Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Rassegna stampa » Nazionale » «Non dobbiamo far perdere neanche un giorno ai nostri studenti»

«Non dobbiamo far perdere neanche un giorno ai nostri studenti»

Remo Morzenti Pellegrini, rettore di Bergamo e presidente della Conferenza dei rettori della Lombardia, che vede nelle sperimentazioni di questi giorni una «prova generale» per il futuro

25/03/2020
Decrease text sizeIncrease text size
Il Sole 24 Ore

Eugenio Bruno

«Il coronavirus ha dato il via al più grande esperimento di online education mai visto». A dirlo è Remo Morzenti Pellegrini, rettore di Bergamo e presidente della Conferenza dei rettori della Lombardia, che vede nelle sperimentazioni di questi giorni una «prova generale» per il futuro.

Come arrivano gli atenei lombardi a questa prova di inventiva e autorganizzazione dovuta all’emergenza?

La necessità di limitare il contagio e di ridurre gli assembramenti, rendendo possibile, alla luce di queste indicazioni, il servizio pubblico, vede in prima linea anche i rettori, i quali devono coordinare le rispettive università affinché siano in grado di erogare un tipo di didattica diversa da quella tradizionale, una online education, ossia una didattica a distanza. È esattamente quello che abbiamo iniziato a fare nei giorni scorsi. La ragione è piuttosto semplice: abbiamo la responsabilità e il dovere, anche morale, di far sì che, una volta rientrata l’emergenza, i nostri studenti siano laureati. Senza subire alcuna battuta d’arresto, ma, al contrario, entro luglio, quando cioè l’anno accademico sarà concluso, devono essere andati avanti con le lezioni e aver seguito il loro percorso universitario. Gli approcci degli atenei lombardi sono stati graduali e su base volontaria, ma con un’adesione da parte dei docenti e degli studenti che aumenta di giorno in giorno. Siamo in stretto contatto giornaliero tra di noi rettori e ci confrontiamo su tutto, in modo particolare sulla didattica on line, sulle tesi e sugli esami.

Quali iniziative sono state messe in pratica nei giorni scorsi?

A fronte di un limite oggettivo, attraverso la tecnologia abbiamo individuato in questi giorni un’opportunità per ripensare le lezioni, le sessioni di laurea, gli open day e anche lo smart working, che coinvolge gran parte del personale tecnico-amministrativo. Tutti gli atenei, attraverso la propria piattaforma di riferimento, sono partiti con tantissimi corsi on line che assicurano l’operatività generale. Questo evento, per quanto allarmante e angosciante sia, non ci ha paralizzato né, tanto meno, ci ha fatto perdere di vista che le crisi, le difficoltà che stiamo vivendo si possono superare soltanto se le affrontiamo con lucidità, con raziocinio e con l’aiuto della tecnologia. Stiamo mettendo un atto una sorta di prova generale, che si trasformerà in qualcosa di duraturo, in qualcosa cioè che rimarrà come un patrimonio nel ripensare l’offerta formativa e il modo di fare università. Nonostante la sospensione dell’attività didattica, tuttavia i nostri atenei rimangono aperti, erogando a oggi on line oltre il 60% degli insegnamenti con un ampio coinvolgimento degli studenti e con ampi margini di incremento. Abbiamo anche deciso, su impulso della Regione, di anticipare le sedute di laurea di scienze infermieristiche quale immediato contributo del sistema degli atenei della Lombardia all’emergenza sanitaria ancora in atto.

Che tipo di supporto vi aspettate dal ministro Manfredi e dal governo?

Sono in contatto con il ministro fin dal primo giorno della crisi, sentendolo anche più volte al giorno. Ci aspettiamo che il confronto costante che abbiamo avuto e che abbiamo continui per tutta la durata dell’emergenza. E che si tratti ovviamente di un confronto costruttivo, che ci permetta di organizzarci per dare risposte chiare e univoche ai nostri studenti e alle loro famiglie. Abbiamo altresì bisogno che ci venga dato un supporto per la piattaforma utilizzata per erogare la didattica a distanza e che il ministro e il governo adottino misure adeguate affinché gli atenei non vadano in ordine sparso, ma abbiamo comportamenti comuni. Al tempo stesso, però, abbiamo soprattutto bisogno di flessibilità di azione, nonché la possibilità, per esempio, di organizzare a pieno regime un nuovo calendario accademico e da subito le discussioni di laurea secondo modalità alternative, di farle cioè per via telematica. È così che, almeno per quanto riguarda la prossima sessione straordinaria di marzo, faremo all’Università di Bergamo, dove nel dipartimento di Giurisprudenza ho deciso di presiedere io direttamente tutte le commissioni di laurea, come segno simbolico e concreto di vicinanza agli studenti, impegnandomi a organizzare poi per questi studenti, il prima possibile, un momento celebrativo.