Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Università » Alleanza Nazionale: Comunicato dell'Ufficio Università e Ricerca sul DdL stralcio sullo stato giuridico dei docenti universitari

Alleanza Nazionale: Comunicato dell'Ufficio Università e Ricerca sul DdL stralcio sullo stato giuridico dei docenti universitari

Riportiamo il testo diffuso dal responsabile dell'Ufficio Università e Ricerca di Alleanza Nazionale sul DdL stralcio in materia di stato giuridico.

21/02/2001
Decrease text sizeIncrease  text size

Riportiamo il testo diffuso dal responsabile dell'Ufficio Università e Ricerca di Alleanza Nazionale sul DdL stralcio in materia di stato giuridico.

Comunque la si voglia rigirare, il succo del documento conferma l'intenzione dell'opposizione di centro destra, già anticipata dal socio di maggioranza, di impedire che in questo scorcio finale di legislatura si arrivi a legiferare alcunché sullo stato giuridico dei docenti universitari. Visti i tempi, questo implica il de profundis sul DdL stralcio.

È nostra convinzione che anche questa sia da annoverare tra le numerose occasioni sprecate per risolvere almeno un problema: quello dell'inserimento a pieno titolo dei ricercatori universitari nel ruolo dei professori. Questione questa, che si è sempre posta di traverso rispetto a qualsiasi tentativo di definizione di un nuovo stato giuridico.

Non riteniamo che il Governo prossimo venturo, quale che ne sia la base politica (e facciamo scongiuri), sia posto da questa iniziativa del centro-destra in una posizione più favorevole sulla via dell'indispensabile riforma dell'Universit&agrave. Anche perchè l'ostacolo maggiore a qualsiasi innovazione consiste nella accanita opposizione di autorevoli settori accademici, ben individuabili sia professionalmente, sia geograficamente.

La loro resistenza potrebbe apparire ottusa se non fosse fondata su ragioni assai concrete.

____________________________________________________________

Al di là dell'esame degli specifici contenuti del nuovo testo proposto dal Relatore (On. Bracco - DS), si ribadisce innanzitutto la necessità di tenere in grande considerazione tutte le implicazioni di natura politica che avrebbe l'approvazione, anche in questa forma, di questo "mini-collegato" sullo stato giuridico della docenza universitaria.

[OMISSIS] Deve essere attentamente tenuto in considerazione, e assolutamente non sottovalutato, il pesantissimo disagio espresso nuovamente e ripetutamente dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali della docenza e dei Ricercatori, anche rispetto a questa nuova versione dell'AC congiunto 5980-5495. [OMISSIS] Contrari, con sfumature più o meno marcate, il CIPUR ed il CNU (che raccolgono la maggioranza dei Professori Associati, ma anche numerosi Ordinari), l'USPUR (soprattutto Professori Ordinari), ed in buona misura anche ANDU e FIRU (Ricercatori).

In agitazione risultano anche le rappresentanze dei Tecnici, degli Assistenti e dei Professori Incaricati Stabilizzati, che chiedono a gran voce un DdL più completo e risolutivo. Va quindi rilevato che almeno il 70% della docenza interessata si dichiara "non convinta" dell'opportunità di licenziare questo "mini-collegato" nella sua forma attuale.

Come specificato in nota alla precedente versione, è pur vero che i Ricercatori Universitari sono ormai fortemente demotivati, ma è altrettanto vero che un rilancio dell'università si può solo ottenere attraverso la rimotivazione di tutte le forze in essa operanti, dai Professori Ordinari e Associati, ai Ricercatori già citati, agli Assistenti del ruolo ad esaurimento, ai Professori Incaricati Stabilizzati, ai Tecnici Laureati con documentabile attività docente, ai Lettori di Lingua Straniera.

Resta infine, attraverso l'articolo 4 (che non ha subito modifiche di sorta), il gravissimo pericolo di distorcere l'effettivo significato delle scuole di dottorato nonchè di istituire un nuovo precariato intellettuale, a danno soprattutto delle generazioni attuali di giovani studiosi e delle future leve - precariato che Alleanza Nazionale e l'intero Polo contrastano nei principii e nei fatti.

Ciò premesso, questo Ufficio ha nuovamente e più attentamente valutato la precitata opportunità politica ed ha esaminato attentamente il nuovo testo proposto per lo "stralcio". Dopo il suo riesame, non può che ribadire la sua assonanza alla sensazione ormai diffusa nel mondo universitario, maggioranza dei Ricercatori compresi, che lo stralcio medesimo, anche in questa nuova forma , costituisca, di fatto, un notevole "passo indietro", sia rispetto alle posizioni di Alleanza Nazionale espresse nel DdL del luglio 1999, sia rispetto alle necessità di dignità del corpo docente, sia rispetto alle necessità di una vera e completa riforma del settore. Anche questa nuova versione, infatti, sebbene recepisca alcune delle istanze che hanno condotto alla riformulazione del progetto da parte del relatore, sembra sostanzialmente incompleta ed inaccettabile, perché disattende la maggior parte di quanto veramente necessario e giustamente chiesto dalla docenza tutta per una sana e moderna riforma del settore.

È invece parere di quest'Ufficio che l'approvazione di un provvedimento assai parziale, come il presente, verrebbe di fatto a costituire un pericoloso inciampo per la successiva formulazione, anche da parte di un nuovo Governo di diversa matrice politica, di una sana quanto urgente riforma complessiva, come del resto da noi perorato sin dal 1998.

