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Mobilità interregionale dei dirigenti scolastici: il ministero respinge le richieste dei sindacati e conferma le indicazioni degli anni precedenti

Il confronto, aperto il 22 maggio scorso, si è chiuso con un nulla di fatto. Mobilità consentita solo alla scadenza dell’incarico triennale. Limite fino al 30% definito da ciascun USR.

28/05/2020
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Si è svolto il 27 maggio 2020 in videoconferenza, in prosecuzione della riunione avviata il 22 maggio scorso, l’incontro tra il ministero dell’istruzione e le organizzazioni sindacali rappresentative della dirigenza scolastica sulle tematiche relative all’organico dei dirigenti scolastici, al conferimento degli incarichi dirigenziali, mobilità e operazioni di assunzione mediante scorrimento delle graduatoria del concorso ordinario.

In merito a tali tematiche, come FLC CGIL nell’incontro del 22 maggio abbiamo preliminarmente sollecitato l’amministrazione a farsi parte attiva presso l’INPS affinché si proceda tempestivamente alla certificazione del possesso dei requisiti per il pensionamento d’ufficio da parte di tutti i  dirigenti scolastici che compiranno 65 anni entro il 31 agosto 2020 e di tutti coloro che, avendone i requisiti, presenteranno domanda entro il 31 maggio. In tal modo sarà possibile conoscere e quantificare tutti i posti vacanti e disponibili per le operazioni di mobilità interregionale e per le richieste di autorizzazione alle assunzioni a tempo indeterminato, evitando le criticità verificatesi lo scorso anno a seguito di certificazioni tardive e conseguente impossibilità di destinare quei posti alle operazioni di assunzione.  

Relativamente alla mobilità interregionale abbiamo poi sottolineato la necessità che, in una situazione eccezionale come quella determinata dall’emergenza COVID-19, sia aperto un tavolo politico nel quale si possa trovare una soluzione condivisa alle richieste dei dirigenti scolastici assegnati a regioni diverse da quella di residenza (dell’ultimo e dei precedenti concorsi) che hanno necessità di ricongiungersi ai loro familiari.

A tale proposito abbiamo evidenziato come attraverso lo strumento di un’intesa nazionale si potrà dare uniformità alle decisioni che ciascun USR dovrà assumere, non solo sulla mobilità ma anche sulle modalità di rientro al ruolo docente e sulla gestione delle assunzioni a tempo indeterminato dal 1° settembre 2020.

Alla richiesta di un’apertura rispetto alla mobilità interregionale, avanzata anche dalle altre organizzazioni sindacali presenti al tavolo e ripresa nell’incontro del 27 maggio, l’amministrazione, rappresentata dal Capo Dipartimento dott. Marco Bruschi, ha contrapposto un netto diniego motivato dalla presenza di un vincolo invalicabile rappresentato dalla triennalità dell’incarico dirigenziale. E’ stata respinta anche la richiesta di intervenire sulla percentuale del 30% considerata una prerogativa da lasciare alla valutazione dei direttori generali degli USR, considerato l’inevitabile impatto sulle assunzioni dal 1° settembre 2020.

La nota che fornisce agli USR le indicazioni per le operazioni di attribuzione degli incarichi dirigenziali con decorrenza 1° settembre 2020 sarà dunque pubblicata senza sostanziali variazioni rispetto agli anni scorsi.

L’amministrazione si è invece impegnata a definire in una specifica nota le modalità di riammissione in servizio dei dirigenti scolastici nel ruolo di provenienza per le quali la dichiarazione congiunta al CCNL dell’Area istruzione e Ricerca 8 luglio 2019 ha richiamato la possibilità di applicare l’art. 146 del CCNL comparto scuola 29 novembre 2007.

Il confronto si è pertanto chiuso con un nulla di fatto, deludendo le aspettative dei tanti dirigenti scolastici fuori regione che, in costanza di contratto triennale, non potranno avvalersi della possibilità di un riavvicinamento alle loro famiglie.

Riteniamo che l’accesso alla mobilità interregionale da parte di una platea più ampia di dirigenti scolastici avrebbe inoltre permesso anche ai vincitori di concorso che assumeranno l’incarico dirigenziale dal 1° settembre 2020 di affrontare con maggiore serenità l’eventuale incarico in una regione diversa da quella di appartenenza, con la prospettiva di tempi più rapidi per il ricongiungimento alla famiglia che ora, anche per loro, si fa più difficile.