09.30.00

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Terza sessione

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Il programma della seconda giornata del convegno nazionale dei dirigenti scolastici della FLC CGIL si è aperto con la Tavola rotonda “Opinioni a confronto” coordinata da Antonino Titone che presenta i partecipanti: Damiano Previtali, Dirigente dell’Ufficio IX del MIUR Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione; Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli; Rosa Cirillo, Coordinatrice nazionale dei dirigenti scolastici UIL Scuola; Mario Guglietti, Coordinatore nazionale dei dirigenti scolastici CISL Scuola; Gianni Carlini, Coordinatore nazionale dei dirigenti scolastici FLC CGIL. Per sopraggiunti impegni familiari non ha potuto partecipare, come previsto, Maria Rita De Santis, Coordinatrice nazionale dei dirigenti scolastici SNALS-CONFSAL. Per lo SNALS ha portato un saluto il Segretario di Firenze Nencini.

Titone ha esordito affermando che il confronto delle opinioni, anche diverse, rappresenta sempre un arricchimento; anche questa volta potrebbe consentire la limatura di alcune differenze. Ha chiarito ai partecipanti che la tavola rotonda prevede un intervento iniziale libero per ciascun partecipante di 15 minuti; seguirà per ciascuno un secondo intervento di 8 minuti. Riprendendo il filo dei lavori della giornata precedente, ha evidenziato che i dirigenti scolastici non sono contrari alla loro valutazione, ma temono fondatamente che questa valutazione messa in atto sia affrettata, superficiale e che soprattutto non tenga conto del vero lavoro quotidiano del dirigente scolastico. Altro timore è che ci sia il rischio che l’eccesso di obiettivi assegnati possa comportare una riduzione a mero adempimento della valutazione stessa. La Direttiva del MIUR 36/16 prevedeva la possibilità che i Direttori regionali potessero aggiungere obiettivi di contesto regionale a quelli nazionali: quasi tutti i Direttori degli USR hanno messo in atto questa possibilità fissando obiettivi che si sovrappongono a quelli nazionali e che non hanno niente a che vedere con la specificità territoriale; alcuni si sono spinti addirittura a declinare indicatori rispetto agli obiettivi, cosa che non è di loro competenza. È molto difficile trasformare gli obiettivi del RAV e del PDM in obiettivi di valutazione del dirigente scolastici. È necessario che in tutta la procedura siano garantite trasparenza, risorse, protagonismo dei dirigenti scolastico, visite sul campo, e che la retribuzione di risultato legata alla valutazione sia oggetto di contrattazione. Ci sono poi molti dubbi sulla professionalità, le competenze, la collegialità e la terzietà dei nuclei di valutazione: i Direttori regionali sembrano orientati ad utilizzare dirigenti scolastici pensionati, che di per sé non garantiscono competenza, e quei Dirigenti amministrativi e tecnici, non vincitori di concorso ma nominati direttamente da loro stessi o dal MIUR. I dirigenti scolastici non accettano di essere valutati da docenti che hanno avuto un incarico triennale come DT.

Apre la tavola rotonda Damiano Previtali affermando che la prima consapevolezza è che mai, come in questo momento, i dirigenti scolastici siano in grande difficoltà, affaticati, disorientati; non si sentono riconosciuti nel loro lavoro: non è il momento migliore per la valutazione. Il miglioramento non può avvenire per decreto; il sistema quindi vuole essere leggero negli adempimenti e assumere un atteggiamento mite, non muscolare nei confronti dei dirigenti scolastici: è necessario un ascolto attivo tra MIUR e organizzazioni e associazioni dei dirigenti scolastici. Volutamente gli obiettivi di valutazione dei dirigenti scolastici sono stati agganciati al RAV: nello scorso anno è stata richiamata l’attenzione dei dirigenti scolastici al RAV per non sbagliare a fare l’analisi. I numeri dicono che molti dirigenti scolastici hanno indicato 2-4 priorità, alcuni però ne hanno indicato 15-20: difficile migliorare su raggio amplissimo; per questo è stato chiesto di individuare priorità. Nel prossimo aggiornamento del RAV (febbraio 2017) si potranno aggiornare obiettivi e priorità. Saranno pubblicati tutti gli obiettivi delle varie Regioni, i piani regionali (entro dicembre) con la composizione dei nuclei di valutazione; passaggio ulteriore sarà la relazione annuale dei direttori generali su come è andata. Gli strumenti sono da perfezionare col contributo di tutti.

