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Contrastare l'illegalità ma anche rimuoverne i germi investendo nella formazione

Cittadinanza attiva, solidarietà e legalità, si apprendono in primo luogo a scuola.

08/01/2010
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Contro la ‘ndrangheta: più polizia e giudici.

Questo è l’intendimento espresso dal ministro della Giustizia Angelino Alfano e dal ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Per combattere l’illegalità, quindi, si pensa di potenziare gli apparati che intervengono a posteriori e peraltro dopo avere ampiamente tagliato le risorse alle forze di polizia e scatenato una campagna denigratoria nei confronti della magistratura.

Non siamo contrari al potenziamento di questi apparati, ma non siamo convinti che la chirurgia, al posto della medicina preventiva, sia la cura e la filosofia migliore.

Abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie immagini e parole di un ex Ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli, che nella trasmissione “Anno Zero” andata in onda ieri sera, inveiva contro una insegnante precaria che lamentava oltre che una situazione disperata di precarietà del lavoro e della vita sua e di altri centinaia di migliaia di insegnanti e personale ATA, lo stato di abbandono e di deprivazione della scuola italiana.

Tagli al personale (circa 150.000 in tre anni), tagli ai fondi destinati al funzionamento delle scuole, aumento degli alunni per classe (sono ormai tantissime le classi con oltre trenta alunni), difficoltà di inserimento e integrazione per alunni disabili e alunni senza cittadinanza italiana, mancanza di risorse per i rinnovi dei contratti che determinano impoverimento e degrado della condizione materiale e sociale dei lavoratori della scuola.

La scuola è il luogo principale in cui si trasmettono alle giovani generazioni i principi costituzionali della cittadinanza attiva, della solidarietà e della legalità.

Investire nel sistema della formazione, da quella di base a quella universitaria, a partire dalle situazioni più povere e afflitte dalla criminalità diffusa, significa porre le basi per la costruzione di una società in cui il germe dell’illegalità viene espunto alla radice dalla coscienza collettiva e quindi non può contare su forme di tolleranza, omertà e collusione, generate spesso da ignoranza e bisogni.

Investire nella formazione vuol dire operare preventivamente rispetto ai fenomeni sociali devianti.

Ma questo non sta nell’orizzonte politico di questo governo e nemmeno dell’ex Ministro della Giustizia Castelli.

Roma, 8 gennaio 2010