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Camera-VII Commissione-Audizione del ministro Moratti-15.10

COMMISSIONE VII CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE Resoconto stenografico AUDIZIONE PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FERDINANDO ADORNATO La seduta comincia alle 15,05. Sulla pu...

20/10/2003
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COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE
Resoconto stenografico

AUDIZIONE

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FERDINANDO ADORNATO

La seduta comincia alle 15,05.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Letizia Moratti, sugli orientamenti del Governo in materia di istruzione, università e ricerca.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento della Camera dei deputati, del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Letizia Moratti, sugli orientamenti del Governo in materia di istruzione, università e ricerca.
Ringrazio il ministro per la sua estrema puntualità. Saluto e ringrazio, altresì, il sottosegretario di Stato, Valentina Aprea, per la sua presenza a questa audizione.
Vorrei illustrare, brevemente, in che modo intendiamo organizzare lo svolgimento di questa audizione. Ho pregato il ministro Moratti di contenere la sua relazione, possibilmente, in un tempo compreso tra i 30 e i 40 minuti, salvo consegnare agli atti della Commissione il testo integrale dell'intervento, ove non fosse possibile illustrarlo completamente. Preciso che tale impostazione ha uno scopo preciso. Infatti, pur annunciando sin d'ora che sarà necessario svolgere un seguito di questa

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audizione, in una data che sarà concordata con il ministro, intendo consentire, comunque, ai gruppi politici, secondo quanto mi è stato richiesto, di illustrare, anche se brevemente, i primi interventi. Se occupassimo un'intera ora di tempo soltanto con l'esposizione della relazione e stabilissimo la data per il seguito di questa audizione, ad esempio, tra 15 giorni, evidentemente, non ci sarebbe lo spazio, per i gruppi, di esprimere anche soltanto una valutazione immediata. Perciò, invito il ministro, se è d'accordo, ad illustrare la propria relazione in modo che, successivamente, potranno intervenire i rappresentanti dei gruppi che ne faranno richiesta, soltanto per pochi minuti ciascuno. Nella prossima seduta, potranno essere svolti altri interventi, in modo più ampio.
Do quindi la parola al ministro.

LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor presidente, cercherò di rispettare i tempi prefissati e, naturalmente, consegnerò a questa Commissione il testo integrale del mio intervento.
Credo che questo nostro incontro sia, come sempre, importante perché ci permetterà di fare il punto sui risultati raggiunti e sulle criticità che ancora devono essere affrontate, per verificare anche, in prospettiva, quale lavoro il Governo intenda compiere nei settori della scuola, dell'università e della ricerca.
Desidero iniziare dalla scuola. Le principali operazioni realizzate dal Ministero in questo periodo, naturalmente, sono state collegate all'avvio dell'anno scolastico, che ha avuto inizio regolarmente per il terzo anno consecutivo. Inoltre, abbiamo provveduto ad una sperimentazione più ampia di quella effettuata l'anno scorso nelle 251 scuole che avevano iniziato a "saggiare" la riforma. Mediante un decreto apposito, nelle classi prime e seconde della scuola elementare abbiamo

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iniziato a sperimentare l'inglese e l'informatica. Per garantire l'effettiva generalizzazione dell'insegnamento di queste due materie nelle prime e nelle seconde classi della scuola primaria, abbiamo istituito 1500 posti in organico ed è in corso una serie di iniziative che, attraverso strumenti innovativi, consentiranno di fornire un supporto agli insegnanti delle due discipline. In particolare, ricordo i due canali tematici che abbiamo avviato, a seguito di una convenzione con la RAI, l'uno a supporto dell'insegnamento dell'inglese, nelle scuole elementari, denominato "Divertinglese", l'altro a supporto dell'insegnamento dell'informatica, nello stesso ordine di scuole, denominato "DivertiPC". Tra l'altro, riguardo all'informatica, tengo a sottolineare che abbiamo attuato interventi molto significativi per la formazione dei docenti. Lo scorso anno, ne abbiamo formati oltre 180 mila a tre livelli di alfabetizzazione tecnologica, affinché possano garantire questo insegnamento in ogni ordine e grado di scuola. Quest'anno, si sta svolgendo un ulteriore corso di formazione per 50 mila docenti, in maniera specifica per le scuole elementari, in modo che, quando i ragazzi avranno acquisito le prime basi per iniziare ad utilizzare un computer, avranno insegnanti preparati per questo.
In attesa della emanazione del decreto attuativo del "diritto-dovere alla istruzione e alla formazione", introdotto con la legge n. 53 del 2003, abbiamo concluso un accordo importante per la sperimentazione di questo diritto-dovere con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con tutte le regioni e le autonomie locali. Si tratta di un accordo quadro, sancito dalla Conferenza unificata nello scorso mese di giugno, che prevede, naturalmente in via sperimentale, l'istituzione, in tutte le regioni, di percorsi di istruzione e formazione professionale di durata almeno triennale, nell'ambito dei quali i

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ragazzi potranno assolvere al loro diritto-dovere e conseguire, quindi, una qualifica professionale riconosciuta a livello nazionale - non più soltanto a livello regionale - nonché crediti utili all'eventuale prosecuzione degli studi. Per dare attuazione all'accordo quadro, poi, sono stati stipulati alcuni protocolli di intesa specifici con tutte le regioni e con le province autonome di Trento e Bolzano. Quindi, tenendo conto delle specificità territoriali, tutti questi enti hanno sottoscritto tale importante accordo. Naturalmente, seguiamo con attenzione lo sviluppo di questi percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale perché riteniamo che l'offerta formativa diversificata nel secondo ciclo costituisca uno dei principali punti qualificanti della legge n. 53 del 2003 per dare risposte concrete al problema della dispersione scolastica. Si tratta di uno dei temi sui quali è particolarmente focalizzata la nostra attenzione.
Sono in uno stadio avanzato i lavori dei gruppi tecnici nei quali operano congiuntamente il nostro Ministero, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e le regioni per la definizione degli standard nazionali dei percorsi sperimentali, che saranno condivisi con tutte le parti sociali e le parti datoriali, naturalmente nel rispetto dei rispettivi ruoli e competenze istituzionali.
Tornando al tema dell'avvio dell'anno scolastico - punto importante al quale ho accennato all'inizio - informo con soddisfazione la Commissione che le operazioni di nomina del personale docente per i posti vacanti, necessarie per il regolare avvio delle attività scolastiche, sono state completate tutte entro le date previste, cioè entro il 31 luglio e, per le ultime, entro il 31 agosto 2003. Quindi, per la terza volta consecutiva, l'anno scolastico è partito regolarmente. Purtroppo, abbiamo incontrato problemi a causa di alcune pronunce giurisprudenziali,

