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Scuola, concorso professori 2018: come acquisire i 24 crediti necessari per partecipare

In base ad uno dei decreti attuativi della Buona scuola, ogni aspirante docente dovrà conseguire 24 crediti in materie didattiche: chi non si è ancora laureato potrà farlo gratuitamente, per gli altri ci sarà un tetto massimo di spesa di 500 euro

11/08/2017
Corriere della sera

Valentina Santarpia

Mentre ancora non sono stati assunti tutti i docenti abilitati dall’ultimo concorsone, che prevede una graduatoria valida tre anni, arrivano già le nuove regole per il prossimo concorso, che sarà bandito nel 2018. Saranno 24 i crediti formativi nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle materie didattiche che i candidati dovranno presentare al momento dell’iscrizione: a spiegare come acquisirli è un decreto firmato oggi dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. I crediti potranno essere conquistati in forma curricolare, aggiuntiva o extra curricolare: in pratica, potranno essere parte del percorso di studi che si sta svolgendo o anche essere frutto di corsi e attività extra. L’obiettivo è calmierare i costi: fin troppo noti sono gli effetti della gara tra aspiranti insegnanti per accalappiarsi punti in graduatoria, a suon di corsi strapagati. Adesso chi è ancora all’università potrà integrare il suo piano di studi con queste materie necessarie per partecipare al concorso, gratuitamente. Chi invece è già laureato e deve integrare gli esami potrà farlo pagando al massimo 500 euro, che saranno ridotti in proporzione al reddito e al numero di crediti da conseguire.

Le materie

I crediti potranno essere acquisiti esclusivamente presso enti interni al sistema universitario o dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Si potranno acquisire per modalità telematica un massimo di 12 crediti. Sei crediti dovranno necessariamente essere acquisiti in ciascuno di almeno tre di questi ambiti disciplinari: 1) pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; 2) psicologia: 3) antropologia; 4) metodologie e tecnologie didattiche. Potranno essere riconosciuti anche i crediti conseguiti nell’ambito di master, dottorati di ricerca, scuole di specializzazione. Si tratta di «un nuovo modello di reclutamento e formazione iniziale che punta ad evitare che si formino nuove sacche di precariato, ad offrire orizzonti temporali certi e un percorso chiaro fra concorso e immissione in ruolo alle giovani e ai giovani che vogliono insegnare, e a garantire l’elevata qualificazione del percorso di formazione delle future e dei futuri docenti», commenta Fedeli.

La fase transitoria

In fase di prima attuazione delle novità, per favorire le studentesse e gli studenti in questo periodo transitorio, il numero degli esami riconosciuti presso i diversi settori scientifico-disciplinari è stato molto ampliato. Col tempo, la platea verrà probabilmente ristretta. La fase transitoria guarda anche a chi già insegna da tempo: il requisito del possesso dei 24 crediti non è previsto per i docenti già abilitati e quelli che, pur non essendolo, hanno comunque maturato almeno tre anni di servizio come supplenti.