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ScuolaOggi: Qualità delle scuola: organici e tutele dei suoi lavoratori

di Anna Fedeli, segreteria Flc Cgil del Lazio

19/05/2009
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ScuolaOggi

I tagli economici sono il motore della finta Riforma Gelmini. Ma più forte è la spinta ideologica di questo governo che va verso una società caratterizzata da forti differenze sociali come negli anni sessanta. Un passo indietro nel tempo e non solo.

I provvedimenti della riforma Gelmini hanno una forte ricaduta sugli organici con conseguenze inevitabili sulla qualità della scuola primaria e secondaria di primo grado e non solo.

Il risultato delle iscrizioni alla scuola primaria dà per sconfitto il modello delle 24 ore. Le opzioni delle famiglie hanno dimostrato che c’è una società civile che chiede alla scuola tempi distesi e qualità del piano dell’offerta formativa. E questo va in controtendenza rispetto alle politiche governative.

Nel Lazio il modello a 24 ore ha riportato una adesione dell’1%. Nella città di Roma il modello del tempo pieno è quello più richiesto e in tempi di precarizzazione del lavoro, questa scelta delle famiglie poteva essere scontata, vista la complessità sociale della città. Ma il dato più eclatante è quello che viene dalle altre provincie del Lazio e dai piccoli centri di provincia, dove spesso, anche per la mancanza della mensa non garantita da tutti i comuni, il tempo richiesto dalle famiglie è stato, a partire dalla legge 148/90, quello delle 27 ore, in turno antimeridiano. In queste realtà, oggi, le famiglie hanno optato per le 30 ore o per il tempo pieno, persino là dove si sapeva che i comuni sarebbero stati impossibilitati a fornire il servizio mensa.

Il lavoro svolto con il gruppo regionale del Lazio della scuola primaria e le molte iniziative svolte nei territori romani hanno messo in luce che l’organico per l’anno scolastico 2009-2010 ha una connotazione a macchia di leopardo, con una media di 2 posti in meno per scuola, con la penalizzazione ulteriore di quelle scuole dove c’è stata una contrazione di iscrizioni che si attesta sulla perdita di 3 posti per ogni classe non riformata. E’ una condizione generalizzata su tutto il territorio nazionale.

Il problema che le scuole e i dirigenti scolastici devono affrontare è se sia meglio accontentare tutte le richieste di prolungamento di orario o fare un tentativo per salvare la modularità e quindi il più possibile le compresenze.

La soluzione sta nel valore che in ogni realtà scolastica viene dato alle compresenze e quindi alla scuola inclusiva che è il fiore all’occhiello dell’Istruzione italiana.

Soltanto la collegialità del lavoro, la condivisione dei piani dell’offerta formativa da parte del team è garanzia di una scuola che non si limita alla didattica del gesso e della lavagna ma di una scuola che vuole mantenere una attenzione costante verso ciascuno studente.

Il mantenimento della compresenza nel modulo come nel tempo pieno rappresenta una delle strategie che consentono di continuare su questa strada. Il cosiddetto spezzatino di orario, che rappresenta oggi la filosofia dell’amministrazione scolastica per quanto riguarda l’organico e l’organizzazione didattica, va contrastata se vogliamo continuare ad avere una scuola di qualità

Negli incontri con i docenti e nei gruppi di lavoro anche ristretti è emerso il risvolto contrattuale che la legge 169 e le sue appendici vogliono rimettere in discussione e che sono:

• le supplenze sono regolamentate dall’articolo 28 comma 5 del CCNL del 2007 che affida al collegio dei docenti la scelta della gestione delle ore eccedenti, la supplenza non fa parte della funzione del docente a tempo indeterminato;

• l’orario di insegnamento è regolamentato sempre dall’articolo 28 che non parla di orario spezzato, come molti dirigenti stanno proponendo in questi giorni ai collegi per far vedere che non si creeranno disagi agli allievi e alle famiglie;

• l’organizzazione del lavoro è regolamentata dalla contrattazione delle RSU, come recita l’articolo 6 comma F, che recepisce l’organizzazione didattica presente nel Piano dell’offerta formativa;

• ’autonomia dell’insegnante è costituzionalmente definita, ma il rischio è che si parta dai libri di testo per arrivare a “ Lezioni” predefinite per reggere l’orario spezzatino ed abbassare la qualità dell’istruzione.

La scadenza del contratto prevista per il prossimo 31 dicembre richiede la necessità, fin d’ora , che siano individuati gli aspetti e le tutele irrinunciabili a garanzia dell’esercizio della professionalità dei docenti.

La qualità della scuola italiana passa anche per il rispetto contrattuale dei suoi lavoratori.