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a seguito delle quali il Governo ha presentato, al Senato, un disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri il 19 settembre scorso. Il provvedimento, peraltro fortemente sollecitato proprio da questa Commissione, mediante risoluzioni e ordini del giorno, stabilisce i criteri per la rideterminazione dei punteggi nell'ambito delle graduatorie permanenti e per la stabilizzazione di alcune categorie di docenti in possesso del requisito dei 365 giorni di servizio su posti di sostegno, ma privi dell'abilitazione all'insegnamento o del titolo di specializzazione per il sostegno, ovvero di entrambi i requisiti. Riteniamo necessaria la approvazione di questo disegno di legge prima della emanazione della ordinanza annuale degli incarichi delle supplenze e prima della immissione in ruolo che, già da tempo, questo Ministero ha chiesto al Ministero dell'economia e delle finanze. In questa sede, voglio ricordare soltanto che il disegno di legge finanziaria per il 2004 non prevede il blocco delle assunzioni per il comparto della scuola e, quindi, le immissioni in ruolo sono possibili.
Un altro tema del quale si è occupato il Governo è quello del buono scuola, relativamente alle politiche di sostegno alla libera scelta delle famiglie nel campo educativo. Nel mese di agosto, con un decreto interministeriale, come richiesto dalla legge finanziaria per il 2003, sono stati determinati i criteri per l'attribuzione di un contributo finalizzato alla riduzione degli oneri sostenuti dalle famiglie per l'attività educativa dei propri figli presso le scuole paritarie. Nel disegno di legge finanziaria per il 2004 abbiamo introdotto alcuni limiti di reddito per l'attribuzione del contributo, che non erano stati previsti nella legge finanziaria per il 2003. Naturalmente, questi limiti di reddito varranno, per l'attribuzione del contributo sin dal prossimo anno.

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Inoltre, il Governo è in procinto di esercitare la delega prevista dalla legge 6 luglio 2002 n. 137 relativamente alle norme di riordino degli organi collegiali territoriali della scuola, sia a livello territoriale, sia a livello nazionale. Queste norme modificheranno il decreto legislativo del 30 giugno 1999 n. 233, per tenere conto sia delle innovazioni contenute nella legge costituzionale n. 3 del 2001, di modifica al titolo V della Costituzione sia del nuovo quadro di riferimento creatosi nel sistema educativo a seguito della entrata in vigore della legge n. 53 del 2003.
Nelle prossime settimane si prevede di far approvare dal Consiglio dei Ministri, in via preliminare, il relativo decreto legislativo, che sarà successivamente inviato alla Conferenza unificata per il prescritto parere e che tornerà, quindi, in Consiglio dei Ministri per l'approvazione definitiva.
Per quanto riguarda l'attuazione della legge n. 53 del 2003, il Governo sta predisponendo i decreti legislativi necessari, uno per ciascun aspetto previsto dalla legge stessa. Questo intenso lavoro di elaborazione normativa si sta svolgendo in un contesto di certezza determinato dall'approvazione del Piano programmatico di interventi finanziari da parte del Consiglio dei Ministri nella seduta del 12 settembre 2003.
Il Piano, come sapete, prevede complessivamente lo stanziamento di 8.320 milioni di euro nel periodo 2004/2008, per sostenere l'attuazione delle singole fasi e dei diversi aspetti della riforma del sistema e per modernizzare l'intero sistema educativo nazionale .
Il Governo ha già approvato in via preliminare, contestualmente al Piano programmatico, il decreto legislativo relativo alla scuola dell'infanzia ed al primo ciclo di istruzione; il provvedimento è stato trasmesso alla Conferenza unificata per

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il prescritto parere e, naturalmente, su di esso dovranno poi esprimere il loro parere le competenti Commissioni parlamentari.
Con questo decreto vengono ridefiniti, secondo i principi contenuti nella legge n. 53 del 2003, le finalità, gli accessi, l'organizzazione delle attività didattiche della scuola dell'infanzia, l'articolazione delle finalità; quindi, tutto il complesso dell'organizzazione delle attività didattiche e la valutazione della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado.
Di questo provvedimento, che presto sarà sottoposto al vostro esame, vorrei richiamare solo due innovazioni che mi sembrano significative. La prima concerne l'introduzione del docente tutor, figura cui sono affidate, oltre all'insegnamento, funzioni di orientamento per la scelta delle attività opzionali, di coordinamento delle attività didattiche dell'équipe dei docenti e di punto di riferimento per le famiglie.
La seconda innovazione riguarda l'articolazione e l'organizzazione del tempo scuola. Intendo, a tal proposito, rassicurare la Commissione circa il fatto che il decreto modifica l'organizzazione degli attuali tempi della scuola primaria, ma non riduce il tempo di frequenza offerto agli studenti, che possono frequentare, come è attualmente previsto, fino a un massimo di 40 ore settimanali, su richiesta delle famiglie. Il decreto, infatti, al fine di introdurre elementi di personalizzazione dell'offerta formativa, stabilisce un tempo scuola obbligatorio per le scuole: è lo stesso numero di ore previste dal precedente sistema organizzativo. Si tratta, perciò, di 27 ore settimanali, cui si aggiungono 3 ore settimanali che le scuole sono tenute ad offrire: la scelta è facoltativa e opzionale, non per le scuole, ma per gli allievi. Si consente alle famiglie di diversificare la scelta dell'impiego di queste tre ore utilizzandole direttamente presso la propria scuola o anche in

