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All’Istituto Superiore di Sanità le bugie dell’Usb sul contratto

Il comunicato di risposta della FLC CGIL sulle infamanti affermazioni sul CCNL “Istruzione e Ricerca”.

13/04/2018
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Recentemente l’Unione sindacale di base ha fatto circolare un “riassunto” del primo Contratto “Istruzione e Ricerca” talmente pieno di mistificazioni e bugie da rasentare il penale, accompagnato da una email, se possibile, ancor più insensata.

Il sindacato che ha definito il commissariamento dell’ISS una “opportunità”; il sindacato che all’ASI firma, unica organizzazione sindacale, un contratto integrativo che abbassa l’importo della IOS per ricercatori e tecnologi, ora pensa di ergersi a paladino della ricerca pubblica e della sua autonomia! Peccato che l’unico modo in cui tenti di farlo è provando a coprire con una coltre di fango i contenuti del nuovo CCNL.

Le bugie che scrive sul contratto sono innumerevoli, e in questo breve testo ci limiteremo a smentire facilmente le più gravi, mentre per il resto diffonderemo slide e schede riassuntive, alcune già diffuse.

L’ex comparto Ricerca
Il comparto Ricerca non c’è più a seguito della riduzione dei comparti di contrattazione del pubblico impiego da 12 a 4, stabilita dal DLgs 165/01 e non da questo contratto! Usb avrebbe voluto farci confluire nel comparto dei ministeri, nei quali tecnici e amministrativi degli EPR sarebbero stati indistinguibili dagli altri, solo per evitare di perdere la rappresentatività sindacale. Nel contratto “Istruzione e Ricerca”, al contrario, è stato possibile istituire una specifica sezione dedicata alla ricerca e salvaguardare le specificità di tutti.

L’autonomia della Ricerca
Il nuovo contratto tutela esplicitamente due principi costituzionali fondamentali: la libertà di ricerca e la libertà d’insegnamento (il tema della responsabilità disciplinare era già stato trattato nel CCNL 1998-2001). Per quanto ci riguarda direttamente, all’articolo 12 comma 6 stabilisce che i ricercatori e tecnologi non sono soggetti a sanzioni disciplinari per motivi che attengano all’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività di ricerca, e, all’articolo 77 comma 5, che il personale ricercatore e tecnologo non può essere gerarchicamente subordinato alla dirigenza amministrativa per quanto attiene alla gestione della ricerca o delle attività tecnico-scientifiche. La FLC CGIL propose di inserire quest’ultima norma nello statuto dell’ISS, mentre Usb spalleggiò l’amministrazione nella indebita estensione delle prerogative della dirigenza amministrativa.

La differenziazione “brunettiana” dei premi individuali
Non si applica alla sezione Ricerca del contratto! La legge “Brunetta” escludeva già ricercatori e tecnologi, e grazie al nuovo CCNL da questo tipo di valutazione iniqua sono esonerati anche tecnici ed amministrativi degli EPR, non essendo prevista la sua applicazione nella specifica sezione della Ricerca e la relativa fonte di finanziamento.

Il personale a tempo determinato
L’articolo 80 comma 14 del contratto, che secondo Usb sancirebbe la volontà di non stabilizzare i lavoratori a tempo determinato (è forse questa l’accusa più infamante e in malafede), riporta semplicemente quanto stabilito dal DLgs 165/01, che è legge dello Stato: perché c’è forse qualcuno che ha dubbi sul fatto che in Italia, come prevede la nostra Costituzione, il reclutamento nella pubblica amministrazione può avvenire solo per pubblico concorso o per norma di legge?
Piuttosto, l’Usb ora rimpiange l’articolo 5 comma 2 del vecchio CCNL (una sorta di tenure-track), fortemente voluto dalla FLC CGIL e purtroppo disapplicato dal DLgs 150/10.

Il ruolo della RSU negli enti monosede
La norma che accresce il ruolo della RSU negli enti monosede, perseguita e ottenuta dalla FLC CGIL dell’ISS, non si applica solo a tre enti come afferma falsamente Usb, ma a tutti gli EPR monosede che sono almeno 14 (già, ma a Usb gli enti nei quali non è presente non interessano). Tra l’altro, citano a sproposito per esempio l’Istat, con 14 sedi territoriali, e il CNR, con una quarantina di RSU costituite, come Enti che resterebbero fuori da questa norma. Ce lo spieghino loro come fare a far partecipare le 40 RSU (non 40 teste, ma 40 RSU) del CNR al tavolo di trattativa nazionale!

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