Vai alle slide di Damiano Previtali

Il secondo ad intervenire è Andrea Gavosto. Premesso che l’Istituto di ricerca da lui presieduto aveva già pubblicato un rapporto sulla valutazione nelle scuole pubbliche, evidenzia alcuni dati relativi ai dirigenti scolastici: età media di 56 anni (“diversamente giovani”), solo 7.000 su 8.600 istituzioni scolastiche coperte da dirigenti scolastici, quota percentuale delle donne dirigenti superiore al 59%. Afferma che il sistema di valutazione del modello a 3 gambe previsto dal DPR 80/13 (INVALSI-Ispettori MIUR-INDIRE) aveva una sua logica; nel tempo però c’è stata maggiore enfasi sull’autovalutazione, che senza verifica esterna perde di importanza, e minore su quella esterna e sugli indicatori di qualità. Partite le prime visite ispettive esterne sul 5% delle scuole: ogni scuola dovrà aspettare 20 anni! La valutazione non può essere semplice rendicontazione. La legge 107/15 ha introdotto il bonus premiale e così anche la valutazione del dirigente scolastico, non più solo della scuola, scompaginando un po’ il quadro. Su cosa viene valutato il dirigente scolastico? Secondo le Linee Guida del 21 settembre del MIUR viene valutato su varie competenze, cosa che spesso gli impedisce di interagire sul piano didattico con i docenti. Sembra che i dirigenti scolastici italiani siano in ritardo, rispetto ai Paesi europei, nelle capacità manageriali, gestionali, nel pianificare obiettivi; ma sembra anche che un buon dirigente scolastico produca risultati significativi rispetto agli apprendimenti degli studenti (un miglioramento del 5% sulle prove INVALSI nella sua scuola). Uno dei problemi del sistema di valutazione è l’elevata mobilità dei dirigenti scolastici. Una ricerca, su poche scuole, per verificare come lavorano i dirigenti li ha definiti “equilibristi”. Conclude affermando che principio della valutazione è che il dirigente debba essere valutato su ciò che può effettivamente fare.

Vai alle slide Andrea Gavosto

Si passa agli esponenti delle Organizzazioni Sindacali rappresentative dell’area V della dirigenza scolastica. Rosa Cirillo esordisce affermando che piaceva di più la scuola dell’autonomia e la leadership partecipata; le scuole sono tutte diverse, non possono essere omologate a un modello unico. La leadership democratica e partecipata è coerente con il modello delle scuole diversificate. Le ricerche sulla valutazione hanno prodotto risultati diversi; è bene che sia valutazione del processo non del dirigente scolastico. La valutazione annuale poi non corrisponde alla triennalità degli incarichi. La gestione della scuola non è facile, è fatta di rapporti con il personale, con i genitori, con il territorio, che cambia da un posto all’altro. Altro elemento di criticità è la rigidità dei tempi della valutazione rispetto ai tempi della scuola. Viene predicata spesso la difficoltà del lavoro del dirigente scolastico ma viene davvero tenuta in considerazione? Probabilmente no. È difficile fare proposte all’interno di un percorso già avanzato, ma si potrebbe provare a: valutare le scuole nei loro processi e nelle loro realtà e non indicare il dirigente come capro espiatorio di questa valutazione; provare ad evitare la demotivazione conseguente al rischio di valutazione non positiva con corresponsione di retribuzioni diverse; effettuare la valutazione con tempi distesi. Concludendo, questa valutazione va rigettata; la consultazione con le organizzazioni sindacali andava fatta prima e non a processo avviato ed avanzato.

