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La Stampa: Un commissario deciderà il futuro dei prof precari

Graduatorie da rifare, si comincia nel Lazio I docenti sono più di settemila in 28 province

08/11/2009
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La Stampa

Si chiama Luciano Cannerozzi, è un dirigente della Funzione Pubblica, e da domani sarà lui a occuparsi dell’inserimento nelle graduatorie provinciali di un centinaio di insegnanti. E’ il commissario nominato un mese fa dal Tar del Lazio accogliendo un ricorso che metteva da parte il ministero dell’Istruzione e gli conferiva pieni poteri per inserire i professori a pettine in base al punteggio ottenuto indipendentemente dalla provincia di provenienza e non in coda privilegiando chi è già sul territorio come aveva deciso il ministero.
A questo punto da domani sarà il commissario a fornire indicazioni agli Uffici Scolastici Provinciali su come i professori dovranno essere disposti nelle graduatorie. E’ la prima volta che accade ed è solo l’inizio. Il Tar del Lazio ha accolto altri ricorsi disposti dall’Anief, l’associazione di insegnanti in prima linea in questa battaglia, e sono stati decisi altri 13 commissariamenti per inserire a pettine nelle graduatorie 7400 professori in 28 province. Il ministero è stato condannato anche a pagare 65 mila euro di spese di lite. I commissari agiranno, come nel primo ricorso vinto, fra un mese, se nel frattempo le graduatorie non dovessero essere state riviste. Ad essere interessati ai ricorsi potrebbero essere in 150 mila precari secondo alcune stime della Uil.
A nulla sembra essere servito per il momento l’emendamento fatto inserire dal ministro Mariastella Gelmini nel decreto legge sui precari. Il provvedimento è ancora in esame al Senato, dopo essere stato approvato dalla Camera: al ministero sono convinti che, una volta approvato, basterà a rimettere in coda i ricorrenti e mettere fine all’operato del commissario. E di poter ampliare le possibilità di inserimento di chi ne ha diritto, soprattutto nelle province in cui le graduatorie sono meno affollate e di sanare il problema di chi ha scelto una graduatoria provinciale perché residente lì, e di vedersi scavalcare da un trasferimento dell’ultimo momento da parte di un candidato di una provincia diversa.
Non la pensa allo stesso modo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e anche per questo la sua associazione ha proclamato uno sciopero per domani.
«L’emendamento colloca in coda i docenti inseriti in altre province per il biennio 2009-2011 ma per il futuro ha disposto l’opposto, l’inserimento a pettine secondo il punteggio. E’ chiaro dunque che si tratta di una norma incoerente tesa a bloccare le corrette decisioni dei giudici e finirebbe per essere non conforme ai più elementari principi costituzionali, in base agli articoli 1, 51 e 97».
In sostanza, se il ministero facesse ancora resistenza, l’Anief tornerebbe a chiedere al Tar il rispetto della sentenza e poi si rivolgerebbe alla Corte Costituzionale. «Siamo di fronte a una Schindler-list dei precari, che pone un conflitto tra poteri dello Stato. Bisogna reclutare i docenti secondo il loro merito-punteggio e non secondo il loro certificato di nascita o di residenza. Se anche fosse approvato l’emendamento potrebbe soltanto rinviare di poco più di un anno il commissariamento del Ministero ma a costi molto più elevati per i contribuenti. Chi paga i commissari ad acta che vengono nominati dal Tar? E chi pagherà i danni ai professori?. Il ministero sta gestendo in modo del tutto dissennato questa vicenda, oltretutto con i soldi di noi contribuenti. Finire in Corte Costituzionale vuol dire dover rimborsare a chi vincerà anche lo stipendio per due anni. Ci vorrà una Finanziaria intera per pagare tutti».
E’ proprio sullo spreco che insiste anche l’onorevole Antonino Russo del Pd: «Il nuovo commissariamento del Ministro Gelmini disposto dai giudici e ottenuto dall'Anief conferma che la conduzione del Ministero dell'Istruzione è quanto mai deludente e compromettente, persino, per le casse dello Stato. Il rispetto per il diritto e per la Costituzione è continuamente calpestato. I precari sono divenuti il capo espiatorio per nascondere la politica fallimentare del Governo in tema di scuola e di università».
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