Testo CCNL Istruzione e Ricerca

Home » Notizie dalle Regioni » Lombardia » La scuola non è un servizio a domanda individuale. Regione Lombardia approva mozione pericolosa e contro l’autonomia delle scuole

La scuola non è un servizio a domanda individuale. Regione Lombardia approva mozione pericolosa e contro l’autonomia delle scuole

FLC CGIL Lombardia: a rischio la natura della scuola pubblica e pericolosa avanzata di crociate ideologiche.

04/12/2018
Decrease text sizeIncrease  text size

A cura della FLC CGIL Lombardia

Ora sappiamo a chi si ispira il Ministro dell’Istruzione con la nota emanata il 20 novembre u.s.  in relazione al Piano Triennale dell’Offerta formativa e al consenso informato. Questione delicata che investe il rapporto scuola-famiglia.

Nota a cui hanno risposto, immediatamente ed unitariamente, le organizzazioni sindacali nazionali.

Regione Lombardia (Consiglio Regionale) del 6 novembre ha approvato, a maggioranza, una mozione in netto contrasto con la Costituzione e l’autonomia scolastica in essa garantita. Tale mozione stravolge il ruolo della scuola pubblica così come delineata dalla Costituzione, pretendendo di trasformarla in un servizio a domanda individuale, nel quale le scelte pedagogiche della comunità professionale dovrebbero essere condizionate dai singoli progetti educativi delle singole famiglie.

Un pensiero che, benché probabilmente gradito a chi pretenderebbe di indicare alle istituzioni scolastiche cosa insegnare e come, contrasta nettamente con i principi sui quali si fonda, secondo la nostra Costituzione, la scuola laica.

Peraltro, la medesima Carta Costituzionale, riconoscendo le scuole non statali, paritarie o private, già consente alle famiglie di operare scelte precise rispetto ai singoli orientamenti.

Oltre a voler forzare il dettato costituzionale, quanti hanno votato la mozione nel Consiglio Regionale e lo stesso Ministero dell’Istruzione che ne ha sposato i contenuti, sembrano avere dimenticato (o fatto finta di dimenticare) che:

  1. la Legge 107/2015 (che, in quanto tale non è superabile né da una Circolare né da una Nota ministeriale) cita testualmente:

“ Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle  scuole di  ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al  fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all'articolo  5-bis,  comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013”. 

Ciò significa che tali tematiche non possono essere considerate né opzionali, né aggiuntive, né facoltative, ma obbligatorie per tutti gli studenti e le studentesse. Se così non fosse si realizzerebbe una violazione del recepimento della norma ivi citata.

  1. Il Piano triennale dell’Offerta Formativa, documento “costitutivo dell' identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche” che esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia, in cui è possibile l’utilizzo della flessibilità, ai sensi del Regolamento sull’Autonomia Scolastica (DPR 275/1999) per consentire l’ampliamento dell’ offerta formativa con attività che diventano pertanto obbligatorie per tutti gli studenti. La sola facoltatività che può essere esercitata dai genitori riguarda l’insegnamento della religione cattolica.

Vale la pena di ricordare che, quando i genitori iscrivono i loro figli ad una scuola è perché, proprio attraverso il PTOF - che è un documento pubblico approvato dal Consiglio d’Istituto della scuola, dove sono rappresentate tutte le componenti della comunità scolastica, conoscono l’offerta formativa che questa garantisce e condividono le scelte educative e didattiche operate delle comunità professionali che sono impegnate nell’educazione dei loro figli.

Riteniamo gravi sia la nota del Ministero che i contenuti della Mozione approvata a maggioranza dal Consiglio Regionale della Lombardia.

Invitiamo i Dirigenti Scolastici, i docenti e tutte le altre componenti degli Organi Collegiali a non farsi trascinare in crociate ideologiche e contro la natura stessa della scuola pubblica.