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rete con altre scuole. Quindi, le offerte possono essere diversificate e la famiglia può anche scegliere di utilizzare queste tre ore non presso la propria scuola, ma presso scuole collegate in rete.
Voglio precisare che anche per le dieci ore dedicate alla mensa rimane la disciplina finora vigente. Quindi, non viene modificato nel modo più assoluto il tempo mensa e non vengono modificate le modalità con le quali detto tempo viene gestito.
Unitamente al decreto legislativo, verranno presentate alle competenti Commissioni parlamentari anche le indicazioni nazionali nonché il profilo educativo, culturale e professionale dello studente alla fine del primo ciclo. Sono questi i provvedimenti che saranno sottoposti ai pareri delle Commissioni parlamentari.
Quanto ai tempi di attuazione della riforma, il decreto prevede il coinvolgimento già nel prossimo anno scolastico - quindi, 2004-2005 - di tutte le classi della scuola primaria e del primo anno della scuola secondaria di primo grado. Naturalmente, per consentire l'avvio della riforma, sono già stati presi tutti i necessari contatti con gli editori in modo che essi possano, fin d'ora, predisporre i libri di testo o le diverse modalità di integrazione degli attuali libri di testo affinché, dall'anno prossimo, la riforma possa partire secondo la scansione testé indicata.
Si trovano, altresì, in uno stadio avanzato di elaborazione alcuni altri decreti legislativi attuativi della legge delega; in modo particolare, i decreti sull'alternanza scuola-lavoro, sulla formazione dei docenti, sulla definizione del diritto-dovere all'istruzione e quello, infine, sulla valutazione. Tali provvedimenti sono, dunque, già in corso di elaborazione presso il Ministero.

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Parlando di valutazione, voglio sottolineare la positività del secondo progetto pilota di valutazione che abbiamo effettuato; progetto che ha visto coinvolte, in maniera volontaria, 7.800 scuole nell'anno scolastico 2003-2004: nell'anno precedente, erano state circa 2.500 le scuole coinvolte. Quindi, tutte le scuole che l'anno scorso avevano partecipato alla valutazione si sono ripresentate e se ne sono aggiunte, inoltre, molte altre. Perciò, questa cultura della valutazione, intesa come cultura di crescita della qualità del sistema, è certamente percepita e fortemente sentita dalle istituzioni scolastiche che, nell'ambito della loro autonomia, hanno deciso di aderire al progetto.
Preciso che non mi soffermerò sui singoli decreti attuativi in quanto, essendo in corso di elaborazione, potrebbero subire delle modifiche; vorrei solo soffermarmi su un ulteriore aspetto che non ho ancora affrontato. Si tratta del sistema dei licei; abbiamo formato dei gruppi di lavoro che hanno iniziato ad elaborare un profilo unitario in uscita sia per il sistema dei licei sia per il sistema degli istituti professionali. Quindi, si tratta di un unico profilo culturale, professionale ed educativo nell'ambito del secondo ciclo. Questi gruppi di studio sono ora suddivisi in otto commissioni di studio; esse si occupano, ognuna in maniera specifica, degli otto indirizzi liceali e stanno lavorando per formulare le indicazioni nazionali e i profili specifici dei singoli licei. È un percorso che stiamo seguendo e che, naturalmente, necessita di congrui tempi; pensiamo di potere portare a compimento questa fase entro la seconda metà, e comunque entro la fine, del 2004.
Il disegno di legge finanziaria per il 2004 assegna alla scuola risorse che possono apparire significative ma, in realtà, purtroppo, di esse, 375 milioni di euro sono destinati al rinnovo dei contratti degli ex lavoratori socialmente utili; finalità, naturalmente, assolutamente condivisibile sotto il

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profilo sociale, ma che pesa sul sistema scolastico; quindi, verranno limitate le risorse che il sistema scolastico aveva avuto per il rafforzamento della qualità e per la modernizzazione del sistema stesso. Risorse che, parzialmente ma in maniera significativa, sono state destinate ad un'altra finalità, pur socialmente utile e condivisibile. Ribadisco che pesa in maniera molto forte sul settore scolastico.
I 90 milioni di euro, che si aggiungono ai 375 milioni stanziati per il rinnovo dei contratti degli ex lavoratori socialmente utili, sono stati destinati all'avvio del piano programmatico della riforma, in maniera particolare alla parte che riguarda il diritto-dovere allo studio, il contrasto della dispersione scolastica, le tecnologie multimediali, il rafforzamento dell'istruzione e formazione tecnica superiore e all'educazione degli adulti.
Il Governo, sempre attraverso il disegno di legge finanziaria per il 2004, ha proseguito nello sforzo nell'impegno di razionalizzazione e di contenimento degli organici di personale scolastico, anche attraverso interventi volti a limitare l'utilizzazione del predetto personale in compiti diversi da quelli di istituto. Quindi abbiamo proseguito una politica volta a indirizzare le risorse del personale docente all'insegnamento, limitando in questo caso gli esoneri e i semiesoneri.
Per quanto riguarda l'edilizia scolastica, vi è un limite di impegno di 40 milioni di euro per interventi di edilizia scolastica, che quindi ne generano circa 400, che è quanto può assorbire il sistema. A questi si aggiunge il 10 per cento stanziato dal disegno di legge finanziaria per la legge obiettivo, ossia per le opere ritenute strategiche. Tali risorse, dedicate alla legge sulle infrastrutture, saranno utilizzate per l'edilizia scolastica e per gli interventi straordinari e più urgenti.

