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Il 20 maggio sciopero di tutto il personale dell’Università, degli Enti di Ricerca e dell’AFAM

Così come per la scuola, FLC CGIL e UIL RUA proclamano con lo sciopero nazionale il blocco di tutte le attività.

07/05/2016
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Anche per l'Università, la Ricerca e l’AFAM - così come per la scuola che sciopera nella stessa giornata - il 20 maggio 2016 sarà una giornata di blocco di tutte le attività: FLC CGIL e UIL RUA hanno infatti proclamato lo sciopero nazionale di tutto il personale che lavora nelle Università, negli Enti di Ricerca e nell’Alta Formazione Artistica e Musicale.

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La situazione di questi settori, privi di contratto nazionale da oltre 7 anni, in una crisi decennale di finanziamenti, con un esplosivo problema di precariato e di mancato turn-over, ha bisogno di soluzioni immediate.Per il personale contrattualizzato, dopo la firma dell’accordo sui comparti deve aprirsi la stagione contrattuale, ma con tre imprescindibili interventi governativi:

  • La cancellazione della cosiddetta riforma Brunetta e contro ogni tentativo di applicarla attraverso le deleghe Madia.
  • Lo stanziamento di risorse per rinnovare il contratto e non l’insulto dei 7 euro di aumento stanziati nella legge di stabilità.
  • Lo sblocco della contrattazione integrativa e piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro.

Lo sciopero del 20 maggio rivendica con forza la dignità del lavoro di chi opera nei settori dell’Università, della Ricerca e dell’Alta Formazione Artistica e Musicale.

L’Università ha perso quasi un miliardo di finanziamenti pubblici, ha visto ridursi del 25% in pochi anni le immatricolazioni, ha perso circa il 20% del proprio organico complessivo di docenti e personale tecnico-amministrativo, è sottoposto ad un sistema di valutazione sbagliato, dannoso e farraginoso. Ha visto esplodere il fenomeno del precariato, la chiusura casuale ed indiscriminata di corsi di studio, l’aumento delle tasse universitarie con l’espulsione dei ragazzi provenienti dalle classi meno abbienti.
Serve un piano straordinario di reclutamento, un investimento importante sul diritto allo studio; serve recuperare almeno le risorse che sono state tagliate al Fondo di Finanziamento Ordinario negli ultimi otto anni e superare tutte le forme di precariato, stabilizzando il personale T.A. e prevedendo un’unica figura pre-ruolo per la docenza universitaria, con tutele e diritti pari a quelli del personale di ruolo.
Occorre istituire il ruolo unico della docenza e garantire diritti, tutele e trattamento economico adeguato a tutti il lettori/CEL.
Serve una grande mobilitazione di tutte le componenti dell’università: studenti, docenti, tecnici-amministrativi, Lettori/CEL, precari per riaffermare il ruolo pubblico dell’università, per difendere il dettato costituzionale, contro qualsiasi idea di privatizzazione del sistema, per una università davvero di qualità che non lasci nessuno escluso, per il rilancio e la riqualificazione delle Aziende Ospedaliere Universitarie.

Per gli Enti Pubblici di Ricerca serve un investimento strutturale. che non può essere sostituito dal sostegno a eccellenze vere o presunte costruite magari con finanziamenti mirati. Le priorità sono i fondi ordinari e il reclutamento: anche misure aggiuntive come quelle del Pnr devono essere destinate a interventi che rispondano alle emergenze del sistema. Soprattutto serve un piano pluriennale di stanziamenti a partire dalla prossima legge di stabilità, finalizzato a triplicare l’investimento dello Stato nella ricerca pubblica fondamentale e applicata, con un reclutamento di almeno 10.000 lavoratori stabili.
È necessaria una forte iniziativa contro la precarizzazione a vita contenuta nella bozza di delega Madia. Non ha senso ricopiare il già fallito sistema di reclutamento previsto per l’Università dalla legge 240/10 e siamo contro lo smantellamento del contratto attraverso l'introduzione inaccettabile di una “legificazione” non meglio identificata del rapporto  di lavoro dei ricercatori  e tecnologi.

L’AFAM, mortificata da una riforma che dopo 17 anni ancora non vede il traguardo, rivendica l'allineamento al sistema universitario: messa ad ordinamento dei bienni; acquisizione di autonomia e di un nuovo modello di governance; strutturazione e attivazione dei dottorati di ricerca in ambito artistico-musicale; assetto della docenza; stabilizzazione dei precari; emanazione dei regolamenti per il reclutamento, lo sviluppo e la programmazione del sistema artistico, musicale coreutico; statizzazione degli ex istituti musicali pareggiati.

Serve un impegno politico concreto, basta chiacchiere. Il 20 maggio chiudiamo le Università, gli Enti di Ricerca, le Accademie e i Conservatori e manifestiamo nelle piazze la nostra rabbia e la nostra indignazione!