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Bonus docenti: è un istituto di per sé antidemocratico e fallimentare. Va cancellato

200 milioni di euro, in quanto salario accessorio, devono tornare alla piena contrattualità. La FLC CGIL chiede in tutte le scuole l’informativa sull’entità del salario erogato a ciascun dipendente, come da contratto.

17/10/2016
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Da una nostra indagine svolta fra le RSU rappresentative di tutte le aree del Paese e degli ordini di scuola emerge che il bonus è avversato da quasi l’80% dei docenti, che esso è stato assegnato per il riconoscimento del maggior impegno in compiti organizzativi e didattici, esattamente come avviene per il FIS (Fondo dell’Istituzione Scolastica), che l’autocertificazione è stato lo strumento con cui si è rilevato e quantificato il lavoro svolto (anche qui come per il FIS).

Si conferma, dunque un principio: il bonus è salario accessorio. La sua modalità di assegnazione tramite evanescenti criteri interpretabili a discrezione di una sola persona che poi lo distribuisce a suo piacimento, non regge alla prova dei fatti.

La stessa pubblicazione di criteri e somme aggregate, di per sé procedura auspicabile di correttezza formale, non è sufficiente a dare conto dell’impiego di quelle somme.

Per avere una idea esatta di come il bonus/salario accessorio è stato assegnato occorre passare dall’informativa sindacale che metta le RSU nelle condizioni di sapere a chi e in quale entità il bonus è stato distribuito (esattamente come il FIS).

Ciò anche perché le due entità salariali retribuiscono le medesime tipologie di attività e ignorare i dettagli sull’impiego dell’una e dell’altra, non garantisce l’approccio ad una buona e successiva contrattazione (ad esempio per l’anno scolastico 2016-17).

Del resto lo stesso D.L.vo 33/2016 stabilisce che incarichi esterni ed interni devono riportare la descrizione e l’entità del salario erogato a ciascun dipendente. Ogni altra modalità di trasparenza lascia il tempo che trova.

La FLC CGIL, unitamente agli altri sindacati, persegue questa strada in ogni scuola, nella difesa di una organizzazione del lavoro in cui il contributo dei singoli sia oggetto di un patto di regole condivise e la ricaduta vada al miglioramento complessivo dell’offerta formativa. Senza nulla nascondere.

Su questo continueremo, affinché o i giudici o il Contratto mettano fine ad un istituto pensato per una scuola in cui la docenza italiana e la FLC CGIL non si riconoscono affatto.