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Per quanto riguarda l'università, siamo fortemente impegnati nel miglioramento del sistema e alla sua piena integrazione nell'ambito dello "Spazio europeo dell'istruzione superiore". Stiamo lavorando con tutti i paesi che aderiscono al "Processo di Bologna" per la creazione di un sistema di istruzione superiore che sia integrato e coordinato e che permetta una reale mobilità degli studenti, dei docenti e dei ricercatori. Hanno chiesto l'adesione a questo processo altri sette Stati, che da trentatré passeranno quindi a quaranta. Nella seconda settimana di settembre si è tenuta una conferenza a Berlino dalla quale sono emersi alcuni punti qualificanti. Innanzitutto ci siamo dati delle tappe intermedie rispetto all'obiettivo di Lisbona di essere nel 2010 l'area al mondo più competitiva basata sulla conoscenza. Abbiamo cominciato a dire che è necessario stabilire delle tappe per verificare il raggiungimento dei nostri obiettivi. Nel 2005, quando si terrà la prossima riunione del "Processo di Bologna", che è già stata fissata, i sistemi nazionali dovrebbero includere: una definizione delle responsabilità delle strutture e delle istituzioni coinvolte per quanto riguarda la garanzia di qualità, la valutazione dei programmi o delle istituzioni che includono una valutazione interna, una revisione esterna, la partecipazione degli studenti e la pubblicazione dei risultati, un sistema di accreditamento e di certificazione con procedure comparabili, la partecipazione internazionale, la cooperazione e il networking. Viene quindi data una forte enfasi al tema della qualità.
Tra l'altro, un ulteriore risultato importante è rappresentato dal fatto che tutti gli Stati membri, anche se non è stato un obiettivo facile da raggiungere, hanno concordato di darsi un unico punto di riferimento per quanto riguarda la qualità nell'ambito della definizione degli standard qualitativi e non

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nell'ambito dell'applicazione della valutazione stessa. Il punto di riferimento sarà l'ENQA (European Network for Quality Assurance in Higher Education) che stabilirà i parametri, le procedure e le linee guida che saranno utilizzati dai singoli Stati membri per il proprio sistema di qualità e di accreditamento delle università.
In quest'ottica credo che la valutazione delle istituzioni universitarie, unitamente a quelle della ricerca, sia stata peraltro uno dei punti qualificanti che abbiamo portato avanti con grande impegno, anche perché, pur in presenza di alcuni risultati positivi (numero di immatricolati superiore negli ultimi anni, un numero di laureati e diplomati crescente) tuttavia, i risultati del nostro sistema non sono ancora ottimali dal punto di vista dell'efficacia, dell'efficienza e della qualità complessiva. Abbiamo ancora abbandoni troppo elevati, tempi di permanenza troppo lunghi e non sempre la certezza che i ragazzi abbiano sbocchi professionali alla fine del percorso di laurea.
Per questo motivo a livello nazionale abbiamo adottato e rafforzato i requisiti per la valutazione del sistema universitario. Siamo partiti con la definizione di requisiti minimi elaborati dal comitato di elaborazione universitaria e abbiamo adottato misure per assicurare obiettivi di qualità, definendo criteri di valutazione che riguardano, in particolare, l'erogazione dei servizi formativi, con riferimento alle specifiche esigenze dell'utenza; adeguati e differenziati rapporti tra studenti iscritti e docenti richiesti; una effettiva disponibilità e fruibilità delle strutture appropriate; attività di orientamento e di tutorato; inserimento dei laureati nel mondo del lavoro. Sviluppando queste indicazioni, abbiamo avviato un'iniziativa di monitoraggio che sarà accompagnata da misure di incentivazione e/o di disincentivazione, con l'obiettivo di correlare

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l'assegnazione delle risorse ai risultati quantitativi e qualitativi raggiunti, considerando in particolare: la percentuale di abbandoni dopo il primo anno, che è quella più elevata (abbiamo il 65 per cento di abbandoni nel primo anno), la percentuale di immatricolati che nell'anno di prima iscrizione non abbiano ottenuto un'adeguata percentuale di crediti, la percentuale di laureati nel limite della durata del corso, la percentuale di occupati a un anno dal conseguimento del titolo.
Inoltre, abbiamo attivato un'anagrafe degli studenti che consenta di vedere la propria situazione in tempo reale, in modo da avere la possibilità di verificare tutte le offerte formative e quindi di fare delle scelte più consapevoli perché dettate da una maggiore conoscenza di tutta l'offerta formativa dei corsi. Riteniamo che gli obiettivi che le università si dovranno dare debbono riguardare la qualità dei servizi, la qualità della ricerca e un raccordo maggiore con i sistemi produttivi locali. Le università devono rappresentare un motore di sviluppo del territorio, incentivando un forte collegamento con il mondo produttivo, finanziario e scolastico, con la scuola e con le istituzioni locali.
Per quanto riguarda gli interventi normativi nel settore universitario, abbiamo provveduto a rivedere il decreto ministeriale n. 509 del 1999 sugli ordinamenti didattici. Vorrei soffermarmi solo su alcuni punti significativi. La revisione si era resa necessaria perché il sistema era partito complessivamente senza sperimentazione e in maniera omogenea, senza pensare ad eventuali necessarie differenziazioni tra le diverse facoltà. Nessun paese era partito come il nostro, in maniera così omogenea, e quindi abbiamo incontrato delle difficoltà che gli altri paesi non hanno avuto. Le modifiche che abbiamo apportato al decreto n. 509 del 1999 sono finalizzate a dare una maggiore flessibilità al sistema. Naturalmente tali modifiche

