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Conferenza dei Rettori: Documento sul ddl di stato giuridico dei docenti universitari

Documento sul ddl di stato giuridico dei docenti universitari approvato all'unanimità dall'Assemblea della Conferenza dei Rettori

27/01/2000
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Disegno di Legge sullo stato giuridico dei docenti universitari
(approvato dal Governo come collegato alla Finanziaria 2000)

L'Assemblea della Conferenza dei Rettori, esprimendo apprezzamento per l'iniziativa del Ministro Zecchino e del Governo di varare un apposito disegno di legge, ribadisce innanzitutto l'urgente necessità di una riforma dello stato giuridico del personale docente universitario (professori e ricercatori) quale presupposto indispensabile per cogliere l'obiettivo importante e condiviso di un'attuazione rapida ed efficace dell'autonomia didattica e della nuova architettura degli studi universitari. Auspica quindi che il dibattito parlamentare, aprendosi al confronto con il mondo accademico e l'opinione pubblica, porti ad approvare in tempi brevi un testo di legge che affronti e risolva, con una visione unitaria e innovativa, la complessa problematica generale e le articolate situazioni normative in atto. A questo dibattito la Conferenza intende dare un primo contributo con le osservazioni e le proposte generali che seguono, riservandosi di ritornare successivamente sull'argomento anche con puntuali proposte sull'articolato della legge.

Lo stato giuridico del personale docente - comunque unitario per i docenti di tutte le aree scientifiche compresa la medicina - riguarda tre distinti aspetti che, se pur collegati tra loro, è conveniente analizzare separatamente. Il primo aspetto è quello dei doveri e dei diritti dei docenti universitari (cui si continuerà per semplicità a far riferimento col termine "stato giuridico"); il secondo quello dell'articolazione delle loro carriere e delle relative modalità concorsuali; il terzo quello del trattamento economico. Se l'obiettivo primario è quello dell'attuazione tempestiva della riforma degli studi universitari, il primo aspetto è decisamente il più importante e strategico.

È opportuno procedere prima ad enunciare dei principi di riferimento e poi dedurne le conseguenze sulle tipologie di normative che da essi discendono.

Il primo principio di riferimento è che ogni intervento sullo stato giuridico dei docenti universitari deve collocarsi in sintonia con l'autonomia universitaria ormai affermata e quindi non può assolutamente ridursi ad una mera evoluzione normativa delle leggi pre-vigenti, in particolare del DPR 382/80. In un sistema a forte maggioranza di università pubbliche a prevalente finanziamento statale il potere politico ha il diritto-dovere di fissare gli obiettivi del sistema in relazione al pubblico interesse e di pretendere livelli di efficienza paragonabili, a parità di risorse, a quelli delle altre nazioni europee; ma deve essere riconosciuto al sistema universitario il diritto-dovere di determinare autonomamente le modalità attraverso cui raggiungere gli obiettivi proposti. Il grado di raggiungimento degli obiettivi determinerà, tramite il sistema di valutazione dei risultati, la ripartizione delle risorse e quindi sia l'incentivazione dei comportamenti virtuosi che il sanzionamento di quelli viziosi.

Il secondo principio di riferimento è che la formazione universitaria deve rimanere caratterizzata da un orientamento metodologico e critico che non può derivare che dalla stretta connessione tra attività scientifica e didattica dei docenti. Le due attività devono essere quindi trattate come inscindibili e reciprocamente necessarie.

Il terzo principio di riferimento è che lo stato giuridico deve essere coerente con la nuova architettura degli studi universitari dettata dal DM 509/99 in modo da assicurarne una messa in opera efficace ed efficiente: efficace nell'interesse dell'intero Paese, che ha necessità di una formazione e di una ricerca universitarie in linea con un mondo profondamente cambiato e ancora in rapidissimo cambiamento; efficiente nell'interesse degli studenti e delle stesse università le quali devono recuperare credito nell'opinione pubblica.

