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Ricerca: progetti, fondi ed autonomia

Le domande per presentare i progetti scadono il 30 settembre

09/09/2005
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Nello scorso marzo venne approvato dal Governo il Piano Nazionale delle Ricerche che prevedeva la partenza di progetti strategici in 12 aree considerate prioritarie. Negli annunzi venne affermato che sarebbero stati impiegati 1100 milioni di Euro per tali progetti.

Nel luglio scorso, con il Decreto Ministeriale 18 luglio 2005 prot. n. 1621/Ric./2005, si invitava il mondo scientifico e imprenditoriale a presentare congiuntamente idee progettuali che sarebbero state valutate per arrivare a un insieme di specifici progetti esecutivi. Nel bando si afferma di voler effettuare in tale modo “un’ampia consultazione della comunità scientifica nazionale e del sistema italiano delle imprese…”.
La scadenza per presentare tali idee è la fine di settembre.

I fondi per i progetti che deriveranno dalle idee in corso di presentazione fanno riferimento, nella grande maggioranza, al Fondo rotativo gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti in base alla legge Finanziaria ed al suo collegato chiamato sulla competitività.

Si tratta cioè solo di anticipazioni destinate alle imprese che dovranno poi restituirle. Non dovrebbero quindi essere conteggiati come fondi pubblici e non costituiscono “impegno dello Stato in ricerca” come invece la Ministra Moratti afferma arrivando in tal modo a dichiarare che si è raggiunto “lo 0,72% del PIL superando lo 0,6% della media europea” ( si veda l’articolo sul quotidiano il Messaggero del 6 settembre 2005).
Per quanto riguarda la partecipazione ai progetti del mondo della ricerca pubblica, università ed enti di ricerca, questa potrà essere finanziata solo sul fondo FIRB che vede nella legge Finanziaria una disponibilità di solo 102 milioni di Euro, un terzo dei quali, almeno nello scorso anno, sono stati dedicati a collaborazioni internazionali, prevalentemente con Stati Uniti, Israele e Giappone. La ricerca pubblica continua quindi a ricevere briciole, come del resto i bilanci degli enti e delle università mostrano con chiarezza.

Tornando al bando, coloro che stanno cercando di presentare le idee progettuali richieste si sono subito accorti che le modalità operative scelte dal Ministero sono decisamente troppo burocratiche. Occorre registrarsi e un dipartimento universitario o un istituto di un ente pubblico di ricerca lo possono fare solo dopo che si sono registrati l’università e l’ente e ciò richiede la disponibilità di chi è responsabile della registrazione al più alto livello a far conoscere il codice. Inoltre non si capisce perché occorrano firme di legali rappresentanti anche per enti di ricerca pubblici e università quando si tratta di presentare delle idee scientifiche e non di chiedere dei finanziamenti. Non esistendo oggi in Italia nessun organismo di rappresentanza della comunità scientifica ed affermando il bando che si intende attuare una consultazione ampia ogni operazione che introduce elementi di burocrazia e gerarchia ci sembrano fuori luogo e ci si attenderebbe che la valutazione avvenisse solo in base a quanto proposto ed alla credibilità dei proponenti.

Ma la storia di questo bando per idee progettuali continua poi, almeno nel CNR, con la sollecitazione del Presidente ad inviare prima della compilazione on-line la documentazione relativa al programma esecutivo del progetto in modo che il Presidente stesso possa fornire l’autorizzazione. Ma nel bando MIUR è detto con chiarezza che i programmi esecutivi verranno predisposti solo dopo che le idee progettuali saranno state approvate. Quindi il MIUR non ha chiesto nessun progetto esecutivo e il Presidente, visto che i regolamenti in vigore stabiliscono che solo può impegnare qualunque parte dell’ente, non trattandosi per ora di nessun impegno, dovrebbe limitarsi a controfirmare la proposta di idea progettuale per indicare che questa proviene effettivamente da un gruppo di ricerca del CNR che si è coordinato con altri.

Roma, 9 settembre 2005

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