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Sicurezza sul lavoro, il deficit dell'ambiente scolastico

Una recente statistica del Ministero della Pubblica Istruzione (cfr. c.m. 603/97) descrive con inconsueta puntualità lo stato degli edifici scolastici italiani.

20/08/1999
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Una recente statistica del Ministero della Pubblica Istruzione (cfr. c.m. 603/97) descrive con inconsueta puntualità lo stato degli edifici scolastici italiani. Si tratta di uno studio, che sebbene inserito in un progetto di ricerca più ampio, effettua con parametri scientifici una valutazione delle condizioni delle scuola italiana, con riguardo all'edilizia scolastica.

Nei 32.625 edifici adibiti a scuole - compre le sedi staccate, le succursali ecc. - vi studiano 7.708.027 alunni, mentre vi lavorano 976.196 dipendenti dello Stato, tra direttivi docenti e personale Ata, a cui debbono aggiungersi i circa 100.000 dipendenti degli Enti locali e un numero, difficilmente stimabile, di lavoratori impegnati, per conto di ditte in appalto, nei servizi di pulizia, mense, manutenzione e così via. (v. tab.1)

Località

Sedi

%

Studenti

%

Personale

%

Nord Ovest

7298

22,35

1.583.356

20,54

210.675

21,52

Nord Est

6205

19,00

1.125.963

14,61

152.311

15,55

Centro

5893

18,05

1.388.165

18,01

179.963

18,38

Sud

8968

27,46

2.481.226

32,19

296.469

30,28

Isole

4293

13,15

1.129.317

14,65

139.778

14,27

Totale Italia

32.657

100

7.708.027

100

979.196

100

Tab.1 - Sedi, studenti e personale dello Stato, suddiviso per aree geografiche. Elaborazione su dati MPI

Un numero consistente della popolazione italiana studia, lavora e si relaziona per molte ore della giornata nelle scuole italiane. Ma in quale ambiente scolastico operano questi nove milioni di persone?

In questi ultimi anni l'emanazione di normative per il riordino della finanza pubblica ha introdotto anche nel mondo della scuola novità tese a razionalizzare le risorse destinate all'istruzione. Per evitare un'applicazione discrezionale degli interventi, l'Amministrazione ha fatto ricorso al "Sistema Indicatori". La sua utilizzazione è confermata dalla legge 59/97 la quale, all'articolo 21, dispone che "il passaggio al nuovo regime di autonomia scolastica debba essere accompagnato, tra l'altro, da un'analisi delle realtà territoriali, sociali ed economiche delle singole istituzioni scolastiche per l'adozione dei seguenti interventi perequativi". Con questo metodo sono stati attribuiti alle Regioni i fondi per l'edilizia scolastica previsti dalla legge Masini.

L'analisi della situazione degli edifici scolastici nelle singole province italiane, che comprende i quatto ordini di scuola in complesso, si fonda sull'uso di indicatori semplici o puri su cui sono state applicate le procedure statistiche di analisi multivariata che hanno consentito il calcolo degli indicatori sintetici. Un metodo questo che, sebbene criticabile nei criteri di scelta degli indicatori, fornisce un quadro di lettura del fenomeno assai significativo.

L'indagine, pertanto, analizza lo stato degli edifici sotto un duplice aspetto: la precarietà delle strutture e l'adeguatezza delle stesse che rappresentano gli indicatori sintetici, costruiti ovviamente su indicatori semplici individuati che descrivono per singola voce il dato puro della media nazionale. Analizziamo, ora, i due indicatori sintetici.

Precarietà delle strutture. La tabella sottoriprodotta individua appunto l'indicatore sintetico " precarietà delle strutture scolastiche"; gli indicatori semplici che lo compongono forniscono informazioni qualitative, media nazionale, dei componenti strutturali degli edifici.

Edifici con impianto igienico sanitario scadente %

11%

Edifici con impianto idrico scadente %

11%

Edifici con impianto elettrico scadente %

10%

Edifici con impianto fognario scadente %

10%

Edifici con impianto di riscaldamento scadente %

9%

Edifici con copertura scadente %

9%

Edifici con pavimenti scadenti %

11%

Edifici con infissi scadenti %

8%

Edifici con scale scadenti %

12 %

Edifici con intonacatura scadente %

9%

Tab.2 - Fonte MPI

Da una lettura disaggregata e per province, dei dati della tabella precedente, risulta che le strutture più scadenti e precarie, sono collocate nel mezzogiorno d'Italia con eccezioni, per alcuni indicatori semplici che riguardano le province di Roma, Latina, Parma, Genova e Ferrara.