Una tipologia di normativa sui doveri e diritti dei docenti che tenga conto dei principi di riferimento affermati dovrà dunque rifuggire da ogni schematismo generale e uniforme, che non riesce a tener conto della differenziazione tra le caratteristiche delle aree disciplinari, tra le caratteristiche, gli obiettivi strategici e le autonome scelte organizzative degli atenei, tra i periodi nella stessa vita professionale di un singolo docente universitario.

Una soluzione interessante potrebbe essere quella che ogni ateneo sia obbligato dalla legge (con adeguate sanzioni di tipo finanziario per chi non adempia) a formulare un proprio regolamento sui doveri e sui diritti dei suoi docenti, nel rispetto di pochi e chiari criteri generali fissati dalla legge stessa, quali ad esempio:

  • il dovere di ogni docente di impegnarsi efficacemente sia nelle attività didattiche che di ricerca condotte nell'università, nel rispetto delle attitudini, capacità e professionalità di ciascuno

  • il diritto-dovere degli organi di governo delle università e delle loro strutture didattiche e scientifiche di fissare i compiti assegnati ad ogni docente, naturalmente nel rispetto delle libertà di insegnamento e di ricerca costituzionalmente garantite,

  • a garanzia di un'equilibrata ripartizione tra i docenti dell'ateneo dei carichi didattici e organizzativi

  • l'impegno di ogni docente a garantire una presenza effettiva e continua nelle strutture universitarie cui afferisce

  • l'impegno didattico "frontale" minimo affidato ad un docente

  • la compatibilità dell'impegno universitario di un docente con l'eventuale attività libero-professionale autorizzata dagli atenei sulla base della valutazione dell'attività didattica e di ricerca e dell'assenza di qualsivoglia conflitto di interesse.

Una simile soluzione potenzierebbe l' autonomia e la responsabilità degli atenei, rafforzerebbe il legame tra i docenti e la loro università, permetterebbe un'utilizzazione molto flessibile delle risorse umane potendone differenziare nel tempo o tra le differenti aree disciplinari gli impegni didattici e di ricerca, si presterebbe infine ad un'analisi comparativa periodica da parte del Parlamento, sulla base di una relazione del Ministro, da cui trarre spunto, in base alle esperienze messe in atto, per eventuali nuovi interventi normativi nazionali che si rendessero necessari od opportuni.

Gli atenei dovrebbero essere titolari anche del diritto-dovere di valutare periodicamente la qualità e quantità dell'attività didattica e di ricerca dei loro docenti - utilizzando obbligatoriamente anche parametri il più possibile non autoreferenziali quali il giudizio degli studenti sui corsi di insegnamento o l'impatto nazionale e internazionale delle ricerche pubblicate - e di sanzionare direttamente l'eventuale mancato rispetto dei loro doveri. All'esito positivo delle valutazioni, da classificare con differenti gradi di giudizio, dovrebbero corrispondere anche correlate differenziazioni nel trattamento economico (integrativo) dei docenti. Analoghe differenziazioni stipendiali dovrebbero essere corrisposte ai docenti che accettano di svolgere compiti didattici, di ricerca o gestionali superiori a quelli medi stabiliti dal regolamento di ateneo.

Per quanto riguarda la carriera dei professori universitari la Conferenza ne ritiene necessaria un'articolazione totalmente nuova, che preveda l'introduzione di diversi livelli successivi di carriera in corrispondenza con la maggiore qualificazione scientifica che i docenti possono raggiungere con la loro attività di ricerca e con i risultati ottenuti. L'obiettivo è quello di riconoscere, dal punto di vista della normativa e dei diritti accademici, ma anche dal punto di vista economico, la differente qualità dell'attività scientifica di ciascuno e di incentivare sia la continuità nell'impegno di ricerca lungo tutto l'arco della carriera che la correlata qualità dell'attività didattica. La transizione tra un livello e il successivo dovrebbe avvenire esclusivamente tramite un giudizio di valutazione con opportune modalità di tipo concorsuale.