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sono vincolate ad alcuni parametri, quali la salvaguardia della scelta degli studenti in corso e la necessità di dover graduare nel tempo l'adozione di provvedimenti che modificano gli ordinamenti, e sono finalizzate a dare una maggiore flessibilità al sistema. Quindi le università potranno creare dei percorsi a "Y" che potranno prevedere un certo numero di crediti inizialmente simili per i due percorsi e che poi si potranno differenziare verso un percorso maggiormente professionalizzante, che si fermerà a tre anni, o verso un percorso di tipo più metodologico che porterà alla laurea specialistica, ferma restando la possibilità di passare da un percorso all'altro.
Un'altra innovazione consiste nell'avere smantellato il sistema dei 300 crediti, suddividendoli in 180 ed in 120 crediti. Questo significa che si potrà passare da una laurea triennale di un certo tipo ad una laurea specialistica di un altro tipo: la multidisciplinarietà e l'interdisciplinarietà, ormai alla base dell'avanzamento della frontiera della conoscenza, impongono tutto questo perché non è pensabile che uno studente di storia o di materie umanistiche non possa passare ad un approfondimento e non possa ottenere una laurea specialistica in materie diverse, ad esempio economiche, e beneficiare, quindi, di una conoscenza di tipo umanistico unita ad una conoscenza di tipo economico.
A mio avviso, in maniera molto sintetica, sono queste le principali novità relative alla revisione del decreto ministeriale n. 509 del 1999, fermo restando che le università saranno libere di decidere se mantenere anche l'assetto attuale. Quindi, gli atenei che non vorranno differenziare il percorso dal punto di vista metodologico, attivando un percorso ad "Y", avranno la possibilità di mantenere quello attuale.

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Un altro provvedimento in fase avanzata di elaborazione è relativo allo stato giuridico e al reclutamento dei professori universitari. Mi soffermo soltanto sui punti principali perché, naturalmente, a seguito della approvazione da parte del Consiglio dei ministri, tale provvedimento sarà assegnato a questa Commissione. Gli aspetti più qualificanti riguardano l'introduzione del giudizio di idoneità scientifica per i professori di I e II fascia; le nuove modalità per la chiamata di studiosi stranieri; la stipula di contratti a termine per giovani ricercatori; la definizione di un nuovo stato giuridico e relativo trattamento economico dei professori di I e Il fascia. Anche questo provvedimento mira ad un innalzamento della qualità complessiva ed al rafforzamento del sistema universitario, prevedendo che i professori dispongano di un tempo congruo affinché possano fornire effettivamente l'insegnamento frontale e tutte le attività collaterali necessarie perché gli studenti abbiano quel servizio di qualità che è giusto fornire loro.
Non mi soffermo su un provvedimento già approvato dal Consiglio dei ministri, del quale ricordo soltanto il titolo. Abbiamo provveduto a riqualificare il fondo per la qualità della didattica, che era distribuito a pioggia a circa 55 mila professori. Si trattava di un fondo di 78 milioni di euro. Con esso, rifinalizzandolo, abbiamo potuto attivare 5000 nuove borse di dottorato di ricerca. Occupavamo uno degli ultimi posti, in Europa, con 3000 dottorati di ricerca; la rifinalizzazione di questo fondo ci ha consentito di superare la media europea e di arrivare a ridosso dei principali paesi, grazie alla erogazione di 8000 nuove borse di studio.
Per quanto riguarda la ricerca, la visione del Ministero si è basata, e si basa, su una filiera che parte dalla scuola primaria per arrivare alla università e alla ricerca. Quindi, cerchiamo di avere una visione integrata. Le principali iniziative

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che sono state attivate riguardano le linee guida, che hanno concentrato e focalizzato le risorse su settori strategici. Siamo in fase molto avanzata di elaborazione del piano nazionale di ricerca che potrà essere presentato, credo, nelle prossime settimane, acquisendo le riflessioni e le proposte sia della comunità scientifica sia di tutti gli altri Ministeri. Per la prima volta, abbiamo adottato le linee guida per la valutazione della ricerca all'interno delle università. La ricerca universitaria effettuata attraverso i bandi (l'ex 40 per cento), relativa a progetti di interesse nazionale, essendo collocata all'interno del fondo ordinario di finanziamento, non rispondeva ad alcun criterio o metodo di valutazione. Abbiamo adottato alcune linee guida, d'accordo con la comunità scientifica e con il mondo universitario, in modo tale che ci possa essere una valutazione ex ante, in itinere ed ex post che permetta di concentrare le risorse sulle aree nelle quali le università dispongono delle migliori competenze. Abbiamo iniziato la ristrutturazione dei principali enti di ricerca, con l'obiettivo di rafforzare il collegamento fra enti, università e mondo produttivo e di lavorare in modo diverso rispetto a quello in cui si è operato sino ad ora, sempre seguendo un concetto di multidisciplinarietà poiché quest'ultima costituisce, veramente, la modalità secondo la quale, in tutto il mondo, si raggiungono i risultati scientifici più validi.
Abbiamo operato sul VI programma quadro, dal quale cominciamo ad ottenere i primi risultati, che sono molto positivi. Nelle prime cinque aree del VI programma quadro, i nostri ricercatori si sono posizionati a ridosso dei loro colleghi dei principali paesi. Quindi, dal momento che l'Italia dispone di un numero di ricercatori di molto inferiore, rispetto ad altri Stati, la nostra produttività si dimostra elevatissima.

