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Scuole aperte d’estate ma senza professori

La ministra all’Istruzione illustra il piano: i docenti non saranno coinvolti con l’insegnamento

12/06/2017
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La Stampa

Flavia Amabile

I professori possono stare tranquilli, il piano allo studio del Miur per tenere le scuole aperte anche in estate non li coinvolgerà. Lo ha precisato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli nel corso di un dibattito alla festa di Radio Popolare a Milano. 

«Non ci si può confondere parlando di scuola aperta d’estate, e chi lo fa conosce molto poco la scuola italiana. Non c’è solo l’anno scolastico, ci possono essere attività con associazioni o altri soggetti ma tutto questo non c’entra con la docenza. Quindi non ci saranno docenti in estate». 

Il ministro ha spiegato di aver ricevuto «segnalazioni sull’esigenza di rimettere al centro la scuola anche in estate» e quindi «sto valutando come fare e come costruire risposte più forti. Resto però convinta che adesso in questo periodo il ministro abbia altre priorità. Una - ha concluso - è quella di accompagnare le otto deleghe in attuazione» volute dal ministro alla legge 107 sulla Buona Scuola.  

Il piano infatti è allo studio degli uffici tecnici del ministero ma vedrà la luce soltanto quando saranno superate tutte le difficoltà che finora hanno impedito all’idea di trovare attuazione nonostante i numerosi tentativi. «Fare lezione in estate è difficile, se non impossibile, soprattutto al Sud dove le temperature sono quelle che conosciamo tutti e le aule non hanno di certo l’aria condizionata. Queste idee sono perfette per l’Europa del Nord non per una larga parte dell’Italia», spiega Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti.  

Nel frattempo, però, le scuole fanno di tutto per restare comunque aperte. «Aderiamo a tutte le possibilità», spiega Rosamaria Lauricella preside dell’istituto comprensivo Valente di Roma. Vale a dire i bandi del comune, quello del Miur dello scorso anno, quello di quest’anno. Con il progetto “Scuola al centro” il Miur lo scorso anno ha investito 10 milioni di euro riuscendo a tenere aperte in modo gratuito per le famiglie 400 istituti in quattro grandi città italiane dove c’era alto rischio di dispersione scolastica: Palermo, Napoli, Roma, Milano. Lo scorso autunno ha voluto andare avanti e proporre la seconda puntata del progetto ma stavolta estesa a tutta l’Italia. Stavolta sono stati previsti fondi per 240 milioni di euro che hanno l’obiettivo di permettere le aperture pomeridiane e in orari extra scolastici in 6mila scuole, il 72,4% delle 8.281 presenti in Italia «offrendo in tutta Italia ai ragazzi coinvolti un arricchimento del percorso formativo e garantendo alle famiglie e al territorio un presidio di contrasto alla dispersione scolastica e di recupero delle sacche di disagio sociale», come spiegano dal ministero. 

In realtà l’estate è arrivata ma ancora non c’è traccia dei fondi promessi alle scuole che ne hanno fatto richiesta. «Arriveranno al massimo fra dieci giorni- assicurano al Miur - sono state soltanto previste proroghe per concedere anche alle aree terremotate la possibilità di partecipare».