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Il Cspi chiede di rivedere il concorso: illogiche due prove orali

Il dossier sul nuovo reclutamento delineato dalla legge 107/2015 sul tavolo del ministro

12/06/2018
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ItaliaOggi

Emanuela Micucci


«Senza poter esaminare congiuntamente il decreto ministeriale che ne regolerà aspetti fondamentale quali le modalità di gestione delle procedure concorsuali, i criteri di valutazione, nonché l'elenco dei titoli valutabili e il loro punteggio» è difficile esprimere «una valutazione completa e organica» del decreto del presidente della repubblica (Dpr) sul concorso per l'accesso ai ruoli di docente nella scuola superiore. Il Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi) lo scrive subito in premessa al parere favorevole con osservazioni, espresso il 29 maggio sullo schema Dpr sulle procedure concorsuali l'accesso al percorso formativo iniziale, tirocinio e inserimento per l'accesso alla professione di docente (Fit) su posto comuni e di sostegno alle superiori, che attua il decreto legislativo n.59/2917.

Una posizione, quella del parlamentino della scuola, che si aggiunge alla richieste di modifica che stanno piovendo copiose in queste settimane sulla riforma. Nel merito dell'articolato, si evidenziano anche errori e imprecisioni. Come la necessità di specificare che il percorso biennale Fit riguarda il I e III anno o quella di togliere il riferimento per gli insegnati tecnico-pratici alla scuola media, «che non annovera negli organici insegnati tecnico pratici». È soprattutto sulle prove orali (art. 7) che il Cspi ha evidenziato le proprie riserve. Soprattutto rispetto alla differenziazione delle prove orali tra il percorso riservato e quello pubblico con particolare riferimento alla conduzione delle stesse. Infatti, «appare contrario ai principi della logica giuridica», «poiché siamo di fronte ad un unico regolamento concorsuale».

«La prova orale del concorso pubblico, così come prevista nella bozza in esame», allora, appare una «inutile ripetizione di accertamento dei contenuti disciplinari e metodologici già oggetto di verifica nelle due prove scritte superate, oltre al requisito di accesso al concorso dei 24 cfu. (crediti formativi universitari, n.d.r.)». Il Consiglio Superiore presieduto da Francesco Scrima rileva come «la lezione simulata sia da richiedere in entrambi i percorsi, riservato e pubblico, in quanto unica modalità idonea a verificare il possesso delle metodologie didattiche e tecnologiche richieste dalla procedura concorsuale», oltre ad essere già stata sperimentata nei precedenti concorsi pubblici con esiti positivi riconosciuti.

Infatti la lezione simulata, della durata massima di 35 minuti, valuta la capacità di trasmissione e di progettazione didattica, anche con riferimento alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. E per i posti di sostegno anche la competenza del candidato nelle attività di sostegno all'alunno con disabilità volte all'apprendimento curricolare.