È la volta di Mario Guglietti, storico rappresentante dei dirigenti scolastici della CISL Scuola. Ripercorre le tappe sulla valutazione dei dirigenti a partire dall’incontro di informativa di maggio scorso a cui seguì un comunicato unitario delle organizzazioni sindacali. Sono seguiti infruttuosi incontri tecnico-politici, da ultimo quello del 13 ottobre scorso. Sempre da parte sindacale è stata sottolineata la necessità di non fare semplici adempimenti, di non effettuare procedure burocratiche ma di mettere in atto procedure partecipate e trasparenti. L’Amministrazione ha mostrato qualche disponibilità all’ascolto ma mai per modificare l’impianto iniziale, se non per aspetti secondari. Anche la Corte dei Conti ha bacchettato l’Amministrazione per non aver accolto nell’emanazione della Direttiva alcuni suggerimenti critici avanzati dal CSPI. I sei mesi di confronto da maggio ad oggi hanno prodotto davvero poco sotto il profilo dei cambiamenti. Sono state fissate differenze retributive dal MIUR, con l’ostinazione a non volere riconoscere il ruolo della contrattazione nel determinare la retribuzione dei dirigenti scolastici legata alla loro valutazione.

Conclude il primo giro di interventi Gianni Carlini. La sua prima affermazione è che si poteva riconoscere il valore della contrattazione, della condivisione: se si parla di dare valore al lavoro, allora non lo può fare una delle parti in causa ma entrambe; questo è stato un vulnus. Bisogna riaprire il confronto sulla valutazione. Senza risorse economiche adeguate non può esserci un buon sistema di valutazione. Altra criticità è che i Direttori generali degli USR sono stati lasciati soli e liberi di gestire il processo di valutazione con tutta la loro discrezionalità: vivono Addirittura con fastidio i principi di pubblicità e trasparenza. La FLC CGIL è per la trasparenza e l’anticorruzione in ogni fase del processo di valutazione. In queste condizioni, ci sono forti timori sulla scelta dei valutatori da parte dei Direttori regionali.

Inizia il secondo giro di interventi: Titone invita a mettere a fuoco i temi relativi all’osservazione reale, in situazione, non delegata alle carte e ai documenti, e alla necessità di risorse adeguate per una buona valutazione. Carlini rinuncia al suo secondo intervento per dare più tempo a Previtali per le risposte.

Riprende la parola Guglietti: sottolinea che un piccolo segnale è costituito dalle risorse messe a disposizione per la formazione dei soggetti componenti dei nuclei di valutazione, anche se questo produrrà una diminuzione del FUN.

Cirillo ancora una volta ribadisce la necessità che la valutazione dei dirigenti scolastici corrisponda alla durata triennale dell’incarico. Aggiunge poi che le risorse economiche utilizzate per la nomina triennale di Dirigenti tecnici avrebbero potuto essere utilizzate in azioni di accompagnamento dei dirigenti scolastici. Conclude affermando che le regole non si cambiano in corso: non si può trasformare parte della retribuzione di posizione parte variabile in retribuzione di risultato; a meno di non voler riaprire un nuovo CCNL.

Gavosto sottolinea ancora una volta il rischio dell’autovalutazione: i dirigenti scolastici edulcorano e si rischia di snaturare le prove INVALSI. Ci deve essere una corrispondenza tra strumenti e valutazione. Le scuole vanno visitate più frequentemente, non ogni venti anni. I dirigenti scolastici equilibristi venivano raccontati così nelle 4 scuole oggetto della ricerca. Di quella ricerca non condivide la pari dignità dirigente scolastico-DSGA perché generebbe diarchia.