Se volessimo stilare una sorta di graduatoria delle 10 province che hanno più problemi, sulla base di un punteggio assegnato dalla statistica pari a 100, risulterebbe che gli edifici che hanno le strutture più precarie sono, partendo dall'ultima, Reggio Calabria, Napoli, Cagliari, Agrigento, Latina, Cosenza, Catanzaro, Taranto, Ragusa e Foggia. Come si può vedere, con eccezione di Latina, si tratta di realtà del meridione.

Mentre le province con meno problemi relative alle strutture sono Bolzano, Pordenone, Udine, Como, Piacenza, Vercelli, Treviso, Cremona, Verona e Ravenna.

Adeguatezza delle strutture. Questo indicatore sintetico, invece, consente di analizzare la qualità degli edifici, sulla base di determinati indicatori semplici scelti, considerando la loro destinazione d'uso, il loro adattamento a scuola, se costruiti con criteri antisismici, e così via.

Indicatori semplici

Contributo

Edifici destinati originariamente a scuole %

17%

Edifici adattati a scuole %

17 %

Edifici con certificazione di agibilità statica %

11 %

Edifici con certificazione di prevenzione infortuni %

3 %

Edifici con certificazione igienico-sanitario %

15 %

Edifici con scale di sicurezza/Edifici con scale %

13 %

Edifici ad uso interamente scolastico %

24 %

Tab.3 - Fonte MPI

Dalla analisi dei dati disaggregati per provincia sull'adeguatezza delle strutture si ha un riscontro diverso. Il dato complessivo, sulla base dell'indicatore sintetico, è il seguente: le province con edifici più adeguati sono Ferrara, Milano, Venezia, Piacenza, Mantova, Verona, Firenze, Rovigo, Cremona e Reggio Emilia. Mentre le strutture più inadeguate risultano averle Bolzano, Siracusa, Salerno, Ragusa, Enna, Forlì, Napoli, A. Piceno, Cosenza e Imperia. La differenza tra nord e sud in questo caso è meno evidente di quello precedente. Se poi dovessimo prendere in considerazione i singoli indicatori puri, lo scenario che ne esce è ancora più frastagliato.

Da questa breve e sommaria disamina della statistica ne esce un quadro dell'edilizia scolastica poco rassicurante che fa registrare, in maniera diffusa anche se con connotati diversi, un deficit dell'ambiente scolastico complessivamente inteso. La statistica, proprio perché costruita per altri fini quali appunto la razionalizzazione delle risorse, non ragiona partendo da una condizione ottimale, ma prende a parametro di riferimento la situazione degli edifici con meno problemi. Questo sta a significare che anche nelle province più "virtuose" sono presenti i problemi connessi all'edilizia scolastica e la messa a norma degli edifici.

Se poi si confrontano i dati fin qui descritti con quelli relativi agli infortuni degli alunni, appare chiaro che l'attuale stato degli edifici scolastici e quindi dell'ambiente di lavoro è ancora decisamente carente. Secondo la statistica INAIL del 1997 non solo gli infortuni degli studenti sono in crescita rispetto agli anni precedenti, ma aumentano gli infortuni riconducibili direttamente o indirettamente all'ambiente di lavoro, collocandosi al 32,5% del totale.

Agente materiale

Maschi

Femmine

Totale

Ambiente di lavoro

10.200

6.055

18.255

Materiali, sostanze

6.885

7.504

14.389

Persone, animali ecc.

3.256

1.280

4.646

Parti meccaniche

577

391

968

Attrezzi, utensili

535

340

675

Altri agenti materiali

445

350

795

Totale

21.306

17.920

38.828

Non determinato

9.085

7.088

16.183

in complesso

30.993

25.016

56.011

Tab.4 - Infortuni avvenuti nel 1997. Gestione: conto stato - studenti. Fonte INAIL

Alcune considerazioni finali. Sebbene la statistica non ci fornisca il dato quantitativo e qualitativo reale e suddiviso per singole realtà scolastiche e territoriali, ci indica però che gran parte degli edifici scolastici sono fuori norma. Presumibilmente la scadenza del 31/12/1999, disposta dalla legge 649/96, non solo non verrà rispettata da parte dei proprietari degli immobili, ossia province e comuni, ma, a quella data, le scuole non saranno nemmeno in grado di avviare quel processo prevenzionale, teso a limitare l'entità dei rischi, a causa della mancata piena attuazione di quanto disposto dal decreto legislativo 626. Si rende pertanto necessario e urgente da parte del Governo la predisposizione di un piano, all' interno del prossimo documento di programmazione economica e finanziaria, che affronti sia la questione connessa all'edilizia scolastica, sia quella dell'applicazione delle norme sulla sicurezza, con dovuti e sostanziali stanziamenti economici.

Solo con interventi aggiuntivi e mirati sarà possibile, in un arco di tempo accettabile e programmato, rimuovere i rischi e rendere la scuola e soprattutto gli edifici scolastici più vivibili e più sicuri.