Testo CCNL Istruzione e Ricerca

Home » Attualità » Previdenza » APE volontaria per il personale della scuola: una nota del MIUR autorizza il pensionamento dal 1° settembre 2018

APE volontaria per il personale della scuola: una nota del MIUR autorizza il pensionamento dal 1° settembre 2018

È possibile presentare la domanda cartacea con la certificazione dell’INPS.

17/07/2018
Decrease text sizeIncrease  text size

La nota 32478 del 17 luglio 2018 del Ministro dell’Istruzione autorizza i possessori del diritto al trattamento dell’APE Volontaria, certificato dall’INPS, a produrre domanda cartacea di dimissioni dal servizio entro il 31 agosto 2018 per andare in pensione dal 1° settembre seguente.

Il MIUR aveva già autorizzato, con una nota l’8 febbraio scorso, il personale della scuola in possesso del diritto all’istituto dell’APE Sociale e della condizione di lavoratore precoce certificati dall’INPS, a produrre domanda di dimissioni entro il 31 agosto 2018, per andare in pensione dal 1° settembre seguente.

Anche questa domanda cartacea potrà essere presentata all’istituto in cui si presta servizio, (all’USR per i dirigenti scolastici). Nella domanda si indicherà il possesso dei requisiti previsti per l’APE sociale, certificati dall’INPS con apposita comunicazione.

La nota del ministero arriva quando già alcuni detentori del diritto all’APE volontaria stanno pagando il prestito necessario per arrivare alla data prevista per il pensionamento. Come abbiamo richiesto in diverse sedi, è necessario che il Ministero aggiorni l’applicazione per le dimissioni su istanze online, introducendo, oltre ai normali requisiti di legge, anche i requisiti che discendono da normative che ormai stanno entrando nella normale prassi. Ci riferiamo oltre che all’Istituto dell’APE, anche al cumulo pensionistico e alla totalizzazione dei contributi, sempre più utilizzati dal personale della scuola per accedere al pensionamento.

È d’obbligo per noi confermare il giudizio negativo espresso dalla CGIL sullo strumento dell’APE volontaria che costringe all’uscita dal lavoro tramite un prestito bancario, mettendo in discussione il diritto alla pensione come parte fondamentale dello stato sociale.