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Liberazione: Parma, i genitori anti-maestro unico ricorrono all'avvocato

A Roma 150mila firme contro Gelmini

21/03/2009
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Liberazione

Laura Eduati
Se protestare contro la Gelmini non basta, meglio ricorrere all'avvocato.
Il diffuso malessere contro il maestro unico contagia centinaia di scuole primarie, e sono principalmente i genitori a temere che da settembre non vi saranno insegnanti e fondi sufficienti per garantire il tempo pieno (40 ore) o prolungato (30).
Con tutte le conseguenze del caso: intere famiglie dovranno organizzare nuovamente la vita quotidiana, magari mettendo in preventivo una baby-sitter per coprire quei pomeriggi lasciati liberi dalla scuola, sempreché possano permetterselo.
A rischio le classi ibride come quelle di Parma, dove negli anni i dirigenti scolastici hanno raggiunto un compromesso: 36 ore, ovvero quattro pomeriggi di rientro la settimana mentre il quinto rimane libero. La riforma, invece, non prevede questo tipo di orario e introduce quattro possibilità: 24, 27, 30 ore oppure le 40 ore del tempo pieno.
E così i genitori nei moduli di iscrizione hanno naturalmente scelto la quarta opzione, ma i dirigenti scolastici non sanno se potranno soddisfare la richiesta visto che lo stesso ministero con formulazione sibillina promette di garantire il quadro orario prescelto soltanto se compatibile con le risorse e l'organico disponibili.
Le famiglie sono sul piede di guerra, e si sono rivolte ad un legale. «Il ragionamento è semplice», spiega Roberta Roberti, coordinatrice parmense delle Segreterie della buona scuola, una rete di professori e genitori in rivolta contro la riforma Gelmini: «Al momento dell'iscrizione i genitori hanno deciso per le 36 ore, una sorta di contratto con la scuola per l'ottenimento di un servizio. Se quel contratto non è valido legalmente, comunque i genitori hanno il diritto di firmarne uno nuovo, pena conseguenze legali». Nella città emiliana sono 4mila le famiglie infuriate che hanno firmato un modulo per la richiesta del tempo pieno o prolungato, e sabato queste firme saranno portate direttamente al ministero dell'Istruzione insieme con le altre 150mila raccolte in Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana ed Emilia Romagna.
A riceverli non ci sarà la ministra Gelmini, come aveva richiesto il coordinamento "Non rubateci il futuro", ma un funzionario che sarà invitato formalmente a confermare gli orari dell'anno scolastico in corso. Le oltre 150mila famiglie sono in buona compagnia: in tutta la Penisola l'80% ha scelto per il prossimo anno il modulo da 30 o da 40 ore, snobbando di fatto l'offerta delle 24 e 27 ore.
Domani al ministero di viale Trastevere arriveranno, per la consegna delle firme, delegazioni da Padova, Napoli, Pisa, Firenze, Venezia, Bologna e naturalmente Roma: non vogliono, dicono, porre fine ad una esperienza didattica che conserva la scuola elementare italiana al sesto posto nelle graduatorie mondiali, fatta di laboratori, recupero dei bambini svantaggiati, gite formative. Il ricorso al tribunale non si limita soltanto a Parma: lo scorso 16 marzo è stato depositato al Tar del Lazio un ricorso proprio contro la circolare che determina le iscrizioni, presentato da 1500 insegnanti e genitori; nello stesso giorno anche l'assessore alla Scuola di Bologna ha annunciato una iniziativa simile; sempre al Tar del Lazio, a gennaio, si sono rivolti due associazioni di maestri e genitori convinti che la legge 133, ovvero la riforma Gelmini, sia palesemente incostituzionale poiché l'organizzazione scolastica spetta esclusivamente alle Regioni mentre lo Stato può stabilire soltanto dei principi generali.
Le maestre sono assunte con un contratto da ventiquattro ore, ventidue di insegnamento e due di programmazione didattica. La riforma le costringerà a tappare i buchi che rimangono, un patch-work educativo che nuocerebbe agli alunni. «In realtà non esisterà il maestro unico, ma un maestro prevalente con una serie di maestri-satellite che presteranno servizio qua e là per garantire l'orario» commenta Roberti.
Le insegnanti segnalano un ulteriore pericolo: la riforma entrerà in vigore a fine estate soltanto nelle classi prime, ma l'eliminazione delle compresenze automaticamente influenzerà le altre quattro classi e dunque a partire dal 2009/2010 la scuola elementare italiana verrebbe rivoluzionata.
L'unico dato positivo viene fornito dalla ministra in persona, proprio ieri: I tagli nella scuola scenderanno da 42mila a 18mila in quanto 31mila insegnanti sono andati in pensione.