Conclude Previtali che incentra il suo secondo intervento su sette punti. 1) Coerenza del sistema di valutazione: il disegno c’è, è stato esplicitato l’anno scorso; punto di riferimento sono gli esiti degli studenti, quantificabili. Gli esiti sono fortemente condizionati dalle pratiche didattico-educative e il bonus docenti voleva andare in quella direzione. Si vedrà al termine del triennio. La parte gestionale riguarda il dirigente scolastico e la sua valutazione ha a che fare con il modo in cui il dirigente è in grado di indirizzare i processi per ottenere i risultati. I contesti socio-economici sono fortemente differenziati e di questo va tenuto conto; 2) Il dirigente scolastico verrà valutato sul perseguimento degli obiettivi, sulle leve che ha concretamente per poter incidere sulla comunità professionale. Il sistema non è chiuso; le note esplicative delle Linee guida potranno modulare meglio quanto previsto dalle Linee guida; 3) Gli effetti del processo di valutazione non si conoscono ancora. Il MIUR dà l’indirizzo e il Direttore regionale agisce in coerenza: L’INVALSI dovrà monitorare cosa succede e riferirlo al MIUR, compreso l’impatto sul vissuto delle persone; 4) La formazione: la maggior parte delle risorse (ex legge 440/97), poche comunque, sarà destinata per il sistema di valutazione; 5) I nuclei possono essere anello debole: poiché si è deboli nelle persone, bisognerà essere forti negli strumenti. Il MIUR inviterà i Direttori regionali a rendere noti tali strumenti; 6) Non vanno confusi i nuclei di valutazione della scuola con quelli di valutazione dei dirigenti scolastici: di sicuro i dirigenti scolastici saranno visitati almeno una volta nel triennio; 7) Nelle visite sarà vista come centrale la figura del dirigente scolastico, unico a conoscere la complessità del sistema; sarà un dialogo tra pari.

Ad alcune domande da parte dei partecipanti al Convegno, Previtali risponde che: la scuola data in reggenza non sarà oggetto di valutazione, anche se richiede lavoro in più; la formazione ci sarà perché altrimenti, senza, sarebbe disastrosa tutta la procedura; i Direttori regionali potevano-non dovevano- declinare obiettivi in questo primo triennio: Molti lo hanno fatto e non sempre con risultati condivisibili. Saranno analizzati dal MIUR anche se non ci sono vincoli centrali.

L’ultima relazione è di Roberto Serpieri dell’Università degli Studi Federico II di Napoli sul tema: “La buona scuola e i dirigenti: quale buona valutazione?” Si può misurare tutto con strumenti adatti ma senza la pretesa di oggettività. La normativa sulla valutazione dei dirigenti scolastici è confusa e le linee guida sono un disastro sotto il profilo metodologico. Le ricerche internazionali evidenziano come investimenti pubblici importanti nell’educazione possano fare a meno di test di valutazione (Finlandia). La buona valutazione non può essere a-contestuale. La qualità di un dirigente scolastico, se valutata, ha bisogno di tempi congrui, lunghi, e deve essere effettuata tra pari. Se i test INVALSI fossero depotenziati del loro ruolo di controllo e fossero di tipo campionario e non censuario, potrebbero produrre risultati attendibili e orientati al miglioramento. Rispetto alle prove INVALSI non è tanto importante il risultato quanto il modo in cui il dirigente scolastico riesce a comunicarne senso e importanza alla comunità professionale nella scuola. C’è uno stress da dispositivi valutativi! Più che RAV è un Rapporto di autocompilazione; il Portfolio è un aggravio di lavoro per il dirigente scolastico. C’è infine la seria questione della formazione dei valutatori. Concludendo, bisogna ridare dignità al ruolo delle Organizzazioni Sindacali: nei contesti ad alta professionalizzazione è la via principale per opporsi alla dequalificazione progressiva del sistema educativo.

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Conclusioni

Le conclusioni del convegno sono affidate a Domenico Pantaleo, Segretario generale della FLC CGIL. Prima di dargli la parola, Carlini ha informato i presenti che Pantaleo è arrivato a fine mandato e ha voluto porgergli, a nome della struttura nazionale di comparto dei dirigenti scolastici, un saluto e ringraziamenti per tutto quello che ha fatto in questi otto anni nei confronti del MUR, delle altre organizzazioni sindacali per i settori della conoscenza, per la scuola e per i dirigenti scolastici.

