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INSEGNANTI FANNULLONI? MA DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?

Comunicato stampa di Enrico Panini, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil

23/10/2006
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Il prof. Ichino è uno studioso autorevole ma nel caso della sua recente denuncia, circa l’esistenza di una situazione della scuola caratterizzata da insegnanti fannulloni protetti da regole garantiste che non consentirebbero di poterli sanzionare, è stato sicuramente male informato.

Nella scuola, infatti, ci sono regole che consentono di sanzionare ogni tipo di infrazione ed esiste un preciso sistema disciplinare, le cui caratteristiche, per altro, sono definite esclusivamente per via legislativa.

Noi non abbiamo mai coperto atteggiamenti che infrangono le regole che sovrintendono al nostro lavoro, e questo vale per noi ancora di più in un settore importante come la scuola dove anche l’esempio personale è fondamentale nel processo educativo.

Ma siamo contrari alla modifica delle regole esistenti, convinti che si debba far funzionare ciò che c’è già.

Ed è bene aver chiaro che la stragrandissima parte dei docenti non solo svolge con impegno il proprio lavoro ma dedica molte ore di lavoro in più per un’attività nella quale si sente particolarmente coinvolta e nella quale l’impegno di ognuno consente ancora alla nostra scuola di affrontare le sfide di tutti i giorni.

Ma di questo senso di abnegazione non si fa mai cenno.

In realtà, facendosi scudo dell’autorevolezza del prof. Ichino, si utilizzano casi isolati per muovere altre opzioni.

La prima punta direttamente alla Finanziaria, attualmente in discussione, promuovendo una tesi in base alla quale tutto ciò che è Stato non è altro che un coacervo di fannullonismo e che, pertanto, non solo non bisogna investire in questi comparti ma che bisogna ricavare da lì risorse male utilizzate magari affidando funzioni dello Stato al privato.

La seconda punta ad introdurre più “semplicemente” il licenziamento discrezionale, ciò che non esiste, grazie alle lotte del movimento sindacale, in nessun luogo di lavoro se non in quei campi privi di diritti nei quali lavorano i nuovi schiavi del XXI secolo e contro i quali abbiamo manifestato sabato a Foggia.

Roma, 23 ottobre 2006