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Inoltre, abbiamo iniziato ad attivare una politica di ricerca finalizzata alla valorizzazione delle migliori competenze a livello territoriale, secondo lo stesso concetto al quale, in precedenza, mi sono riferita, parlando di università come motore del territorio. Anche nel campo della ricerca, abbiamo iniziato ad attivare i distretti di alta tecnologia. Al momento, ne sono stati attivati tre: uno a Torino, nel settore della telecomunicazione mobile; uno a Padova, nel settore delle nanotecnologie; uno a Napoli nel settore dei materiali compositi e polimerici. Credo che questi distretti forniranno importanti risultati sia in termini di creazione di valore aggiunto, di prodotto interno lordo, sia in termini di occupazione, perché abbiamo scelto, nei diversi territori, quelle competenze e quelle specificità che ci consentono di focalizzare le risorse nei settori nei quali abbiamo forti competenze e che vantano una maggiore crescita, un maggiore potenziale, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo. Si tratta di un modello che integra tutte le diverse componenti, cioè le università e i relativi centri di ricerca, le imprese, le fondazioni bancarie e le istituzioni locali. Abbiamo altri distretti in fase di approvazione. Riteniamo che questa nuova politica dovrebbe fornire ottimi risultati per una ricerca destinata a diventare un motore di sviluppo della crescita economia.
Per quanto riguarda le innovazioni, non mi soffermo su quanto sarà contenuto nel Piano nazionale di ricerca. Vorrei dire soltanto che anche quest'ultimo seguirà l'impostazione dei progetti integrati di interesse nazionale, sempre secondo il concetto di multidisciplinarietà e con l'intenzione di mettere a fattore comune le migliori esperienze, siano esse contenute nei centri di ricerca, nel sistema universitario o, naturalmente, anche nelle imprese.

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Si tratta, peraltro, del modello attualmente utilizzato sia dagli Stati Uniti - che hanno abbandonato quello disciplinare - sia dall'Europa; ricordo, al riguardo, che il VI programma quadro è basato su tale modello, modello che invero stiamo seguendo e che sta dimostrando di dare i migliori risultati nel mondo.
Ma spenderò, in ultimo, due sole parole circa la ricerca; con riferimento al semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, segnalo come lo scorso 22 settembre sia stata approvata, a Bruxelles, una risoluzione che riteniamo importante in quanto coerente con l'obiettivo di raggiungere, nel 2010, un ammontare di investimenti in ricerca, tra pubblico e privato, del 3 per cento del PIL. Abbiamo individuato alcuni settori e strumenti sui quali lavorare affinché possa essere più facile raggiungere tale obiettivo; in modo particolare, si è pensato agli aiuti di Stato, ai fondi strutturali, al rapporto con la BEI e con il Fondo europeo per gli investimenti.
Per quanto attiene agli aiuti di Stato, siamo impegnati in una ridefinizione - naturalmente, insieme alla Commissione, essendo stata emanata, al riguardo, una risoluzione del Consiglio competitività - che superi la netta distinzione tra ricerca di base e ricerca applicata. Per quanto riguarda i fondi strutturali, lavoriamo ad una definizione che consenta di considerare non solo i parametri di reddito medio pro capite (quelli attualmente presi in considerazione), ma anche indicatori che diano la dimensione dell'investimento, nelle diverse regioni, in infrastrutture immateriali di ricerca o in investimenti nel capitale umano. Stiamo, peraltro, analizzando, con la BEI e col Fondo europeo per gli investimenti, strumenti innovativi per un maggiore sviluppo dei fondi o di capitali di rischio a sostegno di start up di imprese e, in modo particolare,

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di start up di imprese tecnologiche. Concludo, a tal punto, il mio intervento, consegnando agli atti della Commissione il testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. La ringrazio, signor ministro, per la sua esposizione; scorrendo il testo che ella ha messo a disposizione della Commissione, ho potuto notare come abbia dovuto tralasciare parti anche importanti. In tal modo, attesa l'esiguità del tempo a nostra disposizione, ha inteso favorire il dibattito in Commissione; tuttavia, gli interventi che si svolgeranno nella prossima occasione di incontro, terranno conto non solo della sua odierna esposizione, ma anche dell'intervento complessivo quale risulterà dal testo scritto che verrà depositato agli atti della Commissione.
Come si è convenuto (causa l'andamento dei lavori in Assemblea), hanno facoltà di intervenire per non più di tre minuti a testa - e di aprire così il dibattito, onde consentire una prima valutazione - i rappresentanti dei diversi gruppi. I gruppi hanno chiesto di esprimere una prima valutazione politica e la loro richiesta è stata accettata; ma il vero dibattito si svolgerà in occasione della prossima seduta.

GIACOMO BAIAMONTE. Signor presidente, non sottrarrò molto tempo all'economia dei lavori odierni. Mi rivolgo al signor ministro, ringraziandola per le informazioni fornite alla nostra Commissione; mi procurerò al più presto il testo integrale del suo intervento. Vorrei porle due richieste di precisazioni che, peraltro, provengono dal territorio. Anzitutto, le chiederei se, nel prossimo anno accademico, il reclutamento della docenza universitaria avverrà con la stessa metodica con la quale si è svolto quest'anno e l'anno precedente; mi giungono notizie circa il fatto che ella, ministro, avrebbe già firmato per il 2004 le prossime tornate concorsuali. Le

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chiederei, altresì, se, nel disegno di legge finanziaria, sia previsto il blocco delle assunzioni di quei docenti che hanno già espletato il concorso.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Mi scuso della rozzezza del mio intervento perché, in tre minuti, esprimere una valutazione politica rappresenta, ovviamente, una sfida; però anche il ministro ha rinunciato a svolgere una parte del suo intervento. Quindi, osservo come, dal punto di vista del metodo, la discussione vera e propria sia rimandata alla prossima occasione nella quale, sin d'ora, manifesto il mio proposito di intervenire. Però, con semplicità e concretezza, vorrei affrontare, nel mio intervento, alcuni argomenti; ministro, sia pure con molto rispetto, devo però farle osservare come lei, oggi, in questa sede, ha riferito, per così dire, dei "soprammobili" e dei metodi migliori per togliere la polvere dagli angoli più riposti della casa mentre la casa brucia. È quanto abbiamo di fronte oggi; ma non lo afferma l'opposizione, lo sostiene la Conferenza dei rettori nella relazione sullo stato dell'università italiana: la casa brucia; ma lo afferma, altresì, il patto per lo sviluppo del Sistema Italia siglato dai sindacati e dalla Confindustria che sottolineano la necessità di una educazione permanente, di più informazione, di più scuola, di più obbligo. Voi, al contrario, continuate con la politica dei tagli e della sottrazione delle risorse; lo stesso piano di investimenti nel periodo 2004-2008 - ma non posso entrare nel merito - non prevede finanziamenti per il 2004. Novanta milioni di euro; ma quando saranno stanziati? Non vi sono le risorse.
Ha ricordato Bologna, ha ricordato Lisbona; ma vi è un solo modo per adeguarci a quanto si è deciso nei Consigli di Bologna e di Lisbona; portare, nel 2010, le spese per la formazione, l'università e la ricerca al 3 per cento del PIL.