Le motivazioni addotte dalla maggioranza di Governo - ovvero che si debba approvare con urgenza questo "pacchetto" di proposte per salvaguardare l'avvio della riforma "3+2" - sono assolutamente risibili ed infondate. A parte il fatto che la riforma didattica non è ancora completamente operativa e richiederà alcune necessarie modifiche in itinere, non è vero che per essa è necessario aumentare con questa drastica urgenza l'impegno medio dei docenti, soprattutto senza garantire ad essi un'adeguata remunerazione in termini economici. Ed inoltre è altrettanto vero che il nuovo Parlamento ed il nuovo Governo che si insedieranno in primavera avranno tutto il tempo di meditare, con più calma e soprattutto senza offendere la dignità del corpo docente, un provvedimento complessivo di maggior respiro, che risolva tutti i problemi, nel ragionevole tempo di pochi mesi e forse già prima dell'avvio del nuovo anno accademico. Urgenza di modificare gli impegni didattici che, comunque, non si presenterà prima dell'autunno del 2002.

[OMISSIS] quest'Ufficio ritiene fondamentale venga definitivamente accantonata nel corso di questa legislatura, anche e soprattutto nella forma di un "provvedimento urgente" assai incompleto ed insoddisfacente, per essere ripresa con maggior tempo e serenità dal nuovo Governo e dal nuovo Parlamento. Tale posizione, ovviamente, dovrà essere accompagnata dal nostro forte impegno a rispettare tempi brevi per l'elaborazione, anche di concerto con le forze interessate sul campo (organizzazioni della docenza, CUN, CRUI e componenti studentesche), di una legge di riforma complessiva dello "stato giuridico" che si incentri, tra l'altro, sul riconoscimento dei diritti di chi da anni opera nell'università senza adeguata remunerazione (economica e morale) e delle necessità delle altre categorie docenti, anch'esse penalizzate da una legislazione obsoleta e da un nuovo ordinamento didattico che presenta lati tuttora oscuri e degni di maggior attenzione.

Si ritiene quindi che: (1) l'attuale stralcio debba essere definitivamente bocciato, al contempo richiedendo nuovamente l'approvazione di una sola norma urgente relativa alla salvaguardia degli statuti;

(2) non venga concessa la sede "redigente" (e tantomeno la "legislativa") allo stralcio nel suo complesso, in quanto un'affrettata approvazione dello stralcio medesimo aggraverebbe (invece di migliorarla) la situazione di disagio precitata;

(B) Alcune considerazioni di dettaglio tecnico sulle norme previste dalla nuova forma dello "stralcio": L'art. 1 istituisce la terza fascia ma lascia invariato lo stato giuridico ed il trattamento economico dei Ricercatori. (Il comma 3 parla di uno "stato giuridico" che in realtà è invece inesistente, o meglio mortificante). Esso è quindi solo un'operazione "di facciata" e non di sostanza. Al comma 2 mancano norme, necessarie, di "scorrimento" di Ricercatori con lunga anzianità pregressa; manca inoltre la previsione di un giusto automatismo per chi insegna da almeno tre anni. L'intero articolo è quindi molto insoddisfacente sulle modalità di transizione dei Ricercatori nella Terza Fascia. Sarebbe meglio lasciare più indefinite le modalità del passaggio dei Ricercatori nella III fascia (come già era nell'A.C. 5980) - giusta la prova didattica per coloro che non hanno mai svolto una documentabile e continuativa attività di insegnamento; ma coloro tra i Ricercatori che da anni ricoprono supplenze e/o partecipano a corsi ufficiali delle facoltà (Laurea, Specializzazione, Dottorato) dovrebbero invece vedere riconosciuta ex-officio l'attività già svolta; per i casi restanti possono invece decidere gli atenei, ma in tal caso devono essere previste norme che garantiscano l'omogeneità di trattamento e di qualità sul territorio nazionale.

Si dovrebbero, inoltre, includere tra i beneficiari della legge anche gli assistenti del ruolo ad esaurimento ed i tecnici laureati ex art. 50 (come nell'A.C. 5980) L'art. 2 introduce un maggior carico didattico senza contropartite economiche reali. Inoltre abroga le supplenze a pagamento, risultando così penalizzante per l'intero comparto della docenza. La compensazione introdotta all'art. 3 è infatti risibile sul piano economico. Tutte le organizzazioni della docenza si sono espresse in modo fortemente negativo.

L'art. 4 introduce il precariato, senza garanzie di alcun genere riguardo alle possibilità di carriera futura. Si tratta inoltre di uno spreco delle risorse investite per formare giovani di alta qualificazione. Dopo l'uscita dai percorsi formativi i "contratti", se esistenti, dovrebbero costituire un'eccezione e comunque risultare di breve durata, non prorogabili sino a sei anni. In ogni caso, è ingiusto ed impensabile creare una "riserva di legge" per i soli possessori del titolo di Dottore di Ricerca, così escludendo, anche se "a regime", coloro che volessero seguire altre vie formative. Ciò soprattutto quando si tende a rendere appetibile anche la formazione presso Enti di Ricerca e Industrie.

All'art. 5, comma 3, è accettabile la norma salva-statuti, con la necessaria aggiunta delle rappresentanze degli studenti e del personale non docente (peraltro trascurabili), là dove previsto dai rispettivi statuti.

Il comma 4 è ambiguo e non tutela chi accede alla seconda (o prima) fascia provenendo dal ruolo dei Ricercatori, anch'essi già soggetti ad un periodo di conferma pre-ruolo.

Ulteriori commenti: Va infine osservato che la struttura complessiva è inadeguata a risolvere (anzi aggrava) la situazione, anch'essa delicata, di Professori Ordinari e Associati, per i quali si prevede un maggior impegno a fronte di trascurabili incentivi economici e di merito. È infine impensabile di riformare la docenza senza introdurre norme precise sulla valutazione dell'attività.