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Obbligo della Lingua 2: permesso a punti per gli immigrati?

Kurosh Danesh, Coordinatore comitato nazionale immigrati CGIL, ringraziando gli organizzatori per l'invito al Convegno, presenta il suo intervento come un intervento "tecnico", che vuole raccontare in poche parole le innovazioni normative che riguardano la permanenza degli stranieri in Italia e l'apprendimento da parte loro, della lingua italiana.

Due sono i punti fondamentali della nuova normativa a breve in vigore, il primo, per chi richiede il permesso di soggiorno CE (permesso per soggiornanti di lungo periodo che può essere richiesto solo da chi possiede un permesso di soggiorno da almeno 5 anni) è la certificazione della conoscenza della lingua italiana ad un livello A2 (secondo il Quadro comune Europeo di Riferimento per le lingue). 

Il secondo, è l'Accordo d'integrazione, un accordo destinato agli stranieri che entrano per la prima volta sul territorio nazionale, a cui vengono attribuiti 16 punti/crediti di partenza che possono essere incrementati o decurtati per vari motivi. All'immigrato viene richiesta la frequenza di un corso di educazione civica (la mancata frequenza causa la decurtazione di 15 punti) e il superamento di un test di italiano di livello B1.

Un fattore fondamentale da sottolineare è che questi cambiamenti non sono supportati da nessun investimento. Chi certificherà le competenze in educazione civica sono gli Sportelli unici presso le Prefetture, istituzioni già in difficoltà per diversi motivi tra i quali, grosse carenze di organico.

Insomma, si andrà a gestire quello che è un obbligo per gli immigrati, senza nessun contributo per il percorso di apprendimento e con una struttura certificatrice già in grosse difficoltà. Tra l'altro l'Accordo prevede che la formazione in educazione civica avvenga all'inizio della permanenza sul territorio italiano va da se, che uno straniero appena arrivato, non comprende la lingua e incontrerà molte difficoltà per i temi difficili (la Costituzione italiana ad esempio) che il corso dovrebbe ad affrontare.

Per quanto riguarda la conoscenza della L2 richiesta a coloro che aspirano al permesso CE, Danesh premette che l'apprendimento della lingua del paese d'arrivo rappresenta una ricchezza per un migrante, la possibilità di conoscere e difendere i propri diritti con maggior sicurezza. Ma quello che sta accadendo in Italia dice, è che la conoscenza della lingua sta per diventare condizione imprescindibile per poter restare sul territorio.

Per di più, i 4 enti che attualmente dovrebbero certificare la competenza dell'immigrato sono: l'Università di Perugia, l'Università di Siena, l'Università Roma Tre e la Società Dante Alighieri. Quattro istituzioni dislocate in città non raggiungibili da tutti e con metodologie didattiche diverse tra loro. E' ovvio dunque, che per soddisfare quello che è un obbligo, l'immigrato tenderà verso la metodologia più semplice e la città più vicina. Ovviamente quest'operazione aprirà la strada ad un grosso mercato.

La CGIL ha messo già in piedi un tavolo  tra diverse categorie, per dare una risposta a questi temi. Riteniamo dice Danesh, che debba essere un'istituzione pubblica a farsi carico di questo processo, i cui costi non possono ricadere sul migrante.

La logica ci porta a ritenere conclude, che sia la scuola pubblica l'istituzione su cui investire. Si lavora alacremente ad una risposta, perchè dare una giusta impostazione a questi temi, significa anche difendere le conquiste di civiltà già raggiunte in questo paese.