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Università del futuro e Ricerca: due nuovi approfondimenti di Articolo 33

Vi proponiamo in anteprima due articoli di prossima pubblicazione sul numero di marzo/aprile della rivista.

09/04/2021
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Dopo la pandemia sarebbe giunto il momento di interrogarsi e scegliere verso quali nuovi orizzonti indirizzare e accompagnare le future generazioni. È un punto cruciale che Fabio Matarazzo snoda mese dopo mese tra le pagine della rivista Articolo 33, quello sull’Università del futuro. Nel suo nuovo articolo del numero di marzo/aprile di prossima pubblicazione, continua a farlo eviscerando principi fondamentali del programma di Governo per l’Università che, purtroppo, non sembrano ancora andare in questa direzione. Quale sembra essere la prima urgenza della nuova Ministra? L’aumento dei laureati. Come conta di farlo? Ampliando in misura significativa gli accessi, agevolandoli anche con il finanziamento di ulteriori borse di studio e nuove residenze.

Ma, secondo Matarazzo, accanto alle facilitazioni finanziarie ci deve assolutamente essere un adeguamento del bisogno di competenze dell’industria e dei ragazzi stessi. E qui più che finanziare bisogna rendere più flessibile il sistema. Come? Dando la possibilità di introdurre delle novità nei nostri corsi di studio e favorire l’interdisciplinarità. Facendo un discorso chiaro anche su formazione degli Istituti tecnici superiori e delle lauree con sbocco professionale.

Dalle Università potremmo e dovremmo attenderci qualche segnale in questa direzione. Riceviamo, invece, un’attenzione sempre più marcata alle esigenze dell’industria e delle contingenti professionalità. Come se tutto girasse solo ed esclusivamente attorno al PIL. Un’eventuale e auspicabile inversione di tendenza non sembra, per ora, all’orizzonte.

Vai all'articolo completo di Fabio Matarazzo

Alberto Silvani, nel suo articolo del nuovo numero di Articolo 33 affronta un altro tema che ci sta molto a cuore: quello legato alle vicende del Consiglio Nazionale delle Ricerche, protagonista, non richiesto, di una difficoltà di avvicendamento nei suoi organi direttivi che si protrae da oltre un anno e che non ha ancora trovato una soluzione definitiva, e che può essere riassunto, come dice Silvani, con un processo a tappe – non sempre coerenti tra di loro – tra molti stop e pochi go…

Parliamo dell’ente scientifico più rilevante del paese, un ente che negli ultimi anni è stato “messo a dieta” come molti altri attori del sistema ricerca: una dieta che ha inciso profondamente rendendone difficile la programmazione e costringendo a scelte, spesso irrazionali, ma dettate dalla necessità di sopravvivere. Su tutto questo è intervenuto lo tsunami di quest’anno “vissuto pericolosamente” causa pandemia.

La situazione è andata precipitando negli ultimi mesi, stretta tra una crisi di governo, il riacutizzarsi della pandemia e delle misure eccezionali, e la necessità di salvaguardare forma e sostanza dei meccanismi decisionali. Il tutto anche collegato all’approvazione di un “bilancio di guerra”.

Il rischio è quello di una perdita di ruolo mentre fioriscono nuovi centri di ricerca.
E allora che fare?

Vai all'articolo completo di Alberto Silvani