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La legge di iniziativa popolare per una buona scuola è ora un disegno di legge. Pantaleo: scelta positiva

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

01/08/2014
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La FLC CGIL giudica positivamente la presentazione di un disegno di legge per una buona scuola della Repubblica. Leggi il comunicato del comitato promotore.

Le nostre elaborazioni sono coerenti con il modello di scuola inclusivo, laico e democratico contenuto nel testo. Il cantiere scuola della FLC CGIL si muove in quell'orizzonte mettendo in campo un progetto complessivo di innovazione del sistema d'istruzione del nostro Paese che parte dalla valorizzazione del lavoro di docenti e del personale della scuola.

Riteniamo necessario un radicale cambio di rotta rispetto alle politiche che hanno devastato negli scorsi anni la scuola pubblica. Fino ad ora nelle scelte annunciate del Governo non si avverte una reale svolta a partire dalla necessità di tornare ad investire per innalzare i livelli di istruzione e migliorare la qualità dell'offerta formativa. La scuola è un bene comune che deve essere messo al servizio di una idea avanzata di società garantendo diritti e benessere sociale. È fondamentale allargare gli spazi di partecipazione e di democrazia e bisogna opporsi all'autoritarismo per imporre scelte sbagliate che indebolirebbero ulteriormente la funzione sociale e democratica della scuola.

Siamo disponibili a tutte le iniziative che aprono una discussione pubblica sui contenuti del disegno di legge. I temi della conoscenza devono uscire dalle istituzioni del sapere per diventare patrimonio di tutti i cittadini.

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Comunicato del Comitato per la ripresentazione della LIP

Dopo 8 anni la Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica - la LIP - ritorna sotto forma di disegno di legge grazie alla presentazione in Senato dei senatori Mussini (gruppo Misto), Petraglia (Gruppo Misto Sel), Montevecchi (M5S), Tocci (PD), Luzzi (PdL), Centinaio (Lega), Bignami (gruppo Misto), Bencini (gruppo Misto), Gambaro (gruppo Misto), Romani Maurizio (gruppo Misto), Serra (M5S), Ricchiuti (PD).

Si tratta di un grande successo per la scuola democratica, per i comitati e le associazioni, per i docenti, gli studenti, i genitori - per i 100mila cittadini che la sottoscrissero - che nel 2006 contribuirono ad elaborare con passione e competenza una proposta che ancora oggi ci parla di un’idea di scuola – di cui il testo illustra le norme generali per tutti gli ordinamenti - in grado di rispondere ad esigenze, richieste, interrogativi che negli anni non si sono sopiti. E che, anzi, la cifra del cambiamento e della complessità che caratterizza il nostro tempo ha amplificato, sebbene i governi che si sono succeduti non abbiano ritenuto di affidare ad un modello di scuola inclusivo, laico, democratico la centralità che meriterebbe.

Oggi più che mai, mentre proposte frettolose ed estemporanee, promesse, affermazioni e smentite si abbattono sul mondo della scuola - sempre e rigorosamente senza interlocuzione alcuna con chi la scuola la fa e la frequenta quotidianamente; sempre senza la quantizzazione dei fondi necessari e disponibili per concretizzare gli interventi (anzi continuando a sottrarre fondi alla scuola) - contenuto e metodo della LIP possono costituire un riferimento fondamentale, che merita di essere sostenuto con convinzione.

È per questo che il Comitato per la ripresentazione della LIP – ringraziando i senatori che hanno sentito la necessità di sostenere il nuovo percorso che la nostra proposta, grazie a loro, si accinge a fare – chiede ancora loro di seguirne con il massimo di attenzione l’iter parlamentare, assicurando il sostegno di quanti (e siamo tanti) non hanno cessato di credere che una Buona Scuola per la Repubblica sia lo strumento principale attraverso il quale lo Stato sia in grado di rimuovere ostacoli e differenze su base socio-economica, assicurando a tutte e a tutti condizioni che siano in grado di preparare per il mondo che li aspetta cittadini consapevoli e donne e uomini più ricchi perché più colti.