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La dispersione al tempo dei tagli della Gelmini

È il momento della relazione di Diana Cesarin, Centro nazionale FLC CGIL.

Quando parliamo di drop-outs, ci riferiamo a coloro che abbandonano prematuramente, che interrompono, che si sono ritirati, che non frequentano o frequentano saltuariamente la scuola.

Per queste persone, così per le loro famiglie, l’istruzione non è considerata un valore, la scuola non è più vista come un fattore potente di emancipazione e di realizzazione personale. Spesso sono persone che vengono semplicemente lasciate a loro stesse e ai modelli culturali imperanti. Ma chi sono queste persone? Sono soprattutto maschi, spesso di origine straniera.
Questi giovani presentano ovviamente difficoltà ed esigenze diverse anche in termini scolastici e di istruzione che si correlano a diverse probabilità di successo o insuccesso scolastico.

È necessario partire da una visione multifattoriale delle cause della dispersione scolastica per cercare di prevenirla. L’insuccesso non può essere inteso come un singolo evento bensì come un processo che si struttura progressivamente nel tempo, attraverso  il sommarsi di diversi fenomeni che vanno letti come indicatori di rischio e quindi monitorati e tempestivamente gestiti.
Prevenire o quantomeno ridurre la dispersione, richiede una grande attenzione per la scuola ordinaria che deve essere una scuola di grande grandissima qualità, con una grande cura per gli aspetti organizzativi, culturali, metodologici, relazionali, curriculari, una scuola capace di riflettere su se stessa e di migliorarsi. Ci vuole continuità educativa, costruzione di reti e di relazioni con il territorio. Ci vuole un grande riconoscimento e valorizzazione di tutte le professionalità che vi operano.

Già, ma come la mettiamo coi tagli? Si chiede Cesarin.

26.000 posti in meno per i docenti e oltre 15.000 posti in meno tra il personale ATA, per un totale di oltre 41.000 posti di lavoro che diminuiscono, producendo esubero per il personale a tempo indeterminato e licenziamenti per quello a tempo determinato.
Un taglio che ha effetti pesanti anche sul personale educativo. Una perdita di posti che si va ad aggiungere a quella già realizzata lo scorso anno, di 57.000 posti complessivi in meno (-42.000 docenti e -15.000 ATA).
Nel frattempo, di anno in anno diminuiscono le risorse finanziarie assegnate sia alle scuole che agli Enti Locali. Diventa perciò per i Comuni sempre più difficile garantire mense, trasporti e sostegno a progetti di ampliamento e arricchimento dell’offerta formativa.
Gli elementi chiave della prevenzione della dispersione: l’autostima, la co-costruzione di rappresentazioni e significati condivisi, l’individualizzazione dei percorsi, la declinazione degli aspetti organizzativi della scuola sulla base dell’osservazione degli alunni e delle classi e delle indicazioni emergenti dalla ricerca psico-educativa, una forte consapevolezza della complessità della relazione insegnante/allievo, si possono coltivare se ci sono determinate condizioni di contesto.
Ogni giorno di più, invece, l’esperienza scolastica, sia per i bambini e le bambine che per i maestri e le maestre consiste in soluzioni improvvisate ai problemi determinati dalla carenza di risorse, in un agitarsi frenetico.

In una scuola siffatta, come si può pensare che i bambini e le bambine e poi i ragazzi e le ragazze possano appassionarsi al sapere? Come possono i più deboli sentirsi accolti ed entrare in un circolo virtuoso in cui processi di apprendimento e capacità relazionali evolvono insieme?
Una scuola impoverita, richiusa in se stessa, umiliata come può garantire questo? Come può rispondere alle sfide educative e cognitive della società della globalizzazione? Semplicemente, non può conclude Cesarin.

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