Pantaleo ha iniziato affermando che parlare di valutazione equivale a parlare di qualità del sistema scolastico, di dove si vuole andare, degli spazi sociali. Ha ricordato che in questi anni alcune tendenze hanno attraversato la società italiana: l’economia prima di ogni altra cosa; il mercato; l’aumento delle diseguaglianze. Lo si è visto nella scuola prima con Gelmini e Berlusconi e adesso con la legge 107/15. Prima dei sistemi valutativi, qual è oggi il senso, la finalità del sistema istruzione? Noi vogliamo che i nostri giovani abbiano le competenze, soprattutto quelle di tipo trasversale, per affrontare un mondo radicalmente cambiato, con i saperi estremamente cambiati. La legge 107/15 è tutta orientata sull’organizzativo; si è tentato di de-costituzionalizzare la scuola pubblica. Il sistema di valutazione non è un sistema oggettivo, neutro, ma conseguente ad una idea di scuola e delle sue finalità. Il sistema di valutazione deve essere partecipato, non gerarchico-burocratico; dei termini leadership educativa, autonomia scolastica, comunità educante non se ne sente più parlare, sono sempre più emarginati nei fatti dal dibattito pubblico sulla scuola. La valutazione dovrebbe dare valore a ciò che si fa; la critica maggiore che si fa alla Direttiva sulla valutazione è che non è stata preceduta da un vero confronto, non c’è stata condivisione, nessun impegno di individuare insieme gli obiettivi. Si è imposto il sistema, con un’idea gerarchica di scuola, nemmeno mutuata dall’impresa attenta invece a queste cose: La valutazione sembra finalizzata a misurare come funziona il sistema gerarchico; la valutazione del dirigente scolastico non può essere svincolata da contesti più ampi che riguardano gli attori del servizio scolastico e il suo territorio, perché le differenze economico-sociali dei territori incidono profondamente sulla realtà delle singole scuole: c’è una interdipendenza Valutazione scolastica-personale-dirigente scolastico-territorio. Un altro limite è costituito dalla non cognizione del funzionamento delle varie autonomie scolastiche: questo è un tentativo di sfuggire dalla realtà. Per fare buona scuola serve umiltà, capacità di programmazione del dirigente scolastico e non trasportare parole del sistema produttivo sulla scuola che ha invece una funzione sociale. Ma come fanno le scuole e i dirigenti scolastici a programmare, a fissare obiettivi se sono presi dalle pastoie organizzative, amministrative, legali? Oggi le scuole non sono in grado di programmare nulla perché sono realtà esagerate nelle loro dimensioni e complessità e sono costrette a stare sempre dietro le emergenze. Non può esserci un sistema di valutazione senza valorizzazione delle competenze professionali e senza trasparenza; il sistema di valutazione andava legato al contratto nazionale. Un sistema di valutazione serio presuppone un organismo indipendente, competente, non sottoposto a ricatti, supportato da un sistema relazionale, non imposto. Tutto questo non c’è nella Direttiva! Il sistema proposto non è trasparente e rende centrale il ruolo dei Direttori regionali a cui dà poteri e responsabilità nella valutazione dei dirigenti scolastici. Il rapporto tra valutazione e questioni salariali è inaccettabile, non tanto in termini assoluti ma in relazione alla distinzione in fasce legate alle risorse a disposizione. Da un monitoraggio FLC CGIL sul bonus è risultato che il 70% delle risorse è stato destinato a figure organizzative, il 10% sulla base dei giudizi di studenti e famiglie, il 10% sull’innovazione didattica, il 10% in forme varie. Si può dire che i 200 milioni del bonus sono stati utilizzati in maniera discutibile. Concludendo, un buon sistema di valutazione non deve portare diffidenza ma condivisione, dare valore alla scuola e a chi la dirige; se la scuola, dove sono le diverse professionalità, non funziona bene non si possono scaricare le colpe sui dirigenti scolastici ma intervenire per migliorare la scuola.

Carlini ha ringraziato tutti i relatori ed i partecipanti al convegno ed ha dato appuntamento al convegno del prossimo anno.

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