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Pensioni: quota 96, il Governo Letta getta la spugna

Il provvedimento non sarà incluso nel Decreto Scuola in discussione nel prossimo Consiglio dei Ministri del 9 settembre.

06/09/2013
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La FLC CGIL ritiene un atto estremamente negativo il comportamento del Governo Letta che, dopo averlo illuso, ha negato al personale della scuola, che aveva maturato il diritto alla pensione entro il 31 agosto del 2012, la possibilità di poter accedere al pensionamento con i requisiti ante riforma Fornero, riconoscendo la peculiarità dell'anno scolastico che non coincide con l'anno solare.

Anche con questo Governo le austere regole del Bilancio, vessatorie e punitive, bloccano i diritti dei lavoratori riconosciuti dalla legislazione vigente e dai molti ricorsi messi in atto anche dalla FLC CGIL.

La FLC CGIL ha profuso tutto il suo impegno perché la politica risolvesse quella che da subito per i lavoratori della scuola si è connotata come una ingiustizia nelle ingiustizie prodotte dalla Riforma Fornero.

La FLC CGIL ha introdotto il tema delle pensioni in tutte le mobilitazioni dello scorso anno scolastico. Nello stesso tempo ha affiancato l'iniziativa all'attività di tutela, nella consapevolezza che la Riforma Fornero nella norma di salvaguardia aveva disconosciuto la peculiarità dei lavoratori della scuola che da sempre hanno goduto di una sola finestra di uscita alla fine dell'anno scolastico, per garantire la continuità didattica e per l'allineamento dello sviluppo delle anzianità di servizio e delle carriere che iniziano proprio con l'anno scolastico

La FLC CGIL ha impugnato davanti al TAR del Lazio la Circolare ministeriale della Funzione Pubblica dell'8 marzo 2012, la Circolare n. 23 e il Decreto n. 22 del MIUR del 12 marzo che applicano al settore pubblico e alla scuola la riforma Fornero.
Il TAR del Lazio il 4 luglio 2012, a fronte della nostra impugnativa dei provvedimenti attuativi della riforma Fornero, ha ritenuto di sottrarsi dal giudizio ritenendo competente in materia il giudice del lavoro.
La FLC CGIL, tramite il proprio ufficio legale, ha notificato al Consiglio di Stato la presentazione del ricorso contro la decisione del TAR, mentre proseguivano i ricorsi al giudice del lavoro avviati dalle nostre strutture territoriali

Il 12 dicembre 2012 la FLC CGIL ha incontrato le forze politiche che si sono spese nelle aule parlamentari e hanno cercato in tutti i provvedimenti legislativi del Governo Monti che si sono succeduti dal "Milleproroghe" al Patto di stabilità, di restituire il diritto leso ai lavoratori della scuola, auspicando che la battaglia fosse foriera di un successo delle iniziative fin lì intraprese.

Non appena la Ministra Carrozza è stata nominata, la FLC CGIL le ha scritto una lettera chiedendole di porre fine al contenzioso previdenziale del personale della scuola. L'impegno del Governo Letta pareva fosse in grado di tradurre la giurisprudenza in diritto, così non è stato.

Ora rimane la sentenza della Corte Costituzionale, prevista per novembre, come ultima sponda di questo contenzioso infinito, che comunque conferma alcune convinzioni della FLC CGIL:

  • la riforma Fornero non è stata prodotta per difendere i diritti di alcun lavoratore, giovane o vecchio che sia, ma per mettere in discussione una pietra miliare dello Stato sociale, la previdenza pubblica;
  • la riforma Fornero con i suoi rigidi criteri di accesso al pensionamento impedisce qualsiasi ricambio generazionale, mentre con lacrime di coccodrillo, si citano i numeri della disoccupazione giovanile;
  • la riforma Fornero nel giro di due anni ha ridotto di un terzo il turn over della scuola, i cui lavoratori sono in media i più anziani di Europa, impedendo a migliaia di precari la giusta stabilizzazione.

Il Governo Letta ha perduto una occasione, riconoscendo i diritti lesi dei lavoratori della cosiddetta “Quota 96”, di mettere in discussione la rigidità di una Riforma delle pensioni che si connota come una gabbia dalla quale non si può uscire.

La FLC CGIL continuerà in tutte le iniziative a porre il tema della revisione della riforma Fornero, perché ai lavoratori va garantito un sistema previdenziale flessibile all'interno del quale collocare i propri diritti, ma anche le esigenze personali.