,1% del PIL e che, sempre secondo il senatore, un ambasciatore può guadagnare anche 300mila euro l'anno: più di Angela Merkel, Sarkozy e Medvedev messi insieme!

Questo ennesimo tentativo del senatore Micheloni va invece in direzione contraria proprio perché rafforza la logica di difesa ad oltranza di nicchie di privilegi e, a ben guardare, rappresenta, nell’ambito dei processi di revisione della spesa pubblica, il viatico per aggirare un’applicazione seria della spending review così come venne pensata e ideata, a suo tempo, da Padoa Schioppa e mantenere di fatto lo status quo.

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Proposta di modifica n. 1.11

MICHELONI

Al comma 1, terzo  periodo, dopo le parole: "della società dell'informazione, sono stabilite le modalità di votazione" aggiungere le seguenti:" e scrutinio nei seggi costituiti presso la sede dell'ufficio consolare o, ove possibile, anche in altri locali predisposti dal comitato elettorale, tenuto conto del numero degli elettori, della loro dislocazione e della disponibilità di personale, anche"

Conseguentemente:

- al comma 3, sostituire le parole:" la spesa di 2 milioni di euro" con le seguenti:" la spesa di 8 milioni di euro" e dopo le parole:" cui si provvede" aggiungere le seguenti:" , per un ammontare pari a 2 milioni di euro," e alla fine del comma aggiungere le seguenti parole:" , e per un ammontare di 6 milioni di euro a valere su quota parte dei maggiori risparmi di spesa di cui al comma 3-bis."

dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:"3-bis. L'indennità di servizio all'estero di cui all'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967 n. 18 è ridotta, a decorrere dal 1 agosto 2012, del 15 per cento in misura permanente.

3-ter. A decorrere dal 1 agosto 2013, gli insegnanti di ruolo che svolgono corsi di lingua e cultura all'estero sono richiamati in Italia.

3-quater. I maggiori risparmi di spesa di cui al comma 3-bis, pari a 24 milioni di euro per l'anno 2012 e a 54 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, e di cui al comma 3-ter, pari 4,5 milioni di euro per l'anno 2013 e a 9 milioni di euro a decorrere dall'anno 2014, sono destinati:

a) per un ammontare pari a 6 milioni di euro per l'anno 2013, a copertura delle spese di cui al comma 3;

b) per un ammontare pari a 1 milione di euro per l'anno 2012 e di 3,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, al funzionamento dei Comites e dei CGIE;

c) per un ammontare pari a 8 milioni di euro per l'anno 2012 e a 16 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, in favore degli interventi per il sostegno degli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana all'estero;

d) per un ammontare pari a 3 milioni di euro per l'anno 2012 e a 13 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, al rifinanziamento della cooperazione allo sviluppo di cui alla legge n. 49 del 1987;

e) per un ammontare pari a 2 milioni di euro per l'anno 2012 e a 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013, al rifinanziamento delle attività di assistenza, diretta e indiretta, degli italiani residenti all'estero in condizioni di indigenza;

f) la restante quota, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2012, a 15 milioni di euro per l'anno 2013 e a 25,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2014, è versata all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al fondo ammortamento dei titoli di Stato."