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Tuttavia, siamo allo 0,8 per cento; si dovrebbe, almeno, chiarire che stare in Europa e tendere al raggiungimento degli obiettivi fissati a Lisbona significa, in una manovra finanziaria quale quella che il Parlamento si appresta a discutere, rendere davvero vincolanti quegli indirizzi attraverso la definizione di stanziamenti adeguati. Ciò, per esempio, attraverso la loro quantificazione in un 3 per cento dell'ammontare della manovra finanziaria. Penso anche ai decreti attuativi, congelati perché, essendo leggi di spesa, mancano le risorse necessarie alla loro copertura. Ella, ministro, continua ad istituire Commissioni che valutano, predispongono piani, prevedono l'insegnamento di un po' di informatica, di un po' di inglese; ma si tratta dei dettagli del sistema. È come se le fosse data la possibilità di intervenire facendo convegni, affrontando discussioni; elaborando e discutendo. Ma, in Italia, la sostanza dei problemi afferenti alla scuola, all'università, alla formazione ed alla ricerca risiede in ben altre questioni: ad esempio, per la scuola, continua il piano di tagli e non vi sono immissioni in ruolo. È vero che si redistribuiscono le graduatorie, ma cosa distribuiamo se nessuno viene immesso in ruolo?

PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere, onorevole Grignaffini.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Credo di aver espresso il senso del mio intervento, signor presidente.

ANGELA NAPOLI. Ringrazio il ministro, per la sua presenza e per averci illustrato, nella relazione, tutti i punti essenziali che afferiscono ai vari sistemi di istruzione, dell'università e della ricerca. Voglio dare pubblicamente atto al ministro Moratti - ma sono valutazioni che non posso fare con

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così poco tempo a disposizione - dell'impegno che costantemente pone nella ricerca dei fondi necessari: dobbiamo tutti aver ben chiaro che nessuna riforma potrà mai farsi senza adeguati interventi finanziari. Ribadisco, al riguardo, l'impegno del ministro che intendo riconoscere in questa sede; forse, determinate valutazioni e determinati attacchi dovrebbero essere rivolti ad altri componenti di questo Governo.
Le chiedo brevemente di darci qualche maggiore delucidazione in merito a qualche argomento flash.
In primo luogo, per quanto riguarda la situazione degli insegnanti di sostegno, inseriti nel disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, in discussione al Senato, vorrei conoscere i tempi di attuazione, tenendo conto che, se i corsi privilegiati e riservati - chiamiamoli così - non dovessero partire in tempo utile, si correrebbe il rischio di non riuscire ad attuarli neanche per il prossimo anno e quindi di non far conseguire l'abilitazione valida per l'insegnamento e per le graduatorie permanenti del prossimo anno.
In secondo luogo, quali sono le previsioni rispetto alle prossime immissioni in ruolo del personale docente e quanto tempo lei ritiene che possa mancare per far sì che queste immissioni in ruolo siano certe?
In terzo luogo, qual è la posizione sua e del Governo sullo stato giuridico dei docenti?
Rispetto al settore delle università, vorremmo conoscere nei particolari il disegno di legge governativo in merito alla revisione dello status giuridico, perché tante cose potrebbero essere accettabili, se predisposte in un certo senso. Così come vengono presentate possono creare perplessità e si potrebbe non essere d'accordo su qualche aspetto.

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Infine, le chiedo di dare a questa Commissione la dimostrazione di un effettivo controllo da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sulla qualità didattica dei nostri atenei.

ANTONIO RUSCONI. Vorrei salutare rispettosamente il ministro Moratti e il sottosegretario Aprea. Mi ricollego all'intervento dell'onorevole Angela Napoli. Qui non c'è un problema di buona volontà, che riconosciamo al ministro. Il problema è di risultati all'interno dello stesso Governo. Il Pascoli direbbe: aspettano, aspettano invano! Noi continuiamo a dire che le risorse arriveranno, ma di fatto non arrivano mai.
Per quanto riguarda l'università e la ricerca, ci sono 1.385 vincitori di concorso idonei e non chiamati dalle università, 200 circa dagli enti e abbiamo un aumento di circa il 12 per cento degli studenti iscritti, però sono stati tagliati gli incentivi alla didattica. Mi sembra che definire sufficienti queste risposte sia un eufemismo.
Per quanto riguarda la scuola, il Piano programmatico di interventi finanziari parlava opportunamente e adeguatamente di un impegno di 8 miliardi di euro. Nel disegno di legge finanziaria troviamo invece 90 milioni di euro. Non solo l'adeguatezza del confronto è chiara a tutti, ma ravvisiamo anche l'esistenza di ulteriori tagli alle cattedre e, in particolare, ai vicari, l'eliminazione dei dirigenti scolastici per le scuole serali e, dove ci sono istituti con turni serali, parliamo poi di prevenzione nella scuola. Vi sono altre cose incomprensibili. Giustamente il ministro ha parlato di criticità. Oggi a Firenze ha inizio l'assemblea nazionale dell'ANCI. La legge n. 53 del 2003 aveva un grosso limite: all'articolo 7, comma 4, prevedeva che l'attuazione era possibile solo compatibilmente con la disponibilità delle risorse finanziarie dei comuni. Sappiamo che vi sono proteste enormi da parte dei sindaci in questi

