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La Stampa: Pensioni, due proposte da Brunetta

Pronto il documento elaborato dai tecnici

14/01/2009
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La Stampa

ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
È quasi pronto il documento degli esperti cui il ministro Renato Brunetta ha chiesto di mettere a punto le soluzioni per alzare l’età pensionabile nel pubblico impiego. Ieri il titolare della Pubblica amministrazione ha spiegato che «a breve verranno proposte una serie di ipotesi», che è «una cosa delicata, che desta preoccupazioni tra la gente, ma non vogliamo turbare i sonni di nessuno». Ma nel testo elaborato dalla commissione guidata dal consigliere economico di Brunetta, Leonello Tronti, sostanzialmente ci sono soltanto due proposte. La prima prevede di stabilire una fascia tra 62 anni e 67 anni di età (un po’ come stabilisce la riforma Dini per il pensionamento di vecchiaia con il metodo contributivo) uguale per uomini e donne dipendenti pubblici. Arrivati a 62 anni si potrà scegliere se andare subito in pensione con un assegno previdenziale più magro o «resistere» e incassare una pensione più consistente. La seconda, meno creativa, consiste nel graduale passaggio dell’età minima obbligatoria soltanto per le donne (senza alcuna flessibilità o volontarietà) da 60 a 65 anni, come gli uomini. Si parte con uno scatto immediato a quota 62, poi si procederebbe con l’aumento di un anno (verso, 63, 64 fino all’obiettivo dei 65 anni) con una certa gradualità da definire. Potrebbe essere un anno ogni 18 o 24 mesi.
La seconda ipotesi sembra quella destinata a prevalere; se non altro perché la prima - sostenuta dal deputato Pdl Giuliano Cazzola - rappresenterebbe un primo passo nel pubblico impiego da recepire presto o tardi anche per la previdenza del lavoro privato. E dunque, pare destinata a incontrare maggiori resistenze da parte del fronte sindacale. Fronte che ieri ha cominciato a muoversi e agitarsi, dopo aver scoperto che il governo italiano ha ufficialmente risposto all’Unione Europea che l’Italia si adeguerà alla sentenza della Corte di Giustizia. Tra l’altro, va detto che finora - smentendo prassi e consuetudini consolidate - il ministro Brunetta ha accuratamente evitato di consultare ufficialmente le confederazioni sindacali sul tema. Qualche preoccupazione ce l’ha anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, non coinvolto neppure lui come vorrebbe dal collega di governo e di fede politica. Per adesso Sacconi ripete che l’operazione riguarderà soltanto il pubblico impiego e non il lavoro privato.
Come detto, nel sindacato sale la preoccupazione. «Un intervento sull’età pensionabile in questo momento di crisi è un controsenso e, soprattutto, non è una priorità», afferma il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso. Per la Uil ogni intervento sull’età pensionabile delle donne «deve essere fatto esclusivamente su base volontaria, nel rispetto dello spirito della legge Dini», sostiene il segretario confederale, Domenico Proietti.
L’aumento dell’età pensionabile delle donne «non è un tabù» ma un argomento che il sindacato è disposto a discutere purché sia «graduale e volontario», afferma invece il segretario generale dei pensionati della Cisl, Antonio Uda, secondo il quale «il sindacato non può eludere la questione», Cgil compresa, nonostante sembri al momento impegnata in una «opposizione ideologica al Governo». Il segretario della Funzione pubblica Cgil, Carlo Podda, chiede di non «dover subire un’ennesima scelta dirigista. Se così fosse - annuncia - la risposta della Fp-Cgil verrà data in piazza». «Il governo si avvalga del contributo del sindacato per rispondere alla Ue in merito all’aumento della età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione», afferma il segretario confederale dell’Ugl Marina Porro, che chiede «confronto e volontarietà».
Sul versante opposto c’è proprio Giuliano Cazzola, che fa capire che dopo il pubblico arriverà il privato: «L’Alta Corte di Giustizia ha posto solo il problema dell’età pensionabile delle lavoratrici del pubblico impiego - afferma il vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera - ma anche i cammini più lunghi cominciano sempre con un primo passo. La questione delle pensioni dovrà riaprirsi presto quando ci accorgeremo che la controriforma del 2007 è in larga misura sprovvista di copertura finanziaria».