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Una scuolettina da anni Cinquanta

Enrico Panini (Cgil): «L’85% degli insegnanti ha bocciato il ministro»

17/10/2004
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Enrico Panini (Cgil): «L’85% degli insegnanti ha bocciato il ministro»
(Domenica 17 ottobre 2004, intervista apparsa su varie testate di quotidiani)

MILANO. A circa un mese dall’inizio delle scuole il ministro Moratti « esce bocciato su tutta la linea». Ne è convinto Enrico Panini, segretario nazionale Cgil Scuola, che cita il risultato di un’indagine a campione commissionata dal sindacato: « L’85% dei docenti boccia la riforma ed è un risultato omogeneo sul territorio e per ordini scolastici. Questo perché questa legge mette in discussione i valori fondamentali della scuola pubblica, attacca i diritti e perché ormai nessuno crede più agli spot del ministro».

Partiamo dal tutor...

« E’ bloccato quasi ovunque e è in corso una trattativa sindacale. Il modello del supermaestro o superprofessore da “scuolettina anni Cinquanta” risulta professionalmente bocciato».

E il tempo pieno?

« La maggioranza delle scuole ha confermato il tempo pieno di 36-40 ore ma c’è una pressione crescente e preoccupante delle direzioni regionali e di esperti del ministero a trasformarlo in dopo-scuola. L’offerta formativa è stata salvaguardata grazie all’autonomia».

Per quanto riguarda invece le tre «I»: inglese, internet, impresa?.

« E’ rimasta solo l’impresa. Non si è investito sui computer, dicono che sono aumentati perché contano anche quelli rotti e quelli in uso negli uffici. Si fa meno inglese ma anche meno italiano. Resta l’impresa: se verrà approvato un decreto legislativo, la cui discussione partirà a giorni, avremo studenti che lavorano con sotto-salario. E questa sarebbe formazione?».

Per quanto riguarda le nomine degli insegnanti, che punto siamo?

« Nonostante i proclami del ministro, la realtà è che le nomine in ruolo sono state fatte tardivamente, che quelle dei supplenti sono tardive e che in molte scuole non ci sono le graduatorie definitive».

C’è poi la questione dei finanziamenti...

« I 110 milioni di euro previsti dalla Finanziaria sono il 18 per cento di quanto promesso per il 2004/2005 e solo l’1 per cento del piano di finanziamenti del governo. I tagli sono superiori agli investimenti e ci vorrà un secolo per dare alla scuola quello che il governo si è impegnato a dare. Inoltre questa falsa finanziaria prevede il taglio dei trasferimenti agli enti locali il che significa riduzione dei servizi e aumento dei costi delle famiglie. Una cifra ridicola viene poi destinata all’edilizia scolastica: dieci milioni di euro per trentamila sedi da mettere a norma entro il 31 dicembre parte delle quali inagibili. Questa è una strategia oculata di dissanguamento della scuola pubblica».

Anche l’Università è sul piede di guerra.

« L’avvio dell’anno accademico è bloccato ovunque e c’è una solidarietà diffusa, a partire dai senati accademici, alla protesta di tutte le sigle dei docenti e dei sindacati. La situazione è in ebollizione contro un disegno di legge che prevede la scomparsa dei ricercatori e introduce il controllo politico sul reclutamento dei docenti e contro una Finanziaria ostile all’università. E anche qui brilla il ministro che non sente neppure l’obbligo morale di convocare un confronto. A questo punto lo scontro non potrà che aumentare di intensità». (m.v.)

Roma, 17 ottobre 2004