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giorni, perché si trovano ad attuare la riforma e nel contempo subiscono tagli drastici dei trasferimenti da parte dello Stato agli enti locali. Vorrei chiedere, ad esempio, rispetto ai 25 mila studenti che non si sono più iscritti alla prima superiore rispetto alle preiscrizione a causa dell'abrogazione della legge n. 9 del 1999, quanti di fatto sono finiti nei centri di formazione professionale convenzionati e quanti invece hanno visto limitato il loro obbligo scolastico.
Rispetto all'attuazione della legge n. 62 del 2000 per la parità scolastica, invece della risposta del buono scuola, perché non diciamo che il singolo finanziamento alle scuole materne non statali è diminuito? Vorrei sapere per quale motivo il provvedimento sugli organi collegiali, che aveva già superato l'esame di questa Commissione l'anno scorso...

PRESIDENTE. Onorevole Rusconi, questo problema non riguarda il ministro, ma la Presidenza della Camera.

ANTONIO RUSCONI. Io vorrei capire qual è la volontà del Governo rispetto ad una riforma degli organi collegiali, non credo che il ministro possa essere estraneo a questo aspetto.
Invece, abbiamo delle risposte certe, ovvero settemila cattedre tagliate dal primo settembre in conseguenza del disegno di legge finanziaria, non si capisce per quale motivo non viene fatta l'immissione in ruolo di 21 mila precari, e soprattutto vi è una scuola composta sempre più da docenti anziani e demotivati.

TITTI DE SIMONE. Ringrazio il ministro per la sua relazione, ma non c'è tempo qui per approfondire i vari argomenti che ha toccato. È importante per questo rivedersi per entrare nel merito di ciò che è stato detto e permettere a tutti noi di compiere una discussione più approfondita e seria.

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Naturalmente, ministro, sarebbero molte le cose da dire, perché su tanti aspetti la sua relazione non ci convince affatto. Sappiamo per certo che la sua politica sta determinando una situazione di grande incertezza per la scuola pubblica, per la quale è in atto un processo di destrutturazione.
Noi abbiamo sempre preso sul serio le politiche di questo Governo e la sua politica, perché pensiamo che ci sia un disegno organico che dalla sua riforma si collega agli interventi della finanziaria, che va verso un impoverimento della scuola: ce lo dicono i tagli, la riduzione degli investimenti, del tempo scuola e il processo di privatizzazione che è in corso per la scuola e per l'università.
Da un certo punto di vista, paradossalmente, dovremmo ringraziare, forse, il ministro Tremonti per non averle ancora concesso le risorse per applicare questa cattiva riforma, che lei ha voluto presentare con la delega, blindando la discussione su di una questione strategica per il paese, quale è la riforma della scuola. Paradossalmente, forse, dovremmo ringraziare il ministro Tremonti di questo. Anche se la riflessione è un po' pietosa, lo affermo perché questo corrisponde alla realtà.
Certamente, noi dell'opposizione - ma non soltanto noi - reclamiamo con forza le risorse che sono state sottratte alla scuola pubblica. Infatti, anche il mondo della scuola, le forze sociali e sindacali del paese e le forze culturali chiedono più risorse, non per la sua riforma, bensì per investire nella scuola pubblica, nell'edilizia, per avere più scuola per tutti e per tutto il tempo della vita, vale a dire, esattamente, per un progetto diametralmente opposto a quello che voi state portando avanti. Di questi argomenti parleremo, perché hanno a che fare anche con il processo di privatizzazione che si è aperto nell'università, con lo scarso o nullo investimento nella ricerca e con il blocco delle assunzioni dei ricercatori. Durante la discussione

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del disegno di legge finanziaria, noi ci batteremo su quest'ultimo punto, affinché siano sbloccate le assunzioni nel settore della ricerca. Si tratta di una questione divenuta pietosa per il paese, per il suo futuro e per il suo sviluppo.
Vorrei rivolgerle anche alcune domande. Sarebbe interessante svolgere una audizione incrociata tra lei e il ministro Tremonti per sapere quando saranno effettuate queste immissioni in ruolo e di quali cifre parliamo, perché quelle che avete effettuato erano le immissioni previste dal precedente Governo.

PRESIDENTE. Onorevole De Simone, la invito a concludere.

TITTI DE SIMONE. Inoltre, vorremmo sapere che cosa sia contenuto in questo disegno di legge relativo ai precari, che ha scontentato tutti, che cosa ci sia in quel decreto attuativo di cui non siamo ancora in possesso, che non siamo in condizione di leggere, poiché sui siti ufficiali non ce n'è traccia, e così via.
Rinvio, naturalmente, l'approfondimento di tutti questi argomenti al seguito dell'audizione.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Vorrei esprimere al ministro apprezzamento per la sua relazione e per il lavoro che, insieme ai sottosegretari, sta svolgendo e del quale siamo continuamente aggiornati. Quest'ultima credo sia una novità positiva per chi, come me, ha vissuto la scorsa legislatura all'opposizione.
C'è una sola nota che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia mentre ascoltavo la relazione ovvero la previsione che, nel disegno di legge finanziaria, a carico del suo ministero ci saranno ben 375 milioni di euro da impegnare per la cosiddetta stabilizzazione degli ex LSU (lavoratori socialmente

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utili). Si tratta di uno spreco di risorse che potrebbero essere utilizzate per attuare la riforma, per formare i docenti e per realizzare tutti quello per cui ci battiamo. Le preannuncio, signor ministro, che noi, come Lega nord Padania, sicuramente presenteremo emendamenti in questo senso nelle Commissioni competenti. Credo, veramente, che questa sia una faccia triste del paese.

PRESIDENTE. Ringraziamo il ministro Moratti e il sottosegretario Aprea per essere intervenuti e rinvio il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle 16,10.