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Ultime istruzioni per i corsi dei direttori

Il successo dello sciopero del personale ATA, proclamato da Cgil, Cisl, Uil e Snals

03/05/2000
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Il successo dello sciopero del personale ATA, proclamato da Cgil, Cisl, Uil e Snals per la giornata di ieri, ha richiamato con forza la necessità di prestare grande attenzione alla qualità dei processi di realizzazione delle riforme, alla coerenza fra questi e gli impegni assunti nel contratto, alla valorizzazione delle risorse umane e delle professionalità esistenti.

Per altro, denominare la vertenza nazionale aperta per il personale ATA come "vertenza per la scuola dell’autonomia" indica chiaramente il valore generale di questa iniziativa e non preclude, in alcun modo, una mobilitazione più ampia data anche la trasversalità dei temi di fondo.

Essa, infatti, intende intervenire sulle condizioni materiali di fattibilità dell’autonomia non considerando questi come aspetti secondari o marginali.

L'entrata a regime dell'autonomia scolastica, la riforma dell'amministrazione e la nuova rete scolastica rappresentano scadenze rilevanti del processo di riforma e di decentramento del sistema scolastico per la realizzazione delle quali sono necessarie scelte chiare ed inequivoche. Alcuni esempi: non si possono attribuire alle scuole responsabilità sempre più consistenti e, contemporaneamente, ridurre il numero degli addetti; non si può parlare di forte flessibilità nelle decisioni delle scuole e subire norme di Legge che, fra l’altro, spesso ritardano di mesi anche il pagamento degli stipendi.

La politica compirebbe un errore strategico se considerasse questa una protesta, come quella degli insegnanti nei mesi di gennaio e febbraio, contro le innovazioni, anche se la destra attraverso le sue varie espressioni tenta continue strumentalizzazioni in questo senso. In realtà, la richiesta pressante e maggioritaria è quella di completare con coerenza e tempestivamente le tante decisioni messe in cantiere e di renderne protagonisti attivi le donne e gli uomini che negli ultimi decenni, quando, almeno fino al 1995, la scuola era ridotta ad un problema contabile, hanno consentito con il loro impegno al nostro sistema di reggere nei confronti internazionali.

Ecco perché rallentare, diluire, rimettere in discussione i processi già avviati avrebbe il solo effetto di avere contro anche quella grande maggioranza di persone che, con sentimenti diversi, hanno accettato la sfida e che la rilanciano sulla qualità.

Anche per questo, oltre che sulla base delle indagini di un esperto come Manhaimer, non condivido per niente la riflessione di quanti hanno giudicato il pessimo risultato delle regionali come in buona parte determinato dal voto, o non voto, del personale della scuola.

In questi anni anche il sindacato ha fatto la sua parte nella direzione di valorizzare la scuola pubblica come un bene primario del nostro Paese.

L’ha fatta siglando accordi con i precedenti Governi nei quali istruzione e formazione sono state poste come elementi fondanti per uno sviluppo equo e compatibile con i diritti delle persone.

Lo ha fatto con il contratto di categoria che rappresenta una scelta responsabile di confronto con il cambiamento per offrire opportunità nuove ai lavoratori in un contesto di mutamento. Un contratto che non è riducibile solo alla questione dei "sei milioni", scelta che non è risultata condivisa e che è stata giustamente azzerata, ma anche qui sbaglieremmo ad interpretare la protesta come volta, maggiormente, a riproporre vecchie logiche di un passato non riproducibile.

Vanno quindi rilanciati i contenuti delle intese fatte con i Governi, il contratto va' applicato in modo qualificato, l’art. 29 deve essere nettamente ricontrattato in tempi brevi.

Ad ogni soggetto deve essere chiesto di esercitare il proprio ruolo e la propria funzione.

Se non fosse così saremmo condannati agli annunci, alle lobby, all'incomprensione.

I fili di questo ragionamento sono dentro allo sciopero di ieri e saranno alla base del confronto che considero urgente aprire con il Ministro De Mauro, certo di trovare in lui un interlocutore attento e capace.

Anche qui, per essere concreti: con il precedente Governo si era convenuta, sulla scuola, una riunione al massimo livello ed avevamo acquisito la disponibilità ad investimenti nuovi ed aggiuntivi per il personale e per le riforme già da questo DPEF. Ripartiamo da lì.

Inoltre, tutti i sindacati di categoria hanno posto da tempo l’esigenza di definire tempestivamente il quadro delle certezze e delle opportunità per i lavoratori relativamente all’attuazione dei cicli e dell’autonomia e di affrontare il problema della gestione attuale del personale come altro punto decisivo: mettiamoci al lavoro e diamo risposte urgenti ai problemi che abbiamo davanti.

Enrico Panini

Roma, 3 maggio 2000