La numerosità dell'organico di ogni livello dovrebbe essere lasciata all'autonoma determinazione degli atenei, eventualmente chiedendo loro un'adeguata programmazione pluriennale del profilo numerico degli organici complessivi anche in base alle disponibilità finanziarie di ogni università. Apposite forme di incentivazione finanziaria da parte del Ministero dovrebbero premiare quegli atenei il cui profilo degli organici rispetti alcuni criteri generali predeterminati utili ad evitare profili squilibrati verso i livelli alti per le pressioni di avanzamento di carriera, anche se in base a legittime aspettative, da parte degli interessati.

La nuova normativa sulla carriera non dovrebbe essere inquinata dalla situazione attuale, terribilmente intricata. Sarebbe molto opportuno prevedere che l'accesso alla nuova carriera non preveda nè alcun automatismo nè alcun sistema sanzionatorio, bensì un giudizio valutativo per tutti coloro che saranno interessati al passaggio, con eventuali incentivi per favorire una rapida realizzazione del nuovo quadro di doveri e diritti del docente universitario.

Una certa attenzione dovrebbe essere riservata anche alla modifica dell'attuale normativa concorsuale. Se questa ha avuto ottimi risultati per quanto riguarda la tempestività con cui gli atenei possono rispondere alle necessità di copertura di posizioni docenti e la rapidità delle procedure concorsuali, la Conferenza ritiene assai preoccupanti alcune conseguenze che la nuova normativa ha causato, soprattutto il grande numero di idonei e la farraginosità e il sostanziale localismo delle procedure di elezione delle commissioni.

Come ipotesi di lavoro da approfondire si potrebbe prendere in considerazione una norma che preveda che ogni concorso indichi un unico vincitore , ferma restando l'autonomia dell'ateneo nel chiamarlo o meno, con adeguate motivazioni, a ricoprire il posto bandito e il diritto del vincitore, se non chiamato, ad essere chiamato da altra sede universitaria. Inoltre potrebbe essere lasciata all'autonomia delle università la nomina delle commissioni purchè i commissari siano scelti all'interno di liste nazionali votate con opportuna periodicità annuale o biennale.

Appare anche strategico ampliare lo spettro delle competenze dei commissari incaricati del giudizio di valutazione dei candidati ricorrendo ad aree di competenza più ampie degli attuali settori scientifico-disciplinari, spesso estremamente specialistici. Ciò potrebbe anche favorire l'interesse dei giovani ricercatori verso lo sviluppo di innovative ricerche interdisciplinari, talora penalizzate dalla normativa concorsuale che fa sempre stretto riferimento ai settori.

Tenendo conto della forte evoluzione organizzativa che gli atenei hanno affrontato e affronteranno nel prossimo futuro e della assoluta necessità che gli atenei possano scegliere autonomamente i loro sistemi organizzativi interni, sembra anche opportuno prevedere che le procedure di chiamata dei docenti universitari siano interamente regolate dagli statuti e dai regolamenti di ateneo. A questo riguardo, anche per favorire la mobilità dei docenti nell'Unione Europea, la Conferenza ritiene importante che gli atenei possano sperimentare la procedura universalmente usata della cooptazione diretta per il trasferimento di professori da una sede all'altra, cancellando dunque dalla normativa la procedura di tipo concorsuale attualmente vigente, che appare sostanzialmente burocratica e incoerente con i principi dell'autonomia.

In questo ordine di problemi sarebbe interessante dare agli atenei la possibilità di tener conto nella programmazione del reclutamento di nuovi docenti, anche prioritariamente in certi casi, delle esigenze dello sviluppo della ricerca oltre che di quelle della copertura dell'impegno didattico.

Per quanto riguarda infine il trattamento economico la Conferenza ritiene che un nuovo sistema di doveri e diritti e un nuovo maggiore impegno dei docenti universitari nel lavoro didattico e di ricerca non possa prescindere da un sostanziale riconoscimento economico, da graduare attentamente rispetto all'impegno personale di ciascuno e con meccanismi di tipo contrattuale su una parte della retribuzione. È molto importante comunque che gli incrementi retributivi siano attentamente correlati alla situazione attuale, garantendo equità nei benefici economici aggiuntivi senza privilegi per alcune categorie di docenti, non dimenticando il lavoro assiduo e pesante che già oggi viene svolto da gran parte dei professori e ricercatori.