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CGIL, FLC, FILT e FP della Calabria chiedono un confronto urgente con la Regione sull'avvio dell'anno scolastico

Necessario istituire un tavolo tecnico per individuare misure di protezione, prevenzione e organizzative.

11/06/2020
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A cura della FLC CGIL Calabria

A settembre, nella nostra regione, 34.000 docenti e 274.473 studenti, dei quali 8.143 con disabilità, dovranno riprendere l’attività scolastica in presenza. Le modalità di tale ripresa, contenute nel documento del COMITATO TECNICO SCIENTIFICO del Dipartimento della Protezione Civile, vengono esplicitate attraverso l’attuazione di misure demandate al decisore politico.

Le misure sono di carattere generale e necessitano di una precisa contestualizzazione al fine di poterne garantire la realizzazione per consentire un avvio dell’anno scolastico 2020/2021 in totale sicurezza. Si tratta di azioni precise e mirate, che richiedono tempo, risorse e una precisa organizzazione che parte proprio dalla specificità di ogni singolo posto di lavoro.

In primo luogo, la garanzia dei diritti costituzionalmente previsti al fine di esercitare il proprio ruolo di studente o lavoratore in un contesto “normale” e sicuro, dove la tutela della salute, del diritto allo studio, della mobilità verso e dai posti di studio e di lavoro, della sicurezza degli edifici, della connettività e del supporto tecnologico rientrino fra le priorità dell’azione di un governo regionale.

La didattica a distanza, nonostante le non poche difficoltà riscontrate nella nostra regione, prevalentemente dovute alla disomogenea copertura della banda larga e all’assenza di strumenti informatici adeguati, soprattutto per le fasce sociali più deboli, ha solo in parte e in maniera insufficiente risposto ai bisogni formativi degli studenti calabresi. Ciò la rende, oltre che impraticabile in moltissime situazioni dovute anche alle condizioni socio economiche delle famiglie, insostituibile alla didattica esercitata in presenza.

È del tutto evidente che la qualità dei processi di apprendimento e dei contesti nei quali essi dovranno riprendere la loro funzione è tutta legata alla capacità dell’azione che si decide di mettere in campo.

Una qualità di azione, quindi, che se prima dello scoppio della pandemia era ritenuta necessaria per rispondere alle gravi criticità del sistema educativo, dell’edilizia scolastica, della sicurezza e della rete dei trasporti all’interno della regione, oggi assume un ruolo fondamentale per poter ripartire nel modo più normale possibile dopo questa pausa i cui effetti non hanno fatto altro che aumentare le disuguaglianze fra le persone.

L’esperienza della pandemia ha costretto tutti gli Enti pubblici, obbligati alla continuità di erogazione dei servizi, a riorganizzare in poco tempo le proprie attività, esercitando in presenza quelle indifferibili e attivando le altre con una modalità ordinaria in remoto (smart working, anche se di questa non ha avuto tutte le connotazioni previste dalla norma).

Essa ha messo in luce la potenzialità di rinnovamento dei servizi pubblici, nonostante le resistenze di molta parte della dirigenza. Il Ministro della Funzione pubblica ha chiaramente espresso l’indirizzo di voler proseguire sulla strada del rinnovamento, consolidando le percentuali di attività in smart working, non solo per assicurare le misure sulla sicurezza sanitaria, ma anche in ragione di una maggiore efficienza e semplificazione.

Nel merito, riteniamo che tale evoluzione richieda una vera e propria regolamentazione contrattuale, ma anche un ripensamento dell’organizzazione del lavoro che può e deve riguardare anche gli Enti della Calabria.

Per questa via sarebbe possibile attuare una vera e propria modernizzazione dei servizi ed un cambio culturale riguardo l’idea di prestazioni erogate dal pubblico, da cui il cittadino potrebbe ricavare vantaggi in termini di semplificazione e prossimità del servizio, dato che per smart working s’intende la possibilità di lavorare con una organizzazione flessibile: dal proprio domicilio, in presenza, ma anche da luoghi diversi dalla tradizionale sede, lavorando per obiettivi.

In una regione come la Calabria, con grandi problematiche di mobilità che saranno probabilmente aggravate dalle limitazioni degli spazi sui mezzi pubblici in conseguenza delle misure di sicurezza dovute al Covid 19, si potrebbe ripensare al modello di erogazione dei servizi pubblici con una riorganizzazione caratterizzata da una consistente digitalizzazione, l’avvio di un vero smart working, come i modelli più innovativi, una rinnovata prossimità territoriale dei servizi basata su una organizzazione del lavoro fortemente flessibile, concordata con le rappresentanze sociali, al fine di conseguire quel punto di equilibrio che possa garantire i diritti dei cittadini e dei lavoratori, rendendo efficienti le prestazioni e soddisfatti gli utenti.

In tale cotesto è certamente necessario un ripensamento anche dei servizi di trasporto pubblico locale che già prima della crisi pandemica presentavano non poche carenze e criticità e che, nel più breve tempo, devono essere potenziati e riorganizzati sulla necessità di rispondere alla garanzia di sicurezza e alla domanda di efficienza riguardo le esigenze dei lavoratori degli enti pubblici, cosi come dei cittadini che hanno necessità di accedere a quei servizi, stabilendo anche la rimodulazione degli orari degli enti e dei mezzi di trasporto.

Riteniamo per queste ragioni necessario avviare un confronto urgente con la regione Calabria al fine di istituire un tavolo tecnico il cui compito dovrebbe essere quelle di individuare misure di protezione, prevenzione e organizzative in grado di rispondere alla complessità del periodo che ci attende.

Angelo Sposato, CGIL Calabria
Nino Costantino FILT CGIL Calabria
Mimmo Denaro, FLC CGIL Calabria
Alessandra Baldari, Funzione Pubblica CGIL Calabria